I capelli di Sayf a Sanremo non meritano le polemiche che stanno ricevendo Ne abbiamo parlato con Anfis Tassone, afrohair/braids specialist

Sul palco dell'Ariston, oltre a Elettra Lamborghini e i festini bilaterali e il fenomeno pop-olare di Sal Da Vinci, c'è anche Sayf. Rivelazione di questa edizione, si distingue dal resto grazie alle sue mossette funky, alla sua canzone - che si intitola Tu mi piaci tanto ed è orecchiabile ai limiti dell'ossessione - e anche alla sua pettinatura. Al secolo Adam Viacava, il rapper e produttore è nato nel 1999 a Genova da madre tunisina e padre italiano e si sta imponendo serata dopo serata come la vera rivelazione del Festival di Sanremo 2026.

I capelli di Sayf a Sanremo scatenano i meme

Non possiamo sapere se i suoi locks siano una rivendicazione delle sue origini o semplicemente una scelta di stile. Quello che sappiamo, però, è che i social media non hanno perso un secondo per fare paragoni più o meno (meno) lusinghieri, scivolando in una cosa che somiglia tanto - se non al razzismo crudo e puro - all'ignoranza e all'intolleranza nei confronti di una cosa che non conosciamo abbastanza: i capelli e le pettinature che appartengono a culture non bianche, e che dunque vengono associate in automatico (la decostruzione è un processo obbligatorio e il razzismo esiste in tutte le persone bianche) alla sporcizia e alla degradazione. 

Il parere di Anfis Tassone, afrohair/braids specialist

Ne abbiamo parlato con Anfis Tassone, afrohair/braids specialist, e la discussione si è subito allargata dai capelli all'apertura alla novità. "Partiamo del presupposto che l'Italia è razzista. È un paese che ti giudica. Ci sarà sempre qualcuno che punterà il dito o dice qualcosa, e magari viene pure da te a commentare a te. Sfortunatamente l'Italia è così" e se c'è un pubblico che la rappresenta, quello è proprio il pubblico di Sanremo, programma democristano, centrista e conservativo per eccellenza. Ma torniamo alle questioni tricologiche: "Sayf porta dei locks. Tanti magari li chiamano dread. Oggi, però, stiamo provando a eliminare il termine dread perché spesso è inteso come dispregiativo, dirty. Nello specifico, sono lock twist, quindi girati su loro stessi. Sono molto belli".

Cosa è una microaggressione?

Alcune persone hanno definito gli attacchi alla chioma di Sayf come microaggressioni. Cosa sono? Tutti i commenti, comportamenti o atteggiamenti sottili e a volte anche non intenzionali che però portano con loro, sotto-forma di sotto-testo, pregiudizi, stereotipi ed esclusione nei confronti di una persona in base alla sua appartenenza etnica. Ad esempio, paragonare i capelli del rapper a delle corde di juta o postare una gif schifata a corredo di un commento inerente potrebbero essere considerate microaggressioni. Anfis ci spiega: "Non so se quelle nei confronti di Sayf possano definirsi microaggressioni, sicuramente il punto di vista è razzista e forse anche un po' invidioso. Lui è sul palco, loro sono sul divano". E poi aggiunge: "Sayf è un ragazzo bianco, ma sono contento che porti i locks fiero su un palco come quello dell'Ariston, abbiamo bisogno di tutte queste rappresentazioni. L'importante è avere un po' di testa, avere consapevolezza, portare quest'acconciatura in modo fiero, anche perché chissà quanti insulti riceve".

@nicoleap.psy Domande come ‘Ma di dove sei veramente?’ e affermazioni come ‘Parli bene italiano!’, anche se fatte con innocenza, sono forme di MICROAGGRESSIONE. Di cosa si tratta? Una microaggresione è un comportamento o un’azione che mina in modo sottile l’identità di una persona, facendo leva su stereotipi o pregiudizi legati ad un gruppo sociale. Nel caso delle persone afrodiscendenti, il pregiudizio potrebbe essere quello per cui le persone nere non possano essere italiane o che non possano essere madrelingua italiana. #microaggressioni #minoritystress #afrodiscendenti #afroitaliani #discriminazione original sound - Lewky____

Insomma, la questione è sfumata ma non ambigua. Anche se le origini di Sayf sono per metà non italiane, infatti, lui è white presenting e white passing. La sua pelle è bianca, e lui è a tutti gli effetti un ragazzo italiano a prescindere da questo. La sua scelta è significativa in questo contesto, perché ci mette davanti agli occhi il fatto che l'Italia è - che le persone lo vogliano o decidano di ignorarlo o di combatterlo - multiculturale e multietnica, e che l'italiano standard non esiste, come non esistono pettinature accettabili o non accettabili, decenti o indecenti, sporche o pulite. Neanche sul palco più pavido d'Italia, quello del Festival di Sanremo 2026.