
Cosa ti sei perso al Festival del Ciclo Mestruale 2026 Il nostro talk, ma anche un sacco di altre cose
Quest'anno, nss G-Club è stato partner media del Festival del Ciclo Mestruale, format arrivato ormai alla quinta edizione che ogni primavera avviene a Milano, nella cornice del Rob de Matt, organizzato da Eva in Rosso. Quest'anno, si è tenuto dal 22 al 24 maggio, con un palinsesto vario e completo dalle 12 alle 20 tutti i giorni. Si sono alternati talk, workshop, laboratori, dibattiti, danze e canti, momenti di comunità e condivisione, DJ set e momenti teatrali. Il tema di quest'anno? Eco, una voce che si spande e di conseguenza la comunicazione e le parole giuste da usare quando si parla di temi come salute mestruale e riproduttiva, diritto alla maternità, dolore, paternità contemporanea e molto altro.
Il Festival del Ciclo Mestruale e nss G-Club insieme per parlare di come si parla di ciclo mestruale
Il nostro intervento, oltre a una programmazione precedente ad hoc nata e ideata con le organizzatrici del Festival lato social e web che ha risposto a domande "scabrose" sulla gestione del sangue e del sesso durante le mestruazioni, si è cristallizzato in un talk, l'ultimo dell'edizione. Sono intervenute, insieme alle moderatrici Mariachiara Tirinzoni (ricercatrice, speaker e socia Eva in Rosso), Rebecca Tempestini (Psicologa clinica e terapeuta sessuale) e Priscilla Lucifora (giornalista e responsabile editoriale di nss G-Club) anche e soprattutto Ginevra Bonina (foto reporter), Donatella Fiacchino (psicologa e sessuologa clinica), la content creator Sally Saccarola, Francesca Nava, rappresentante di Italy Needs Sex Education e Beppe Salmetti, autore e speaker.
Insieme, hanno discusso delle modalità in cui si comunica il ciclo mestruale e temi "spinosi" come il coinvolgimento dei più giovani, l'inquinamento dell'informazione sui social network, l'educazione che passa da scuola e famiglie, come comunicare il ciclo anche agli uomini e come le mestruazioni coinvolgano tutte le persone con il ciclo, sia mentalmente che fisicamente, e anche quelle che non mestruano ma che si interfacciano tutti i giorni con quelle che, invece, lo fanno. La conclusione, aperta e inframmezzata da contributi arrivati dal pubblico, è stata semplice ma sfidante: un invito a vivere la complessità, a ibridare le modalità, a colpire vergogna e imbarazzo, disinformazione e tabù da tutti i lati e con tutti i mezzi, ma sempre con le parole giuste.
























































