"Creo un universo teatrale e onirico dove tutto può accadere" Intervista a Popa

Creo un universo teatrale e onirico dove tutto può accadere Intervista a Popa

"Signore e signori io sono Popa. Sono lituana, però canto e scrivo canzoni in italiano. Vengo dal Mare Baltico e disegno anche abiti per donne chic" così Popa si presenta ai nostri microfoni, e una serie di immaginari si svelano intorno a noi. Gli immaginari del pop milanese, dei suoi personaggi, delle sue ironie - a volte crudeli - della sua evasione da un mondo difficile. La storia è interessante: ho conosciuto Popa grazie a un'amica olandese che, ospite a casa mia, ha insistito per mettere una sua canzone nelle casse del salotto. Si intitolava (e si intitola ancora) Sciura milanese, e ha segnato l'inizio di un amore che ci ha portate direttamente qui, sedute una di fronte all'altra, a chiacchierare. 

Intervista a Popa, tra "Gommage" e "Marzo Beige"

Perché Popa, nel suo tubino con peplo a pois e guanti coordinati, è un personaggio squisito. Divertente, dissacrante, leggero ma profondo, estremamente pop, tutto insieme. Un esempio? Gommage, uno dei nuovi singoli. "È una canzone che parla di una crema esfoliante e purificante, magica, più la metti e più diventi bello" ci racconta. "Wanna Marchi sarebbe molto fiera di me" e poi tira fuori delle foto accuratamente incorniciate per dimostrarci l'effetto di questo prodotto, e vediamo un giovane Richard Gere con il prodotto sul viso. "La crema è stata inventata da un truccatore e visagista molto bravo ed eccentrico, che ha curato la pelle di Virna Lisi, Liza Minnelli, Ava Gardner. Fuma, però è bello. È una canzone dedicata alla skincare per uomini". Dopo Gommage è il turno di Marzo Beige, il nuovissimo singolo, e qui il mood cambia. "Questa canzone parla dello stato d'animo che provi quando non vuoi inseguire niente e nessuno. È quel momento dell'anno in cui senti che l'estate e l'inverno sono stati lunghi e noiosi, allora ti arrendi e aspetti con pazienza giorni meno bui, meno beige, più sorridenti. Ti metti un cappotto beige, esci di casa, prendi un caffè da solo mentre fuori piove. Ti svegli presto, vai a lavoro" ma in questo racconto non c'è troppa malinconia. "È una canzone romantica" aggiunge infatti "parla di Milano, di Corso San Gottardo, delle passeggiate sotto la Torre Velasca".

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Dopo questi due singoli anche un album. "Non posso dire il titolo, ma uscirà a maggio" conferma Popa. "I singoli che stanno uscendo sono piccoli episodi di un racconto più grande che sarà nell'album. Ci sarà anche un tour, non vedo l'ora di cantare e ballare queste canzoni insieme a voi". Ironia e nostalgia, presente passato e futuro. Il range di Popa è molto ampio. "È il mondo in cui viviamo ora" dichiara, semplicemente, quando le chiediamo come riesce a conciliare tutte queste cose. "Ci sono tanti problemi, ogni giorno, ma io uso leggerezza e ironia nei miei testi e nel mio approccio, anche per non impazzire. Cerco sempre un lato positivo nelle cose, un po' di dolcezza e ironia" a aggiunge: "Vengo dalla Lituania, dove fa sempre freddo, c'è poco sole, quindi bisogna essere creativi per trovare un raggio di sole nella quotidianità. Con la mia musica cerco di alleggerire l'aria intorno a noi, di godere dei piccoli momenti di gioia".

Se continuiamo a scavare tra questi strati che costituiscono Popa e la sua musica troviamo anche una figura femminile sfumata e piena di sorprese. "Le mie canzoni parlano di una donna indipendente, vulnerabile ma potente, romantica, nostalgica, spettacolo e spettatrice della sua vita nello stesso momento" non è un caso, dunque, che tra le sue ispirazioni ci siano tante donne. "Personaggi come Amanda Lear, Catherine Deneuve, Ornella Muti, Dalida, le chansonnière sono molto d'ispirazione. Poi faccio ricerca anche su spot televisivi anni '60, '70 e '80. Guardo vecchie sfilate di Valentino. Mi piace osservare il vivere italiano, le signore chic per strada a Milano". Insomma, alla fine Popa è diventata un po' un'icona dell'italianità nel mondo e, anche se non si considera tale, confida: "Mi piace pensare che persone che non sono italiane, ascoltando le mie canzoni, ricordino momenti italiani, come ad esempio cene e passeggiate per le strade di Roma". 

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Adesso, però, parliamo di look e di make-up e di come, per Popa, servano a costruire qualcosa. "Ogni canzone è un racconto. Make-up e look contribuiscono a raccontarlo meglio. L'estetica è fondamentale, visualizzo le storie come se fossero un film o una pubblicità anni '80. Creo un universo teatrale e onirico dove tutto può accadere, sospeso tra sogno e realtà, scappando dall'asfalto grigio della città". Un prodotto di cui non può fare a meno? "Un rossetto color pesca può salvarti in qualsiasi situazione". 

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Infine, le chiediamo un consiglio per chi vuole entrare nel mondo della musica. "Essere sempre se stessi, anche se sembra fuori moda" dice con un sorriso. "Osservare, ascoltare. Il talento è importante, ma ancora più importante è avere immaginazione e creatività".