Gli abiti che lasciano scoperti i fianchi sono la nuova frontiera del desiderio fashion Tra storia, passerelle e celebrity culture, il side-hip trend si impone come micro-tendenza del momento

Gli abiti che lasciano scoperti i fianchi sono la nuova frontiera del desiderio fashion Tra storia, passerelle e celebrity culture, il side-hip trend si impone come micro-tendenza del momento

C’è sempre un momento, nella moda, in cui il corpo cambia grammatica. Non succede con un annuncio ufficiale né con un diktat esplicito, ma con una piccola deviazione semantica, una linea che si interrompe, una cucitura che si omette, un vuoto che prende il posto del pieno, una sottrazione di tessuto che sposta l’attenzione altrove. Quest’anno, quel cambio di paradigma ha una geografia precisa e inaspettata: i fianchi. Dimenticate décolleté vertiginosi e schiene scolpite (o, almeno, accantonatele per un momento), oggi l’attenzione scivola lateralmente, in quella zona tiepidamente scandalosa che fino a ieri viveva tra cintura e oblio. Benvenuti nell’era degli abiti con cut-out sui fianchi, dove il non detto diventa styling e il vuoto diventa racconto. Perché sì, il side-hip trend è tutto lì, in quell’equilibrio instabile tra controllo sartoriale e istinto voyeuristico. È un gesto preciso, quasi architettonico, che ridefinisce la silhouette senza mai dichiararla apertamente. Un gioco di tensione che, inevitabilmente, divide. E, a volte, si spinge oltre.

Hip baring e side-hips sulle passerelle SS26 e FW26: anatomia di una micro-tendenza

Se la moda è un sistema di segnali deboli che, a un certo punto, diventano impossibili da ignorare, allora le collezioni Spring/Summer 2026 e Fall/Winter 2026 rappresentano il momento in cui il segnale dei fianchi è diventato frequenza dominante. Nelle passerelle SS26, il lavoro è stato sottile, quasi insinuante. Designer come Akris, Gabriela Hearst, Carolina Herrera, McQueen o Tom Ford hanno introdotto il tema con una precisione quasi chirurgica, inserendo aperture laterali in abiti apparentemente classici, interrompendo la continuità della silhouette con gesti minimi ma decisivi. Non era ancora provocazione, ma una forma di sospensione visiva, come se il corpo venisse improvvisamente “tagliato” per rivelarne una nuova mappa. Con l’arrivo delle collezioni FW26, però, la narrazione cambia tono e intensità. Qui l’hip cleavage si fa più esplicito, ma anche più concettuale. Da Balenciaga a Courrèges, fino a Gucci sotto la direzione di Demna, il fianco diventa un elemento strutturale del progetto, non più un dettaglio decorativo. I capi si accorciano in vita, si aprono lateralmente, si drappeggiano in modo da creare veri e propri vuoti architettonici attorno al bacino. È una sensualità che non cerca più l’approvazione immediata, ma lavora per sottrazione e precisione. E in questo equilibrio tra erotismo e costruzione, tra corpo e progetto, il side-hip trova la sua legittimazione più forte evolvendo da semplice tendenza a linguaggio. 

Un breve (ma rivelatore) excursus storico

Come spesso accade, ciò che sembra nuovo è in realtà una variazione su un tema antico. I cut-out dress fanno parte di una lunga genealogia estetica che attraversa decenni e sensibilità diverse, riemergendo ciclicamente ogni volta che la moda sente il bisogno di ridefinire il rapporto tra corpo e abito. Già nella Hollywood degli anni ’30 e ’40, attrici come Lauren Bacall sperimentavano abiti che lasciavano intravedere porzioni di pelle in modo sofisticato, giocando sul confine tra eleganza e allusione. Negli anni ’60, poi, la rivoluzione visiva della Pop Art trasformò questi tagli in elementi grafici come cerchi, quadrati, aperture geometriche che punteggiavano gli abiti di Pierre Cardin e Mary Quant, trasformando il corpo in una superficie quasi artistica. Ma è negli anni ’90 che il discorso si radicalizza. Il corpo diventa manifesto, e il pelvic cutout entra nel lessico della moda con una carica erotica esplicita. Il miniabito di Julia Roberts in Pretty Woman segna un punto di non ritorno, mentre Tom Ford da Gucci costruisce un’intera estetica basata sul potere seduttivo dei tagli strategici. Parallelamente, Alexander McQueen spinge ancora più in basso il baricentro della sensualità con i suoi bumster, anticipando quella fascinazione per il bacino che oggi ritorna sotto forma di hip slit. Oggi, ciò che vediamo è una sintesi di tutte queste influenze, ma meno urlata, più analitica. Sempre profondamente consapevole della propria storia.

