Il documentario su Melania Trump è una lunga puntata di "Cortesie per gli ospiti" Melania crea polemiche ancora prima di uscire al cinema

Il documentario Melania, quello sulla First Lady al fianco del Presidente Donald Trump, fa parlare di sé più per il contorno che si porta dietro che per il contenuto del prodotto su cui, effettivamente, non c’è nulla da dire. In fondo la donna è anche produttrice del progetto e ha dichiarato durante una delle svariate interviste su Fox News che ha accettato di realizzarlo alle sue condizioni, cioè probabilmente mostrando alle telecamere solamente quello che riteneva opportuno. Non proprio lo scopo che dovrebbe avere un documentario, ma non c’è da sorprendersi visto che alla regia c’è un neofita del genere. 

Il documentario su Melania Trump parte male già dal regista

Regista di The Family Man e Red Dragon, Brett Ratner è stato accusato nel 2017 di violenza sessuale da sei donne, tra cui l’attrice Olivia Munn. Una scelta che definire controversa è un’eufemismo e di cui disturba più il passato personale del filmmaker che il suo non aver mai indagato prima i territori del documentario, cominciando con un’opera da cui molte maestranze, secondo alcuni insider come riportato da Rolling Stone, avrebbero richiesto di rimuovere il proprio nome dai titoli di coda. Diversi sono stati i problemi sul set e sembrerebbero tutti causati da Ratner, al contrario della First Lady che è stata invece descritta come una persona gentile. Speriamo che i professionisti coinvolti in Melania non siano obbligati a lavorare con Brett Ratner anche per il suo ritorno ad Hollywood, che sembrerebbe imminente. Lo ha annunciato Variety a novembre 2025: Donald Trump in persona aveva espresso il desiderio di riportare al cinema la saga Rush Hour diretta dal regista statunitense, col Presidente che avrebbe richiesto esplicitamente Ratner di ritorno alla direzione di un quarto capitolo di cui si farebbe carico la Paramount Pictures. 

Il budget è troppo alto

Un altro dato insolito notato da molti è il budget che Melania ha richiesto per la sua produzione. 40 milioni di dollari sono stati investiti per la creazione del progetto, mentre altri 35 sono stati sfruttati per la promozione. Una cifra che è considerata dieci volte il budget che solitamente si usa per questo tipo di prodotti, con Amazon che non ha badato a spese, portando molti a interrogarsi sulla vera natura della cifra, soprattutto visto il suo rapporto costi-benefici in termini di mercato. Un valore ben al di sotto delle aspettative della First Lady e soprattutto del marito, che nei giorni precedenti al lancio nei cinema (circa duemila tra Stati Uniti e Canada) ha invitato le persone ad acquistare i biglietti perché si sarebbe tratto di una vera hit.

E i cinema rimangono vuoti

Le sale rimaste vuote hanno smentito le previsioni del Presidente americano, con tanto di presunti annunci su Craiglist in cui si invitava ad andare a vedere il film per ricevere in cambio cinquanta dollari. Se non ci saranno ribaltamenti sull’andamento delle presenze, l’investimento di Amazon risulterà ancora più ingiustificato. Tocca però tenere a mente dove e a che pubblico è rivolto Melania, il quale sembra aver registrato un bassissimo rilascio delle prevendite a New York, ma contava il pienone a Washington D.C, nel quartiere di Georgetown, proprio mentre si svolgeva la première del documentario al Trump Kennedy Center. Première che, a propria volta, si è portata dietro diverse critiche, in quanto svoltasi nel pieno del ciclone degli eventi che hanno condotto alla morte di Alex Pretti per mano dell’ICE, e per cui molti hanno commentato che alcune personalità di spicco presenti alla serata avrebbero dovuto declinare l’invito come risposta al tragico evento.

@nickydbc

I’m so dead with this doc, it borders with iconic and hilarious

original sound - Nickydbc

Sì, ma di cosa parla il documentario su Melania Trump?

C’è quindi un mondo più complesso attorno a Melania di quanto racconti la sua visione sul grande schermo - o piccolo, visto che il rilascio su Prime Video è previsto poche settimane dopo la distribuzione nelle sale. Il documentario si concentra sui venti giorni precedenti alla cerimonia di insediamento di Trump per il suo secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti e l’impegno della moglie per far sì che ogni cosa risulti perfetta. Una lunga puntata di Cortesie per gli ospiti, solo ambientata alla Casa Bianca. Non che Melania Trump sia stata l’unica e sola: nel 1962 Jackie Kennedy fu la prima a portare le persone dentro la dimora del Presidente con un tour televisivo che contò circa 80 milioni di spettatori, mentre nel 2018, finito il mandato del marito, Michelle Obama uscì con la sua autobiografia Becoming diventata presto un bestseller. La coniuge Trump si aggiunge perciò alla lista delle compagne First Lady, anche se è improbabile che le altre abbiano speso tanto per mostrare quale carta da parati si preferiva per il proprio soggiorno nella White House.