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Apre lo sportello psicologico per vittime di condivisione di immagini intime

Contro revenge porn, sextortion e altri abusi della propria immagine in modo non consensuale

Apre lo sportello psicologico per vittime di condivisione di immagini intime Contro revenge porn, sextortion e altri abusi della propria immagine in modo non consensuale

Dal 10 ottobre esiste un luogo sicuro, di ascolto e confronto, per le oltre 2 milioni di vittime di revenge porn, quel reato regolamentato nella legge solo nel 2019 che all'inizio era considerato una forma di goliardia. Si chiama "Primo soccorso psicologico" lo sportello di supporto gratuito e aperto 24/7 per tutte le vittime di episodi di pornografia non consensuale, che potranno usufruire di 3 incontri gratuiti con un professionista per poi accedere ad un percorso di counseling personalizzato per fronteggiare i danni psicologici sia a breve che a lungo termine che certi avvenimenti possono creare nell'intimità del singolo. Ansia sociale e ansia generica, fenomeni di depressione, disturbo post traumatico, atti autolesivi e azioni suicidarie sono alcune delle sfumature che possono emergere dopo un episodio invasivo a livello intimo, che può alterare i confini della percezione personale e dell'idea del possesso della propria immagine sociale, per questo PermessoNegato e Tconsulta due associazioni che lavorano nell'ambito del contrasto della pornografia non consensuale, hanno unito le forze per creare uno strumento che fornisca un aiuto concreto alle vittime. 

In Italia il fenomeno è estremamente diffuso e in continua ascesa, senza distinzione di genere: sono circa 2 milioni le vittime, il 70% donne e il 30% uomini di cui il 13% sono membri della comunità LGBTQIA+ che vivono sulla pelle l'appropriazione delle proprie foto intime e la diffusione delle stesse in modi più o meno pubblici, che possono finire in chat create appositamente per scambiarsi foto di individui ignari o ancor peggio in circoli pornografici dove gli utenti sono incentivati ad allegare a filmati dei loro partner nome e cognome secondo il report State of Revenge 2021 di PermessoNegato. Nonostante l'ampia diffusione, il 4% degli italiani ne è stata vittima e il 9% conosce qualcuno che ha vissuto questa esperienza negativa e disturbante, un preoccupante 17% degli intervistati dai report di Cybersecurity.net crede che ancora il revenge porn non sia un reato punibile per legge. Questa fotografia di un'Italia ancora ignorante sul tema dimostra quanto sia importante continuare a parlarne anche dopo la creazione dell'articolo 612 ter che regola e punisce la “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti" appunto revenge porn ma soprattutto fornire alle vittime gli strumenti giusti in primis per denunciare, per curare quei tratti della personalità violati e per alzare la voce affinchè accadano sempre meno episodi del genere.