"Vi racconto tutte le mie fughe" Intervista ad Angelica Bove

Vi racconto tutte le mie fughe Intervista ad Angelica Bove

Anche se Angelica Bove si definisce come "una ragazza di 22 anni qualsiasi" capiamo al primo sguardo che non è così. Non perché la "coolness" sia un criterio misurabile, anzi. Angelica, però, alla vigilia della sua esperienza a Sanremo Giovani, trasuda una sicurezza luminosa, di quelle decise e positive, che non infastidiscono per niente ma anzi sono curiose da osservare, da capire per entrarci dentro davvero. Abbiamo cercato di farlo scambiando due chiacchiere sul suo futuro, sulla sua musica e sulle sue ispirazioni e intenzioni.

Intervista ad Angelica Bove, protagonista di Sanremo Giovani 2026

Angelica va dritta al punto, a ciò che conta davvero per lei: "È uscito il mio disco, si chiama Tana. Parla di rifugio, del mio modo di isolarmi come forma di autodifesa. Mi concedo molta profondità emotiva, ma sono anche autoironica" ci spiega, per poi proseguire: "L'album racchiude un periodo della mia vita durante il quale ho fatto un percorso umano. Mi sono fatta tantissime domande, mi sono data altrettante risposte. È un progetto fortemente voluto. Avevo una fortissima esigenza di costruire un progetto autobiografico". Perché Tana non è solo un rifugio, è anche un racconto: "Racconta i miei difetti, le mie fughe, il mio approccio alla vita. Può piacere o non piacere, quello che spero è che le persone si ritrovino in questo approccio, così anche io posso trovare le mie". 

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A Tana Angelica Bove non ci ha lavorato da sola. "È frutto di un incontro tra me, il direttore artistico Federico Nardelli e Matteo Alieno, il mio migliore amico ma anche la penna principale del disco. Per me la Tana può essere anche una persona. Io tendo a umanizzare i luoghi, le persone come posti sicuri. Cerco un rifugio, cerco la calma perché sono caotica". Dentro Tana, oltre che la vita e l'approccio di Angelica stessa, è contenuta anche la canzone Mattone, che già dal titolo comunica di voler occupare un certo spazio, uno spazio materiale e misurabile. "Questa canzone racconta di una parte della mia vita determinante, di un avvenimento che ha segnato un prima e un dopo. Dopo il 'mattone' c'è stata una fase di adattamento al dolore, di disagio. Mi sono ritrovata a combattere contro mostri più grandi di me, e nel frattempo a dovermi adattare nel mondo esterno, che non viaggiava al mio stesso ritmo e che non doveva capire per forza quello che stavo vivendo". Di questo brano esiste anche una versione orchestrale, fortemente voluta: "Le versioni orchestrali sono forse le mie preferite in assoluto, in generale. L'orchestra è qualcosa di unico e io amo la musica suonata. Era un modo per dimostrare alla canzone quanto le voglio bene e credo le abbia dato un valore aggiunto". 

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Tanta esigenza, dunque, di mostrarsi e di condividere, senza paura: "Cerco di essere spontanea, di tirare fuori i miei pensieri e il mio carattere, che piaccia o no. Quando sei te stesso fai una specie di selezione naturale. Filtrando, rimangono al tuo fianco le persone più giuste per te. Non mi fa paura condividere né nella vita né nel progetto, che è collegato a questo approccio". Lo stesso vale per i social media: "I social non sono nient'altro che un gioco. Li uso con leggerezza, li uso per lavoro, li uso per prendere ispirazione. L'input visivo mi fa benissimo. Per i visual di questo disco andavo in giro con le demo nelle orecchie, cercavo input nella mia mente e anche sui social. Se usati bene sono funzionali, basta non farsi mangiare. Capita di fare doomscrolling, ma è più tossico che terapeutico. Succede, basta essere consapevoli e trovare una misura". 

Continuiamo a parlare di schermi, ma passiamo da quello dello smartphone a quello della televisione. Anche in questo caso, Angelica ha le idee chiare su come rapportarsi con il mezzo che le ha dato tanto. "Inevitabilmente lo schermo televisivo crea una patina tra te e chi ti sta guardando. Io prima di cantare in tv cantavo nella vasca da bagno, quindi ho sentito subito questa cosa, ho sentito di dover rompere la quarta parete. Avevo l'urgenza di esprimermi, avevo la necessità di rompere la telecamera, di entrarci dentro. È difficile, perché più ci pensi più la prendi sul serio più la vivi male. All'inizio era così, adesso penso di essermi adattata, mi comporto come se la camera non esistesse. Alla fine chi ti guarda da casa è un essere umano". 

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Un inizio forte, quindi, dalla vasca alla tv, ma il viaggio è stato più lungo di così, e ce lo racconta lei stessa: "Io non sono passata dai percorsi istituzionali, non ho mai studiato musica. Pensavo a fare interior design. Poi a un certo punto ho pensato di fare un video, struccata, vestita male. È andato virale. Sono andata a fare un viaggio in America. L'idea che la gente - anche se cantavo in un'altra lingua, anche se nel video non mi ero raccontata - avessero capito cosa portavo dentro, mi ha fatto capire che lo strumento era importantissimo, da non sottovalutare". Raccontarsi senza pensarci, raccontarsi per esigenza ma senza spiegare troppo, anche sul palco dell'Ariston: "Se pensassi a cosa vorrei trasmettere a Sanremo diventerebbe tutto artificioso" precisa, netta. "Non faccio prove, la mia interpretazione dipende da come vivo nei giorni prima della performance. Io non ho nessun tipo di pretesa o aspettativa, perché non posso prevederlo. Voglio trovare le mie persone". L'istinto la guida, e di lasciarsi guidare dall'istinto è anche il suo consiglio per artisti che vorrebbero seguire la sua strada, senza stressarsi troppo. Chiudiamo con due domande musicali. Le chiediamo - in un mondo in cui tutto è possibile - con chi collaborerebbe e non ha dubbi: "Lucio Dalla".