
Cosa vuol dire essere niche su TikTok? Identità, autenticità e l'ossessione di essere diversi online
“Avete rotto con sta moda di essere niche”: la mia for you page è stata invasa da video che riportavano frasi del genere e la curiosità di aprire la sezione commenti è stata quasi istantanea. I dibattiti che si creano tra gli utenti sono il barometro perfetto per verificare la viralità di un fenomeno o la nascita di un nuovo trend e, anche stavolta, non mi hanno delusa. Etimologicamente, la parola nicchia deriva dal francese “niche” che si riferisce a un incavo nel muro destinato a ospitare una statua. In senso figurato, e soprattutto online, essere niche significa occupare uno spazio ristretto, specifico, lontano da tutto quello che oggi consideriamo mainstream. Su TikTok, però, il termine adotta nuove sfumature. Si tratta di una performance identitaria, come spiegano bene i commenti: “Niche sono quelle persone che provano ad essere forzatamente originali, ascoltano musica sconosciuta che neanche gli piace o guardando film registrati con il tostapane e farebbero di tutto per sembrare alternativi, facendo di queste cose la loro personalità”.
Differenza tra niche e poser
Alcuni hanno paragonato le persone niche ai poser, ma gli utenti sono intervenuti subito per spiegare la differenza tra i due termini: “Niche vuol dire provare costantemente a differenziarsi dagli altri individui forzando gusti per loro fighi e sconosciuti. I poser, invece, adottano dei gusti e degli stili di vita solo per piacere agli altri”. Il termine poser nasce nelle sottoculture punk e metal degli anni '80 e, come accennato in precedenza, indica chi adotta l'estetica di un gruppo (borchie, magliette dei Joy Division, skate sotto il braccio) senza conoscerne la storia o i valori. Il poser finge per essere accettato. È una figura tragica: prova a essere diverso, ma fallisce perché manca di sostanza. Ma siamo sicuri di poterci sentire migliori di loro? Scovando nel nostro passato, a tutti sarà capitato almeno una volta di fingersi interessati ad un argomento o un tema, solo per fare colpo sulla propria crush.
La performance per la Gen Z
Qui entriamo nel territorio più moderno e insidioso. Vi avevamo già parlato del performative male: “L'evoluzione dell'hipster di ieri. Ha il mullet, i baffetti, legge Sally Rooney in metro e ha sempre un Tampax nello zaino per le amiche”. Se il poser vuole essere accettato dal gruppo, il maschio performativo vuole essere desiderato dalle donne. Lui segue un obiettivo relazionale, mentre chi vuole essere niche a tutti i costi cerca solo la distinzione pura. È una corsa agli armamenti di oscurità dove l'importante non è che una cosa sia bella, ma che nessuno la conosca. Parliamo infatti di iper-fissazione, la ricerca forzata di - ad esempio - una canzone che nessuno conosce ed il senso di superiorità che ne deriva nel parlarne a chiunque si incontri. Nell’era della performance, la vera ribellione oggi non è ascoltare solo vinili di un’artista sconosciuto, ma ammettere che ci piace condividere il nostro Spotify Wrapped senza sentirtici in colpa.
Una questione di consapevolezza
Forse, però, la vera domanda da porsi non è se siamo niche, poser o performative male, ma quanto siamo consapevoli della nostra performance. Erving Goffman scriveva che la vita sociale è una rappresentazione teatrale in cui ognuno di noi gestisce la propria immagine sulla ribalta per influenzare la percezione degli altri. Siamo costantemente impegnati in manovre difensive per non perdere la reputazione che il sociologo definisce anche "faccia". Fingere un interesse è infatti una strategia per mantenere una faccia attraente o compatibile con l'interlocutore. Piattaforme social come TikTok, hanno reso questo lavoro di performance estenuante: non recitiamo più solo davanti a una persona, ma davanti a una platea potenzialmente infinita, dove il rischio di essere smascherati (e quindi "cancellati" o derisi nei commenti) è altissimo. Proprio per questo, molti utenti auspicano un ritorno all’autenticità. Essere veramente liberi non significa occupare uno spazio ristretto e specifico, ma avere il coraggio di smettere di performare, ammettendo che ci piace quello che ci piace senza il timore di perdere la nostra nicchia.
























































