
"Il make-up per me è costruzione identitaria" Intervista a Stephanie Glitter, che non ha bisogno di presentazioni

G-Club
23 Maggio 2026
23 Maggio 2026
“Sono Stephanie Glitter, vivo per trasformarmi, raccontare storie attraverso il corpo e il volto, e portare in scena, nella quotidianità, una fantasia: un mix di glamour, ironia e un pizzico di caos qui e lì” così si apre la nostra intervista a Stephanie Glitter, che non ha bisogno di presentazioni… se non quelle che fa di se stessa. Una creativa a tutto tondo, che ha fatto di sè non solo un personaggio, ma anche una forma d’arte “della socialità” (come ci ha raccontato lei) comunicativa, divertente, efficace. Per questo, l’abbiamo inserita ad honorem nel nostro format Under the Beauty Radar, che esplora la bellezza in tutte le sue forme. Anche quelle non tradizionali.
Intervista a Stephanie Glitter
Questo format è dedicato ai make-up artist ed esperti della bellezza. Facci un pitch spiegaci perché sei una di loro anche tu
Il make-up per me non è solo estetica, è costruzione identitaria. Ogni volto che creo è un personaggio, un’emozione amplificata. Sono una pro make-up artist, a tutti gli effetti, non solo perché dipingo me stessa come una tela viva, ma perché ho lavorato nella moda per tantissimi anni: sfilate, red carpet, campagne internazionali con brand del lusso. Durante il percorso mi sono sempre più appassionata alla visione degli artisti: avere la tecnica per esprimere il loro desiderio di apparire nella propria forma scenica mi affascina profondamente. I progetti che porto ancora oggi nel cuore sono Dario e Veronica de La Rappresentante di Lista e, più recentemente, la nuova immagine del disco Miss Italia di Ditonellapiaga. Adoro quando il lavoro incontra la mia massima espressione estetica, mi aggancia in modo delizioso.
Ti senti make-up artist e hair stylist di te stessa? Cosa non fai tu personalmente?
Assolutamente sì, sono il mio laboratorio. Trucco, parrucche, styling, manicure... faccio tutto io. È la mia ossessione. Creare i look è un momento quasi mistico: la ricerca, andare agli show pregustando il prossimo vestito da indossare, poi ritrovarmi nel mio studio e iniziare a mettere insieme i pezzi. Non è un semplice fitting, è una danza bulimica di un linguaggio iconografico. Questo con quello, quello con quell’altro. Faccio un disastro: scarpe ovunque, parrucche intrecciate ai gioielli, orecchini a terra, montagne di vestiti appesi. Quando il look funziona sento una specie di adrenalina che mi percorre, la casa resta devastata e io conservo la pola per ricordarmi cosa indossare per la prossima occasione.
Ritorniamo seri: quanto è importante per te essere in totale controllo del tuo look?
È fondamentale. Il mio look è il mio linguaggio e il mio biglietto da visita: ogni dettaglio comunica qualcosa. Senza vestiti, accessori, tacchi alti, make-up e hair non esisterei, letteralmente. Stephanie prende forma solo attraverso questi elementi, come un quadro senza colori resterebbe una semplice tela bianca. Avere il controllo totale significa costruire esattamente l’immagine che voglio trasmettere e godermela senza compromessi, portando in contesti ordinari una femminilità quasi retorica che accende un piccolo prurito intellettuale in chi mi osserva.
Come lo definiresti in tre parole?
Eclettica, distinta e anche un po’ provocante. Mi piace che ci sia sempre un sottile riferimento erotico nei codici del mio vestire. Punto spesso su qualcosa di elegante e divertente, spesso colorato, ma quel piccolo errore segreto mi stuzzica perché rende tutto più interessante.
