
Il 2026 sarà l'anno in cui abbandoneremo i social? Previsioni tra cambiamenti e nuovi trend
Dopo anni di brain rot e contenuti progettati per farci reagire più che ragionare, siamo arrivati a un punto di saturazione. Non a un calo momentaneo dell’attenzione, ma a qualcosa di più radicale: una soglia di rigetto. Il feed non ci intrattiene più ma ci svuota. Per oltre un decennio il tempo trascorso sui social è cresciuto senza sosta: 90 minuti medi al giorno nel 2012, 143 nel 2024. Oggi, per la prima volta, la curva si piega. Il tempo inizia a calare e le previsioni parlano di un crollo netto nel 2026. Il 2026 non sarà l’anno della disconnessione romantica, né del ritorno alla vita analogica. Sarà l’anno della social exit: l’abbandono progressivo di un modello di socialità basato su esposizione continua, performance identitaria e consumo compulsivo. Ogni ciclo culturale ha il suo punto di rottura. Nasce così un nuovo codice di status, ossia la media literacy. Nel prossimo ciclo non sarà più cool sembrare ovunque, sempre reattivi. Sarà cool sembrare lucidi e capaci di argomentare. La competenza culturale diventa un segnale sociale, meno pacchiano del lusso, più difficile da imitare.
I trend (social ma anche culturali) che ci aspettiamo dal 2026
Substack, i podcast, il ritorno del rito: i social network nel 2026
Il successo di Substack va letto esattamente in questa chiave. Non come piattaforma, ma come sintomo. Nel 2025 raccoglie 100 milioni di dollari per scalare verso i 50 milioni di abbonati paganti. Ma ciò che compra davvero non è la tecnologia: è un diverso rapporto con il tempo. Substack, come i podcast o YouTube long form, non vive di consumo rapido. Vive di continuità. Chiede appuntamenti, ritualità e non promette viralità, promette relazione.
@kalijograff I’m only doing it if you’re doing it though. #fyp #newyearsresolution There She Goes - CYRIL & MOONLGHT & The La's
Torna carta e penna
Nel 2026 assisteremo a un’implementazione e a una reinvenzione di ciò che viene chiamato “journaling”: non solo un diario in cui parlare di pensieri, obiettivi, difficoltà e paure, ma anche un luogo in cui rifugiarsi tra ricordi e dolcezza. Scrivere a penna, scarabocchiare a matita, attaccare fotografie, sticker, ve lo ricordate? Io quasi no. Ed è proprio questo il punto: sarà uno dei guilty pleasure del 2026, in bilico tra hobby e salute mentale.
La lettura torna sociale (e glamour)
In questo contesto esplode un altro trend culturale: il ritorno della lettura come gesto collettivo. I book club diventano il nuovo dispositivo sociale del pensiero. Non club chiusi e polverosi, ma book club pop, estetizzati. Perché rispondono a un bisogno preciso: trasformare un atto solitario in un’esperienza condivisa. Leggere insieme per poter parlare meglio. Quando Dua Lipa intervista Margaret Atwood per il suo book club, non è un’operazione editoriale. È un segnale culturale potente: l’intellettualismo entra nella pop culture come elemento aspirazionale. In un mondo in cui tutti commentano tutto, il libro resta uno degli ultimi oggetti che consentono profondità senza apparire fuori tempo massimo.
@rosieoko 2026: The age of Analog What analog swap would you be most tempted toward, let me know in the comments This year we have slowly seen the rise of nostagia and a clear craving for community from in person look alike contests the most recent seeing hundreds of people showing up for a 5 min cigarette break, to the switch from iphone photos to the old digital cameras you used as a teen as well as the viral analogue bag and yes the irony of that doesnt escape me lol people are redefing their relationships with technology, and its clear they are yearnign for real llife comunity. Old I pod are getting more expensive, so if you want one try find your old one and save money, as the generation who grew up online are slowly relasing that we dont really own anything, instead we have countless subscriptions that, which mean with a few missed payments or a forgotten password, we can lose years of our audio visual collections. and the concept of a digital dark age suddenlt becomes alot more personal. along with social media becoming an increasingly divisive space, what was once an escape from reality and a way to find a community and friendship has become the space many of us are trying to escape. so in 2026 we are going to see people moving towards analog hobbies, like scrap booking or even crochet, to CD players instead of apps and cinema trips instead of streaming. #analog #2026trends #offline #digitaldetox original sound - rosieoko
Cultura come lifestyle, non come ornamento
Questo movimento si lega a un trend più ampio che attraversa moda, design, arte e comunicazione: la cultura smette di essere decorativa e diventa lifestyle operativo. Non è più qualcosa che “consumi” per apparire colto. È qualcosa che filtra le tue scelte, il tuo linguaggio, le tue relazioni. Dire “io sto qui”, dentro un certo immaginario culturale, diventa più significativo che dire “io ho questo”. Non a caso i brand più attenti stanno entrando in questo spazio: Miu Miu con il suo club letterario, Shopify con il proprio Substack, musei che trasformano la lettura in capitale sociale, che non vendono prodotti ma vendono appartenenza simbolica.
Le nicchie culturali come risposta alla massa
In parallelo, la massa si sgretola. I grandi pubblici indistinti perdono rilevanza. Crescono nicchie. Chi riesce a costruire una nicchia culturale oggi costruisce una community più fedele, più partecipativa e più monetizzabile domani. Perché l’AI può generare contenuti, ma non può generare appartenenza.
Mete oltre l’ordinario
Il 2026 sarà l’anno in cui scopriremo nuove mete fuori dai circuiti turistici. L’overtourism, così come l’iper-presenza dei social, ha reso ancora più urgente il desiderio di un’esplorazione autentica. Cambiare aria senza sentirsi obbligati a postarlo creerà uno scarto profondo, sociale e culturale.
@curatedbykaylaco sorry, I don’t make the rules #niche #2026fashion #2026 original sound - Renji
Il 2026 l’anno della consapevolezza
Tutti questi segnali convergono su una parola chiave: frizione. Il 2026 non sarà l’anno della semplificazione, ma della scelta. Non si consumerà meno contenuto in assoluto: si consumerà meno contenuto inutile. Il nuovo prestigio non sarà dire “l’ho visto”, ma dire “ci ho pensato”. La social exit non sarà un abbandono silenzioso. Sarà un riposizionamento culturale. Chi oggi investe in media literacy, intellettualismo, newsletter, podcast e community non sta inseguendo una moda: sta costruendo l’infrastruttura simbolica del prossimo decennio.




















































