Vestirsi per sembrare più intelligenti Il poetcore, secondo Pinterest, è uno dei trend del 2026: perché non rinunceremo mai a darci un’aria da intellettuali

Avevano pronosticato la fine della lettura, dei libri, dello scrivere a mano: un universo con il tempo diventato quasi mitologico, destinato inesorabilmente ad essere risucchiato dalla tecnologia. E infatti i primissimi anni Duemila sono stati dominati da estetiche future core, dense di sperimentazione, minimalismo e curiosità verso il futuro. Poi quel futuro è arrivato, ed è lì - tra delusione e disillusione - che è iniziato il nostro viaggio di riscoperta verso il passato. E quindi ecco i giovanissimi riavvicinarsi alla lettura - anche grazie a un fenomeno come Booktok, che solo in Italia ha superato i 2 miliardi di visualizzazioni -, gli uomini fingersi intellettuali per fare colpo e Pinterest annunciare che una delle tendenze prevalenti del 2026 sarà, guarda un po’, il poetcore

Che cos’è il poetcore e come indossarlo

Come spiega al The Observer Sydney Stanback, responsabile globale di tendenze e analisi di Pinterest, il poetcore "trae ispirazione dall'estetica letteraria dell'era pre-internet, inclusa una figura dello scrittore idealizzata, e fonde riferimenti classici, tranquilli rituali di studio e uno stile di vita contemplativo e creativo in un look moderno". Tradotto: blazer oversize, libri sotto braccio, borse di pelle vissute, occhiali dalla montatura seriosa, palette neutre e quell’aria tra lo svampito e l’intellettuale di chi parrebbe sempre sul punto di scrivere qualcosa di memorabile. In questo senso, incarnare il poetcore significa costruire un personaggio - o forse una versione idealizzata del proprio io - che vive tra introspezione e malinconia. È un’estetica che non ha nulla di casuale - per quanto si sforzi di farlo credere - e che trova il suo habitat naturale tra i feed di TikTok e Pinterest, dove l’espressione "the poet aesthetic" ha visto un incremento delle ricerche del 175%.

Da Dior a Jaquemus, la moda si fa intellettuale

Ma se il poetcore nasce come estetica digitale, è la moda a renderlo concreto. In passerella le modelle sfilano con quotidiani e riviste sottobraccio, nella campagna P/E 2026 di Jacquemus spuntano libri e uno scenario bucolico, mentre assistiamo al ritorno di camicie con il fiocco, cravatte e blazer dal taglio maschile. E poi c’è Jonathan Anderson, forse il miglior interprete (e anticipatore) di questo trend: è sua l’idea di lanciare una capsule collection di tote bag firmate Dior ispirate alle copertine di grandi romanzi classici. Neanche a dirlo, la campagna di lancio è ambientata sulle rive della Senna tra banchi di libri usati. Il look della modella? Mocassini, camicia a righe, cravatta e giacca in suede dall’aspetto sdrucito. Il poetcore at its best. Sempre nella sua collezione d’esordio per la P/E 2026 abbiamo visto sfilare in passerella cappe e camicie con il fiocco dal sapore ottocentesco. Se aggiungiamo poi le foto della campagna per l’estate 2026 con protagonista Louis Garrell, il gioco è fatto. Il libro non è più solo un oggetto, ma un accessorio: un segnale visivo di capitale culturale, tanto quanto una it-bag.

@taylorquitara I was inspired by the Pinterest Predicts Poetcore trend to dress up and write a poem about nostalgia & growing up. Everyone say hello to an “Old Friend” (who happens to be a giant duck). Pinterest Predicts shares what’s next, but you write the story. @pinterest #pinterestpartner original sound - Taylor Quitara

L’effetto Hamnet e il ritorno all’analogico 

Parallelamente, il poetcore intercetta un movimento culturale più ampio: il ritorno all’analogico. Scrivere a mano, fare journaling, costruire scrapbook - pratiche che fino a pochi anni fa sembravano residuali - diventano oggi gesti liberatori, forme di resistenza a un presente completamente digitalizzato. In questo senso, anche il cinema contribuisce a ridefinire l’immaginario. Il recente successo del film Hamnet, tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, riflette alla perfezione questa tendenza verso un’estetica intima e poetica, fatta anche di silenzi, natura e narrazione interiore. Un tipo di racconto che si allontana dalla spettacolarizzazione per tornare a una dimensione più raccolta, quasi privata. In questo scenario non sorprende troppo che oggi la Gen Z - cresciuta nel pieno dell’iperconnessione - sia tra i principali consumatori di libri: oltre il 50% dichiara di leggerne almeno uno all’anno. La lettura smette di essere solo un’abitudine culturale, ma diventa un elemento identitario, qualcosa da mostrare, condividere, persino performare.

@thekoreaherald.official A quiet, introspective mood is reshaping fashion. Dubbed “poetcore,” the trend channels the romantic sensibility of writers into understated silhouettes, while the parallel rise of “text hip” — a Korean trend that reframes reading as a stylish pursuit — is extending literary influence beyond bookshelves and into wardrobes.⁠ ⁠ Identified by Pinterest as one of 2026’s defining fashion trends, poetcore favors restraint over spectacle. Think high-neck blouses, pleated skirts, cable knits and tailored blazers rendered in soft textures and muted palettes. The aesthetic leans into loosened silhouettes, vintage fabrics and a deliberate sense of ease — clothing that reads less like a statement and more like a line of poetry.⁠ ⁠ “Rather than following rigid trends, consumers are increasingly focused on expressing their inner identity through clothing,” an industry official said. “Poetcore styling allows the same item to create entirely different moods depending on how it’s layered and toned.”⁠ ⁠ Link in bio to read the full story by Hong Yoo⁠ ⁠ Tammy Park ⁠ ⁠ #poetcore #포엣코어 #fashion #kfashion original sound - The Korea Herald

Per essere prese sul serio dobbiamo vestirci da uomini?

Ed è proprio qui che il poetcore mostra la sua ambiguità più interessante. Si può ancora parlare, quando si tratta di trend, di autenticità? Il passo dal vestirsi come un poeta all’essere un performative male è molto breve, e sappiamo tutti cosa pensiamo di loro. E poi c’è un altro livello, ancora più sottile, che attraversa tutto il poetcore: la sua connotazione profondamente maschile. L’archetipo di riferimento, anche quando non esplicitato, resta quello del poeta uomo - tormentato, solitario, geniale - una figura storicamente legittimata a occupare lo spazio dell’intellettualità. Indossare il poetcore - camicie larghe, cravatte, gilet e scarpe allacciate - significa forse appropriarsi di un linguaggio visivo che, per secoli, è stato associato all’autorevolezza maschile? È un’estetica neutra o è un codice che continuiamo a ereditare? In altre parole: per essere percepite come profonde, credibili, intellettuali, dobbiamo continuare a vestirci da uomini?