Cosa abbiamo imparato da La legge di Lidia Poët La prima avvocata di Italia arriva alla sua terza e ultima stagione

Si possono trarre insegnamenti da tante cose. Da un fatto di cronaca, da una storia inventata, da un personaggio reale o fittizio protagonista di un film o di una serie tv. Si può fare, a volte, anche di più. Si può imparare intrattenendosi, si può gioire di ciò che si ha appreso e lo si può fare anche alleggerendo la mente e i pensieri di fronte a un prodotto per le piattaforme. Dal 2023 fino alla sua terza e ultima stagione è stato il caso di La legge di Lidia Poët, originale Netflix creato da Guido Iuculano e Davide Orsini che si conclude nel 2026 con un totale di diciotto episodi e un racconto che ha mescolato insieme finzione e storia.

Lidia Poët: la prima avvocata italiana tra storia e rappresentazione

Lidia Poët, ormai e per fortuna, la conosciamo tutti. Prima avvocata italiana iscritta all’Albo, dopo che la sua richiesta è stata accolta e poi respinta per poter risultare appartenente alla professione solamente tempo dopo (all’età di più di sessant’anni), la protagonista della produzione di Groenlandia ha avuto in questi anni il volto e la tempra di Matilda De Angelis, che è stata capace di incorporare quel senso di sfida verso le ingiustizie mai rimasto immobile. Una figura decisa a combattere per un ideale che è riuscita ad estendere oltre il singolo e a rendere cosa comune. Un tema come la liberazione della condizione femminile promulgata non solamente dalle donne, ma da un’intera società progressista e illuminata in grado di capire che la vera indipendenza di ogni singola persona passa per l’indipendenza di chiunque, non solo degli uomini o delle persone privilegiate.

Il messaggio della serie: giustizia e libertà femminile

Fin dalla prima stagione La legge di Lidia Poët ha reso ben chiaro lo scopo della sua protagonista che, per emanazione, è diventato lo stesso del resto delle persone che la circondano. Battersi per la giustizia significa battersi soprattutto per coloro a cui troppo facilmente viene tolta e che nella sua condizione sfavorevole, ma comunque più che dignitosa di donna benestante, le ha permesso di contribuire alla difesa di molti e a cambiare la Storia. A vedere ciò che gli altri non vedevano. Ad avere il coraggio di costruire un ponte con il futuro dove altri provavano costantemente ad abbatterlo.

Perché La legge di Lidia Poët è una serie importante

Per questo è un prodotto importante La legge di Lidia Poët e per questo lo è stato per tutte e tre le sue stagioni. Ha veicolato un continuo punto di vista raccontando di una donna straordinaria e lo ha fatto cercando il tipo di narrazione più adatta per arrivare al più largo pubblico possibile. Lo ha fatto scegliendo una scrittura priva di sovrastrutture e magari non raffinatissima, facendo di ogni puntata un caso a sé per offrire al pubblico un crime investigativo le cui risoluzioni talvolta erano anche raffazzonate, ma mai seccanti o scevre nel restituire un quadro più vasto delle azioni e dello scopo di Lidia Poët: dimostrare il ruolo e il valore delle donne nella società, per lei e per tutte le altre.

Il finale della serie e il suo lascito culturale

Ed è proprio questo che la serie ci lascia con l’ultima stagione: la consapevolezza che quando diciamo che la libertà di una vale per tutte non è solamente un’espressione retorica, ma è un grido di lotta. Che c’è bisogno di qualcuno che alzi per primo la voce, che sfrutti la propria posizione per aiutare chi sembra non avere diritti e che solamente come rete si diventa una forza. E se Matilda De Angelis ha imparato dalla serie che deve stare attenta alle cose che desidera perché alle volte si avverano, pensiamo invece che debba continuare a desiderarle e anche più in grande, proprio come Lidia Poët ha sempre fatto.