La tratta di donne è la schiavitù che non chiamiamo più col suo nome La situazione in Italia oggi

La schiavitù non è scomparsa, ma ha solo cambiato forma ed esiste anche qui, in Italia. Ancora oggi migliaia di persone restano intrappolate in reti di sfruttamento che attraversano continenti e sistemi economici. È un fenomeno strutturale, che prospera sulle disuguaglianze globali, sulle migrazioni forzate e sulla violenza di genere. Le donne ne sono le principali vittime.

Cos’è davvero la tratta degli esseri umani oggi

La tratta di esseri umani è un meccanismo più complesso, che coinvolge reclutamento, trasferimento e sfruttamento, spesso attraverso l’inganno o l’abuso di condizioni di estrema vulnerabilità. Questo, non coincide semplicemente con il traffico di persone o con l’immigrazione irregolare. Le vittime vengono convinte con false promesse di lavoro, studio o stabilità, oppure costrette con minacce, debiti, violenze fisiche e psicologiche.

La tratta femminile, tra sfruttamento sessuale e apparente consenso

Nel caso delle donne, la tratta assume prevalentemente una dimensione sessuale e di genere. Molte vengono avviate alla prostituzione forzata, altre finiscono in lavori domestici in condizioni di servitù, in fabbriche clandestine, nei campi agricoli o nel settore della ristorazione. In tutti i casi, ciò che accomuna queste esperienze è la negazione dell’autodeterminazione e dei diritti fondamentali. Il consenso è un aspetto centrale anche in questo caso e spesso frainteso. Quando una donna sembra accettare la situazione in cui si trova, quel consenso non ha valore se è ottenuto tramite inganno, coercizione o sfruttamento di una condizione di bisogno, cosa che in questi casi accade di frequente. La legge internazionale è chiara su questo punto, ma nella pratica il confine viene continuamente messo in discussione.

L’Italia come paese di destinazione della tratta femminile

L’Italia è uno dei principali paesi europei di arrivo per le vittime di tratta, soprattutto per quelle provenienti dall’Africa occidentale e dall’Asia meridionale. Il motivo principale è che le rotte migratorie, la posizione geografica e la presenza di economie informali rendono il territorio particolarmente esposto a questo fenomeno. I dati ufficiali mostrano numeri importanti, ma parziali. Le persone effettivamente identificate come vittime rappresentano solo una piccola parte di chi vive in condizioni di sfruttamento. Molte donne non emergono mai, in quanto hanno paura delle autorità, non conoscono i propri diritti, temono ritorsioni o l’espulsione. Altre ancora non si riconoscono come vittime, perché la violenza subita è stata normalizzata lungo tutto il loro percorso migratorio. Negli ultimi anni si è registrato un cambiamento significativo in quanto si è passati da uno sfruttamento sessuale (che resta predominante), a una forte crescita di quello lavorativo. Agricoltura, lavoro domestico, assistenza familiare e industria tessile sono settori ad alto rischio, dove il confine tra lavoro e schiavitù è invisibile.

@piupontimenomuri_ascs Lo sapevi che… La Tratta è una forma di sfruttamento che toglie libertà alle persone ed esiste anche qui da noi, in Italia? Si definisce Tratta di esseri umani la pratica che consiste nell’indurre una persona a spostarsi per poi sottoporla a sfruttamento lavorativo o sessuale. La tratta si può definire tale se comprende tre componenti: 1) il reclutamento: alla vittima viene proposto di intraprendere un viaggio, promettendo un posto di lavoro nel paese d’arrivo. 2) La presenza di minacce, forme di coercizione nei confronti della vittima 3) Lo sfruttamento, lavorativo, sessuale o in attività illecite, imposto nel paese di arrivo. La persona vittima di tratta rimane incastrata in un sistema a maglie strette da cui è molto difficile uscire: ad esempio, solitamente, le donne nigeriane praticano un rito voodoo, fortemente radicato nel culto tradizionale. Nel rito, le donne giurano fedeltà al proprio sfruttatore e promettono di ripagare il viaggio con il proprio lavoro. Le donne non riescono a sganciarsi dalla condizione di sfruttamento, per paura di ritorsioni nei confronti di se stesse o delle proprie famiglie. Il Gruppo Abele, a Torino, da anni si occupa di vittime di tratta mettendo a disposizione uno sportello di ascolto, una casa di accoglienza e un progetto di unità di strada. Nel corso degli anni ha accolto e fatto emergere dallo sfruttamento sessuale donne dell’Africa sub-sahariana, dell’America Latina e dell’est Europa. Dopo la pandemia, lo sfruttamento sessuale si è spostato maggiormente dalla strada all’online e all’indoor, diventando quindi ancora più nascosto e rendendo ancor più complicato entrare in contatto con le persone vittime di tratta. #ASCS #PiuPontiMenoMuri #Scalabriniani #WeCareForPeople #WeCareForMigrants #SIMNeuropeafrica suono originale - Più Ponti Meno Muri

Donne e maternità

Un dato particolarmente allarmante riguarda la presenza di donne incinte o con figli piccoli tra le vittime di tratta. La maternità, invece di rappresentare una forma di protezione, diventa spesso un ulteriore strumento di ricatto in quanto i figli vengono usati per controllare e costringere al silenzio. La dimensione di genere è centrale anche per comprendere perché tante donne rinuncino ai programmi di protezione in quanto uscire dalla tratta significa affrontare un percorso lungo, complesso, fatto di attese burocratiche, precarietà abitativa, difficoltà linguistiche e isolamento sociale. Senza un sostegno stabile e continuativo, la libertà rischia di trasformarsi in un’altra forma di abbandono.

In Italia: norme avanzate ma realtà fragile

Sul piano normativo, l’Italia dispone di strumenti importanti e di un impianto giuridico che, almeno sulla carta, riconosce la gravità del fenomeno. Esistono piani nazionali, programmi di assistenza e collaborazioni con enti del terzo settore ma l’applicazione concreta di queste misure è spesso discontinua e insufficiente. Le principali criticità riguardano l’accesso all’informazione e all’assistenza legale in quanto molte donne non sanno di avere diritto a una protezione o non riescono a dimostrare i requisiti necessari per ottenerla. I tempi lunghi per il rilascio dei permessi di soggiorno, la scarsità di risorse e la dipendenza da progetti a termine rendono il tutto quasi impossibile

La schiavitù contemporanea

La schiavitù non è un residuo del passato, ma una realtà che convive con noi, nelle nostre città, nelle campagne e nelle case che produce ancora profitti enormi e distrugge vite. Finché continueremo a considerarla un fenomeno marginale o inevitabile, continuerà a prosperare. Contrastare davvero la tratta significa investire in prevenzione, protezione stabile, autonomia economica e riconoscimento pieno dei diritti delle donne e smettere di voltarsi dall’altra parte e chiamare le cose con il loro nome.