"Per creare ho sempre bisogno di un racconto" Intervista a Fabrizio Corbo, direttore creativo di Erika Cavallini

Proprio mentre leggete questa intervista, a Milano nel contesto della fashion week avviene una presentazione molto romantica, che ha tanto da raccontare. Si tratta di quella della collezione autunno inverno 2026 di Erika Cavallini con il direttore creativo Fabrizio Corbo. Si intitola Forget me not, e viene accompagnata da una performance di Gaia Banfi  e si propone di essere immersiva per il pubblico, uno spazio in cui stare e con cui interagire da un punto di vista multisensoriale. Lo abbiamo chiesto direttamente al direttore creativo, questo è quello che ci ha raccontato. 

Intervista a Fabrizio Corbo, direttore creativo di Erika Cavallini

Qual è il concept centrale nella collezione F/W 26?

Il tema centrale, che risiede anche proprio nel titolo Forget me not, è non dimenticarmi. Ho voluto raccontare di questo amore tra una sirena e un marinaio, un momento unico e particolare che non si può più ripetere. Mosso da questo sentimento, ho ragionato sulla figura delle sirene e della sirena in generale, per dargli una forma di riscatto. Le sirene sono viste come peccatrici, come figure ammalianti in negativo, quando in realtà sono donne a cui è stato promesso un amore che non è più tornato, una donna ingannata e non colpevole. Ho giocato anche sulla figura del marinaio, ho inserito capi che nei tessuti e nelle forme ricordano questa figura. All'interno della collezione si trovano proprio queste due anime: una più costruita e dura, una fragile, fluida e morbida. Si rileva sia nella scelta dei colori che in quella dei tessuti. 

C'è un intento narrativo molto forte

Quando parto a progettare ogni collezione ho sempre bisogno di avere un racconto. Perché è importante quando inizio visualizzarla, seguire una sorta di trama. A volte può essere un messaggio, a volte una storia.

Come descriveresti il filo conduttore emotivo della collezione? 

A tratti romantico, a tratti nostalgico. La cosa che mi piace sottolineare è che in realtà c'è un senso di pace in tutto questo. La mia non è un'interpretazione drammatica di questo amore costretto a non esistere, è un'accettazione pacifica. L'immagine della sirena che rimane sullo scoglio nel mare d'inverno non è negativa. 

È la tua prima collezione come direttore creativo di Erika Cavallini. Ci sono delle innovazioni, dei cambiamenti che hai iniziato a introdurre con questa collezione e che vedi nel futuro? 

In realtà questa non è la mia prima collezione, è la prima collezione che dichiariamo. La Spring Summer che si trova nei negozi adesso è la mia vera prima collezione. Abbiamo scelto di comunicarlo con la seconda, abbiamo voluto aspettare che si creasse una base solida, mia. Non mi sento di essere in estrema rottura con il passato. La mia mano è più eterea, ma mi riconosco nella sartorialità e nell'artigianalità del brand. È un connubio, Erika Cavallini è un brand che sento nelle mie corde

Tu hai una formazione da pattern maker e designer, come la porti in Erika Cavallini e quanto sei coinvolto proprio nella parte di progettazione dei capi?

Sono molto coinvolto e mi sento molto fortunato. Essendo un'azienda italiana, io riesco a lavorare sul prodotto in tutte le sue fasi, anche con modellisti e sarte in fase di progettazione. Sento l'esigenza di dover riuscire a capire il capo da un punto di vista tridimensionale, di struttura. I disegni sono fondamentali e disegno molto, ma per alcune cose ho proprio bisogno di lavorare direttamente sul manichino o sul prodotto finito. 

Quindi sul capo hai una visione estetica, tecnica e di narrazione. Come riesci a mettere tutti questi aspetti insieme?

Sono ossessionato dal controllo, voglio sempre conoscere tutto. Non mi basta fermarmi solo al mio pezzo. Questa visione tridimensionale è molto importante, alcuni capi hanno bisogno di un approccio non tradizionale. La parte pratica con il disegno puoi prevederla, ma fino a un certo punto. 

Cosa c'è nel futuro di Erika Cavallini, stai già lavorando a qualcosa?

Sto già lavorando alla Spring Summe futura. L'unica cosa che posso dire è che sarà un altro racconto.