
L’Italia arretra ancora sui diritti LGBTQIA+ Lo dice la Rainbow Map 2026
L’Italia è scesa al 36° posto nella Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe, una delle principali classifiche europee che analizzano il livello di tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ nei 49 paesi del continente. La Rainbow Map misura leggi, protezioni giuridiche e politiche concrete di una determinata nazione. Si parla quindi di dati oggettivi e non percezioni personali, come una certa parte delle istituzioni vorrebbero far pensare.
Come funziona la Rainbow Map di ILGA-Europe
La metodologia utilizzata da ILGA-Europe prende in considerazione decine di criteri legati all’uguaglianza e alla non discriminazione, al riconoscimento delle famiglie, alla tutela contro i crimini d’odio, ai diritti delle persone transgender e intersex, alla libertà della società civile e al diritto d’asilo. Ogni Paese riceve un punteggio basato esclusivamente sulle proprie norme e sulle garanzie effettivamente riconosciute ai cittadini. La fotografia che emerge per l’Italia è quella di un Paese fermo da anni, incapace di stare al passo con il resto dell’Europa sul terreno dei diritti civili.
La situazione nel resto dell'Europa
Mentre Paesi come la Spagna, il Belgio, Malta o l’Islanda continuano a rafforzare le proprie legislazioni su matrimonio egualitario, adozioni, autodeterminazione di genere e contrasto alle discriminazioni, l’Italia resta bloccata in un dibattito politico che tratta ancora i diritti LGBTQIA+ come una questione ideologica da discutere, invece che come diritti umani da garantire. È questa la vera distanza che si sta creando tra il nostro paese e gran parte dell’Europa occidentale.
Cosa ci dicono i dati sulla situazione della comunità LGBTQ+ in Italia
Secondo i dati ufficiali della Rainbow Map, l’Italia continua a non riconoscere il matrimonio egualitario, non garantisce il riconoscimento automatico della genitorialità per le coppie omogenitoriali e mantiene procedure ancora fortemente burocratiche e medicalizzate per il riconoscimento dell’identità di genere delle persone transgender. Le principali raccomandazioni rivolte all’Italia da ILGA-Europe riguardano infatti, proprio l’introduzione del matrimonio egualitario, la depatologizzazione delle identità trans e il pieno riconoscimento della co-genitorialità per tutte le coppie.
Non solo leggi: anche clima culturale e politico
Il problema italiano non riguarda soltanto l’assenza di nuove leggi ma soprattutto il clima culturale e politico che si è costruito attorno a questi temi negli ultimi anni. In Italia i diritti LGBTQIA+ vengono ancora raccontati come concessioni da negoziare, quasi fossero privilegi richiesti da una minoranza e non diritti fondamentali che uno Stato democratico dovrebbe garantire a tutti i cittadini senza distinzione. Il governo di Giorgia Meloni ha reso queste credenze sempre più reali. La classifica di ILGA-Europe mostra con chiarezza una realtà che spesso si cerca di minimizzare: l’Italia sta lentamente diventando uno dei paesi più arretrati dell’Europa occidentale sul piano delle libertà civili e molte persone si stanno abituando. Ci stiamo abituando a governi che parlano continuamente di "difesa della famiglia" mentre ignorano l’esistenza di migliaia di famiglie reali. Ci stiamo abituando a vedere le persone LGBTQIA+ trasformate costantemente in argomento di propaganda politica. Ci stiamo abituando a un dibattito pubblico in cui l’esistenza stessa di alcune persone viene continuamente rimessa in discussione, come se dignità, identità e diritti fossero temi opinabili.
Il temutissimo gender (che non esiste)
Nel report collegato alla Rainbow Map vengono evidenziati anche altri aspetti particolarmente preoccupanti, tra cui l’assenza di progressi concreti contro i crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, il rigetto da parte dell’Italia di numerose raccomandazioni ONU sui diritti LGBTQIA+ e la crescente diffusione della retorica anti-gender nel dibattito pubblico. Tutto questo contribuisce a creare un clima politico e sociale sempre più ostile, in cui i diritti civili diventano terreno di scontro identitario anziché strumenti di tutela democratica. Per anni si è cercato di raccontare i diritti LGBTQIA+ come un tema secondario rispetto ai "problemi veri" del Paese, ma i diritti non sono mai un tema secondario: perché quando uno Stato decide quali famiglie meritano riconoscimento e quali no, quali cittadini meritano protezione e quali no, quali identità debbano essere legittimate e quali invece continuamente giustificate, sta stabilendo che esistono persone più tutelate di altre. La Rainbow Map ha fotografato un’Italia che non vorremmo.























































