
In Cime Tempestose, Emerald Fennell non si è inventata nulla Ha "solo" tolto qualcosa, diciamo

Al cuore non si comanda. No, non sto parlando dell'amore bruciante e distruttivo che scorre tra Catherine Earshaw, frizzante e volubile figlia di un ubriacone in rovina che vive nella campagna inglese, ed Heathcliff, ragazzino sfortunato adottato dalla famiglia protagonista come - praticamente - schiavo, nel romanzo Cime Tempestose di Emily Brontë, sto parlando di quello che provo io per Emerald Fennell. La regista controversa (e sceneggiatrice ancora più controversa) ha adattato il classico della letteratura britannica e mondiale in un film che ha per protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi e che arriva nelle sale cinematografiche italiane il 12 febbraio distribuito da Warner Bros. Pictures, appena in tempo per San Valentino, per Galentine's Day o per la festa dei single. C'è l'imbarazzo della scelta. Adesso che abbiamo inquadrato la situazione, prendiamo un respiro profondo e cominciamo.
Le polemiche su Cime Tempestose di Emerald Fennell
Avremmo bisogno di una tavola rotonda della durata di 2 ore e mezza per elencare tutte le micro e macro polemiche che hanno accompagnato la pellicola dall'annuncio fin quasi al rilascio internazionale. La prima, fortissima, fu quella sul cast. Nel romanzo, infatti, Heathcliff viene descritto in più occasioni come un bambino e poi un uomo di carnagione molto scura e di carattere schivo e rabbioso, che proprio a causa di queste caratteristiche fisiche, e dunque a causa di un pregiudizio razziale, viene trattato con violenza, alla stregua di un servo o di un cane. Tutto questo viene neutralizzato dall'adattamento sul grande schermo, che sceglie di dare come volto al protagonista maschile quello di Jacob Elordi, che è bianco e tradizionalmente attraente.
I costumi di Margot Robbie e le dichiarazioni della regista
Un'altra grande polemica riguarda i costumi, il trucco e il parrucco. Già dal trailer, infatti, è possibile osservare come i look - in particolare quelli di Catherine - siano tutto tranne che storicamente accurati a quelli che avremmo potuto trovare nella brughiera inglese nel 1800. Un problema? Per alcune persone no, per altre invece sì. Infine, a gettare ulteriore benzina sul fuoco ci pensa la regista stessa, che dichiara: "Volevo creare qualcosa che provocasse stessa sensazione che ho provato io quando l’ho letto per la prima volta, cioè una risposta emotiva a qualcosa. È una reazione primordiale, istintiva, sensuale". E i più critici dunque si chiedono: se Cime Tempestose era stato accolto con grande stupore e polemiche per la sua costruzione a cerchi concentrici, per la tematica sociale, per il fatto che affronta temi crudi e l'orrore che alberga nell'animo umano in maniera diretta e senza mezzi termini, perché bisognava proprio prendere questo libro per farne il sogno bagnato di un'adolescente? Perché non scrivere qualcosa di indipendente invece di prendere un libro complesso e svuotarlo? Questi i timori sono in parte confermati. Questo, però, non vuol dire che non sia una bella esperienza cinematografica.
Quindi, questo film, com'è? Recensione di Wuthering Heights
La verità è che Fennell è una regista dotata e una sceneggiatrice manchevole, che si diverte a ricreare sfondi massimalisti ed eclettici, a vestire la sua attrice con costumi meravigliosi ma senza senso storico, che ha un occhio spiccato ed efficace per l'immagine, i colori e la composizione ma che ha deciso - mi viene da dire consapevolmente - di rimuovere tutto quello che si metteva tra lei e la sua visione, precisa ma non fedele, striking come un video musicale lungo 2 ore e mezza, kitsch ed esagerata, un gioco acrobatico di desiderio e repressione sessuale. Una cosa, però, che c'è da dire è che non ha aggiunto nulla. Si è limitata (ed è un limite, per l'appunto) a selezionare con cura le parti che le interessavano e ha scartato le altre. Ha scartato la struttura narrativa ad anelli concentrici, ha scartato gran parte del contesto. E se trovate alcune scene cringe, deve essere perché sono estrapolate dal contesto, e non perché alcune frasi suonano esagerate e arcaiche, perché i protagonisti sono tormentati fino alla pantomima. Perché quelle parti, quasi parola per parola, erano già nel romanzo. L'andare avanti e indietro quella volta di troppo, le dichiarazioni esagerate e gotiche di amore ultraterreno. Quella roba lì è tutta Emily Brontë, baby. La nostra ragazza gotica.






















