Raccontaci nel dettaglio la tua routine di bellezza (e quanto tempo ti ci vuole)
Dura praticamente 24 ore al giorno, mi spiego meglio. Per me la bellezza è un rito, una pratica costante di cura di sé. Dormire bene, svuotare la mente, mangiare sano e concedersi ogni tanto qualche capriccio sono le basi del mio metodo. Nel quotidiano ho un’attenzione particolare per la pelle: skincare mattina e sera e, a volte, trattamenti con dispositivi di ultima generazione per favorire la rigenerazione cutanea. Il mio drag cosmetico invece richiede circa due ore di toeletta per realizzarsi, dalla barba alla porta, pronta per uscire.
Cosa rende unica la scena drag milanese? Raccontaci il tuo percorso all’interno e in cosa differisce rispetto a quelle di altre città
Milano è contaminazione: moda, clubbing, arte. La scena drag qui è molto estetica, ma anche sperimentale. Ho iniziato ad esibirmi nei club più underground e ho costruito il mio stile mescolando fashion e cultura pop. Qui c’è una forte influenza della moda, tutto deve essere visivamente potente, soprattutto ultimamente. Rispetto alle scene che ho frequentato a Londra, dove la cultura glam punk ne determina le oscillazioni, o a Parigi, dove il cabaret francese detta il glam più sofisticato e preciso della scena europea (forse anche internazionale), Milano è più sbarazzina e fresca: unisce la moda della città con l’energia del clubbing, senza troppe sovrastrutture, permettendo un approccio creativo istintivo. Sento di aver tradotto una sorta di enciclopedia del drag in un linguaggio personale, ridotto a un minimalismo che ne mantiene l’essenza ma con la capacità di essere permeabile e convivere davvero nella società contemporanea.
Da dove prendi ispirazione per i tuoi look?
Ovunque: riviste vintage, passerelle, film cult, icone pop, pubblicità anni ’90. Anche le persone per strada possono accendermi un’idea. Mi piace prendere qualcosa di reale e portarlo all’estremo. Ho una cartella in cui raccolgo moltissime immagini, sia per me che per i clienti che seguo. Avere un moodboard specifico per ogni look è fondamentale: è un processo che amo, la fase di ricerca mi permette di avere tutti gli ingredienti pronti, come nella cucina orientale. A differenza del nostro modo di cucinare, dove si tagliano e si incorporano gli ingredienti man mano, nella cucina asiatica tutto è già preparato, pulito, organizzato e pronto per l’assemblaggio. È lo stesso approccio che applico al mio lavoro: arrivo al momento del make-up o dell’acconciatura preparata e ordinata, per poi potermi lasciare ispirare dal momento e divertirmi davvero. Prima la struttura, poi il gioco.
Quali trend make-up ami e quali invece proprio non sopporti? Tu segui i trend in generale?
Amo il ritorno del gloss, degli occhi neri intensi, delle texture bold e delle ciglia finte. Detesto invece i trend troppo “puliti”. I trend li osservo, ma non li seguo: li filtro e li trasformo. Non fraintendetemi, ognuno esprime il proprio beauty come meglio crede, ma trovo che il make-up sia un gioco troppo divertente per non “pasticciarsi” un po’. Si dice spesso che il trucco nasconda, che mascheri, io credo l’opposto, penso che riveli. Accogliere le sfumature, non solo degli ombretti ma anche della propria identità, attraversarle e accettarne luci e contraddizioni è, per me, la beauty routine più autentica che possiamo concederci.
Cosa c’è nel tuo futuro dal punto di vista del look
Nel mio futuro vedo un’evoluzione sempre più radicale. Ho la sensazione di aver superato una sorta di adolescenza stilistica. Ho sperimentato tantissimo: volumi, acconciature, abiti, centinaia di forme di make-up, colori. Ora sento di avere una confidenza più autentica con il mio alter ego, al punto da arrivare a Stephanie con la stessa naturalezza con cui si accende la luce da un interruttore. Voglio godermi questa nuova fase, una vibe più da giovane adulta. Mi sento nella mia era Carrie Bradshaw. Con il mio nuovo progetto editoriale, Senza Zucchero, la mia newsletter gratuita su Substack, sto esplorando anche un altro lato della mia estetica e del mio racconto. Un segno distintivo restano i capelli: amo ancora i colpi di testa, ma ultimamente mi sento bionda come il panico.