Oscar 2026: il trionfo (controverso) dei fianchi

Se le passerelle sono laboratori, il red carpet è il banco di prova. E agli Oscar 2026, gli side-hip cutouts hanno superato l’esame con una sicurezza quasi disarmante. Non erano la tendenza dominante, certo, ma erano ovunque servisse esserci cioè nei dettagli, nelle scelte mirate, nei look che volevano dire qualcosa senza alzare troppo la voce. Bella Hadid, in Prada, ha optato per una versione minimale del trend, un’apertura appena percettibile che però bastava a destabilizzare l’intero outfit, dimostrando quanto poco basti per cambiare la percezione di una silhouette. Kylie Jenner, invece, ha incarnato perfettamente la doppia natura della tendenza optando per una versione più controllata sul red carpet ufficiale e un’altra decisamente più audace all’after-party di Vanity Fair, dove il completo McQueen con apertura laterale trasformava il side-hip trend in dichiarazione. Keke Palmer, in Gucci, ha utilizzato il taglio sui fianchi come elemento identitario, lasciando intravedere i tatuaggi in un gioco di rivelazione che era tanto estetico quanto personale. Odessa A’Zion, in Harris Reed, ha spinto il concetto verso territori quasi teatrali, con un corsetto che si interrompeva sui fianchi per lasciare spazio a volumi fluttuanti. Potremmo citare anche Alana Haim in Louis Vuitton e Naomi Watts, che ha portato direttamente sul red carpet una visione con schiena nuda e apertura laterale appena uscita dalla passerella FW26 di Balenciaga, dimostrando che l’hip cleavage non è una questione di età, ma di attitudine. Stessa attitude condivisa anche da Renate Reinsve, in un abito rosso pomodoro dallo spacco vertiginoso firmato Louis Vuitton, e da Gwyneth Paltrow che, in Armani, ha scelto la via della trasparenza sofisticata, trasformando il cut-out dress in un esercizio di eleganza controllata. E poi, come sempre, c’è chi si spinge oltre. Avete visto l’abito color champagne sfoggiato da Devon Lee Carlson? Lo spacco asimmetrico era così profondo da mostrare non solo gamba e fianco, ma anche parte della natica, tanto che i fashionisti già parlano di “peek-a-butt”.

Hip baring, ma con metodo

Alla fine, tutto si riduce a una questione di equilibrio. Il side-hip trend non è solo una provocazione estetica, ma un esercizio di misura. Quanto mostrare? Quanto nascondere? Quanto suggerire? Termini come hip baring, hipbones peek out o persino l’irriverente “peek-a-butt” raccontano bene la natura ambivalente di questa tendenza, sospesa tra ironia e desiderio, tra consapevolezza e gioco. Non è un trend facile, né immediatamente democratico. Richiede una certa disinvoltura, una negoziazione con il proprio corpo e, non ultimo, una revisione piuttosto drastica del concetto di lingerie. Eppure, proprio per questo, funziona. Perché in un panorama in cui la moda ha già mostrato tutto, scegliere di concentrarsi su un dettaglio così specifico significa riattivare lo sguardo, creare una nuova gerarchia visiva. Gli abiti che lasciano scoperti i fianchi non sono destinati a piacere a tutti, e probabilmente non diventeranno mai un’uniforme quotidiana. Ma non è questo il punto. Quello che li rende interessanti è la capacità di spostare il discorso. Non più “quanto” mostrare, ma “dove” farlo. Sembra agire come un codice per iniziati, un segnale sottile che distingue chi osserva davvero da chi si limita a guardare. Così trasforma una porzione marginale del corpo in un nuovo centro narrativo, dimostrando che, nella moda, anche lo spazio più trascurato può diventare improvvisamente essenziale.