
L’unico problema di Olivia Rodrigo siamo noi Dal kinderwhore delle riot grrrl all'estetica di Tumblr: perché il dibattito sull'abito di Olivia Rodrigo a Barcellona dice più di noi che di lei
Difficilmente le artiste che si inseriscono nel genere punk aspirano a essere considerate bambine oggetto del desiderio sessuale. Nelle loro moodboard non appare la Lolita di Nabokov: solitamente sono donne arrabbiate con il sistema, che tutto vorrebbero meno che assecondarne le fantasie. Se siamo sfortunati, come negli ultimi giorni, le fantasie sfociano in controversie non necessarie. A seguito della performance al Billions Club di Spotify, Olivia Rodrigo è stata accusata di sessualizzare impropriamente l’abbigliamento infantile: "Sta indossando vestiti da bambolina", scrive un utente su X in un post che raggiunge 21 milioni di visualizzazioni, "Perché non si veste da donna adulta?", rincara un altro. Qualcuno tira in ballo Epstein. Qualcuno usa la parola "pannolino". Questi “qualcuno” forse non sanno cosa sia il trend kinderwhore, né quale sia la storia dei cosiddetti babydoll dress.
L'evoluzione dello stile caratteristico di Olivia Rodrigo
Il capo d’abbigliamento incriminato è un miniabito del brand francese Generation78, con stampa floreale, maniche a palloncino e cristalli sul collo, indossato con un paio di shorts arricciati e anfibi al ginocchio. Per il lancio del suo nuovo album, you seem pretty sad for a girl so in love, la classica uniforme di Olivia Rodrigo è stata declinata in una variante anni ’60, come dimostra l’abito rosa con colletto Peter Pan indossato nella copertina dell’album. Eppure, non c’è niente di inspiegabile in questa scelta. Ogni artista costruisce un'estetica visiva coerente con la musica che sta per pubblicare: Taylor Swift è passata dai cardigan ai lustrini dell'Eras Tour; Billie Eilish dallo streetwear oversize agli abiti da Marilyn Monroe di Happier Than Ever. È da ricordare che Olivia Rodrigo ha costruito la propria immagine artistica su un’estetica leziosa fin dal suo esordio nel 2021. Le stylist di Olivia Rodrigo, le sorelle Chloe e Chenelle Delgadillo, appassionate di moda vintage, si sono ispirate agli archivi di Miu Miu e Marc Jacobs per realizzarne lo stile femminile, divertente, con un’attitudine rilassata e leggermente sfatta. È uno stile che, come d’altronde la sua musica, parla a una sensibilità femminile, ad un pubblico che si riconosce in quegli abiti e nella figura della giovane chitarrista sfrenata.
@losthollywoodvintage The baby doll dress! Where did it originate? Why the uproar and the history of the dress from the 1900s. #oliviarodrigo #thebabydolldress #fashionstatement #rebelion #vintageshopowner original sound - Aubrey Cooke
La storia dell'abito babydoll che ha fatto scandalo su Olivia Rodrigo
Il termine “babydoll dress” non nasce nemmeno in relazione all’abbigliamento per l’infanzia, bensì è legato all’abbigliamento da camera femminile. È stata Sylvia Pedlar a rispondere al razionamento di tessuti della seconda guerra mondiale, tagliando le tradizionali camicie da notte al ginocchio e inaugurando lo stile fresco e moderno che oggi conosciamo. Solo nel 1956, con il debutto nelle sale del film Baby Doll di Tennessee Williams, il titolo diventa sinonimo dello svolazzante abito da camera indossato dalla protagonista. Etichetta che non è mai piaciuta nemmeno alla sua creatrice, ma questa è un’altra storia. Diventato popolare grazie a Jane Birkin, Twiggy e Brigitte Bardot, è negli anni Novanta che questo capo assume un significato politico: Courtney Love e Kat Bjelland, prima di trovare fama rispettivamente in Hole e Babes in Toyland, condividevano un guardaroba fatto di babydoll dress, colletti Peter Pan, calze a rete strappate e rossetto sbavato. Il giornalista di Melody Maker, Everett True, definì quell’estetica “kinderwhore” nel 1993, un portmanteau del termine tedesco per “bambino” e dell’inglese “whore”. Il termine non è privo di associazioni scomode: come scrisse il professore di moda Malcolm Bernard, il look rappresentava "una forma di rovesciamento" che mescolava due identità già svalutate nella società, la bambina e la prostituta, proponendo "un modello radicale e sfidante di femminilità".
Come il movimento Riot Grrrl ha rivendicato l'estetica femminile
Come riporta Dazed, in un’intervista a Rolling Stone del 1994, Courtney Love spiegò chiaramente come l’adesione alla moda kinderwhore non volesse risultare attraente e sensuale, bensì ironica. In mano alle riot grrrl, il babydoll diventava una presa in giro dell'innocenza coatta imposta alle donne e una rivendicazione della sessualità femminile come cosa propria. Rimossa dal contesto domestico e sbattuta sul palco con forza, l’iperfragilità femminile dei babydoll è macchiata dalla violenza sessuale che permea i testi. Tra la fine degli anni Duemila e l'inizio degli anni Dieci, l'estetica babydoll si è depositata su Tumblr, abbinata a choker e collant di pizzo, diventando il linguaggio visivo di un'intera generazione di comunità alternative online. "Amo l’idea dell’abito babydoll", ha raccontato a Vogue la Rodrigo. "Ricordo da piccola le foto di Courtney Love e Kat Bjelland di queste riot grrrl band punk con i loro babydoll dress, indossati con totale sicurezza".
@oldloserinbrooklyn Olivia Rodrigo, babydoll dresses and morality policing via fashion. #oliviarodrigo #babydolldress #fashiontrends original sound - Mandy Lee
Perché il dibattito su Olivia Rodrigo riflette un'ansia collettiva
La vicenda può essere letta in due modi. Da un lato, la logica dei critici da tastiera, per cui un abito con maniche a sbuffo e orlo corto evochi fantasie inappropriate, è la stessa che da secoli si usa per controllare i corpi delle donne. Un atteggiamento simile si riscontra quando abiti molto femminili vengono ricondotti all’estetica tradwife. Come se un capo d'abbigliamento avesse il potere di influenzare il comportamento altrui. D’altro canto, come sottolinea Harper’s Bazaar, sorvegliare l’auto-rappresentazione di Olivia Rodrigo sembra un tentativo di contrastare la sensazione di impotenza di fronte a crimini spesso impuniti. La paura verso i crimini sessuali è talmente in-elaborata da trasformarsi in allarme al minimo stimolo visivo: un colletto Peter Pan, una gonna corta, un'estetica che vagamente evoca l’infanzia su una ragazza. Non è indignazione morale, è angoscia collettiva che non distingue tra criminale e cantante ventitreenne che si veste per le sue fan. Forse varrebbe la pena chiedersi perché sia così difficile tenere separate le due cose e cosa dice di noi il fatto di non riuscirci. La risposta, comunque, non la troveremo nell'armadio di Olivia Rodrigo.
