
L’arte di essere overdressed sta scomparendo È possibile riportare in vita lo Za Za Zu della moda?
Si dice che Oscar Wilde abbia osservato che non si può mai essere troppo eleganti né troppo istruiti. Eppure, negli ultimi anni, la moda sembra comportarsi come se non fosse d’accordo. Per gran parte della sua storia, la moda, o almeno i suoi protagonisti, è stata definita e valorizzata attraverso uno stereotipo camp molto specifico. Basta pensare al più dandy di tutti, André Leon Talley, con la sua devozione per diamanti, mantelli e taffetà; all’audacia di Donatella Versace, dalle scollature vertiginose alle fantasie audaci e appariscenti; o a Marc Jacobs, che sfoggia con orgoglio enormi unghie acriliche. Ciò che li accomuna è l’impegno nell’overdressing, ovvero vestirsi oltre il necessario, quello che l’eterna sex columnist Carrie Bradshaw della serie Sex and the City avrebbe definito la scintilla in una relazione, e ciò che oggi attribuirei alla moda stessa: lo Za Za Zu.
Cos’è l’overdressing?
Se per caso vi fosse sfuggito: l’overdressing è la gloriosa capacità di vestirsi in modo più formale, elegante ed extravagante per occasioni che non lo richiedono affatto. I classici esempi? Naomi Campbell che svolge il servizio civile indossando un abito argentato lungo fino a terra di Dolce & Gabbana. Carrie Bradshaw che si presenta a un pranzo non invitata con la moglie dell’uomo con cui ha avuto una relazione, indossando un chiacchieratissimo abito stampa giornale di Dior. Cardi B che nel 2019 si presenta in tribunale con una giacca piumata di Adrienne Landau con strascico e cappello di pelliccia. Cher Horowitz e Dionne Davenport che dominano i corridoi della scuola con completi coordinati a quadri nel film Clueless. Victoria Beckham che assiste a una partita di calcio con un abito rosa shocking e una borsa coordinata di Hermès. Finzione o realtà, l’overdressing riguarda meno il fare una dichiarazione di stile e più il comunicare sicurezza. Secondo la psicologa Stephanie Steele-Wren, si tratta di "una forma più silenziosa di autostima che rafforza l’identità percepita da chi la indossa". Ma non coltiva solo l’autostima: incoraggia anche auto-espressione, creatività, stravaganza e audacia. "Ricorda che vestirsi può essere un atto creativo, piacevole, persino un piccolo rituale quotidiano da aspettare con gioia", conclude la professionista.
@bethwilliamsstyle claiming lucky girl energy for 2026
som original -
Perché l’overdressing sta scomparendo?
Negli ultimi anni, tuttavia, l’atto di vestirsi in modo eccessivamente elegante è diventato quasi un mito urbano. I red carpet sono invasi da look sicuri e prevedibili anziché creativi, le persone sacrificano l’individualità per la conformità e persino gli stilisti sembrano evitare idee davvero entusiasmanti. Con così pochi nomi ancora fedeli a questo stile di vita, o meglio, a questo modo di vestire, sorge spontanea una domanda: perché l’overdressing è scomparso? È diventato superato? Impopolare? Scomodo? O c’è qualcosa di più profondo? A prima vista, il comfort sembra la risposta più ovvia. Dopo la pandemia di Covid-19, i consumatori hanno privilegiato sempre più la comodità nella vita quotidiana, scegliendo capi adatti a lunghe ore e alla routine domestica. Tuttavia, attribuire la scomparsa dell’overdressing solo al comfort è riduttivo. Non solo perché per alcuni può essere comunque comodo, ma anche perché molte persone,pur senza avere dove andare durante i lockdown, hanno continuato a vestirsi bene. Ciò che è cambiato davvero ha meno a che fare con la comodità e più con l’esposizione sociale.
Social media, pressione sociale e perdita dell’individualità
In un’epoca in cui i social media monitorano ogni nostra mossa, funzionando più come sistema di pressione che come semplice strumento, le insicurezze si moltiplicano. Creator e follower si sentono spinti ad abbandonare la propria identità per adeguarsi a ciò che è considerato “cool”. Le conseguenze di una deviazione possono essere drastiche: commenti crudeli, prese in giro, e vestirsi con audacia diventa motivo di derisione anziché un terreno di auto-espressione. Con il crescente desiderio di appartenere, l’individualità viene sostituita dalla conformità. Il lessico sartoriale contemporaneo parla chiaro: raffinato, minimale, controllato.
@404stargirl I call this: having fun with clothes and zero regrets #FunFashion #DopamineDressing #MaximalistStyle #Colorful #OOTD #FashionPlay #OutfitInspo #StyleWithNoRules #fashiontok #moda Tonight - PinkPantheress
Minimalismo, nostalgia e quiet luxury
Dal 2020, la scena della moda contemporanea mainstream è entrata in un ciclo quasi ossessivo di nostalgia. Il passato diventa rifugio più che rischio: hippie, grunge, goth, tutto ciò che era vecchio torna nuovo. Persino il minimalismo anni ’90 continua a proiettare la sua lunga ombra. Ma quel minimalismo aveva un fascino spontaneo: sobrio ma audace. Ed è proprio quell’equilibrio ad averlo reso leggendario. Dal 2022, però, si è trasformato in qualcosa di molto meno seducente: il cosiddetto Quiet Luxury. Con esso è arrivato il ritiro dall’eccesso, dalla provocazione e infine dal piacere di vestirsi in modo esageratamente elegante. Colori accesi e stampe audaci sono diventati troppo rischiosi. Il mondo della moda globale ha preferito un’estetica molto più semplice, in passerella, nello street style e sul red carpet. Persino le celebrità, un tempo pionieri del rischio stilistico, oggi scelgono sicurezza ed eleganza discreta invece dell’autenticità.
L’overdressing come atto radicale
Secondo la stylist sudafricana Andria Cindi, nota per il suo approccio massimalista e per il cosiddetto dopamine dressing, la sua pratica di overdressing è diminuita negli ultimi ann, anche se controvoglia. "Sto cercando di tornarci perché non mi piace sembrare anonima", ha confessato. "Amo quando i miei vestiti hanno personalità e quando il mio outfit parla per me prima ancora che io dica qualcosa". Il suo desiderio contrasta con una cultura che privilegia il minimalismo. "Per molti di noi, colore ed eccesso fanno parte del nostro modo di esistere nel mondo". Oggi l’overdressing è diventato quasi un atto radicale, irresistibile per chi vede la moda come espressione personale e non semplice conformità.
@ashamode_ Color combos you need to try!!! Save for the next time you are scared to wear bright colors !!! #maximaliststyle #colorcombination original sound - Ashamode
Il futuro dell’overdressing
Anche se la scena mainstream può sembrare monotona, Cindi invita a guardare più da vicino. "Se osservi i creator di nicchia, molti sono ancora fortemente massimalisti", suggerisce. "L’overdressing può diminuire sotto i riflettori, ma nella vita reale e nelle comunità online le persone continuano a mostrarsi per ciò che sono". La moda non è mai statica. Tra account Instagram di nicchia, designer indipendenti e comunità locali, l’arte di vestirsi in modo audace continua a prosperare. "Questa reazione dimostra che, anche se il minimalismo domina, l’auto-espressione non scomparirà", conclude la stylist con speranza. E nemmeno l’overdressing. Forse dobbiamo solo guardare in direzioni diverse.



















































