America’s Next Top Model, col senno di poi, è agghiacciante I retroscena del reality show arrivano su Netflix con una docuserie in tre puntate

Durante la pandemia di Covid-19 moltissima gente ha visto, o rivisto, America’s Next Top Model. Chi già lo conosceva si è rinfrescato la memoria con dettagli che forse non ricordava, soprattutto così controversi, mentre le generazioni che scoprivano il fenomeno culturale per la prima volta si sono riversate immediatamente sui social per sottolineare tutto ciò che di sbagliato c’era nel programma. Era di fatto il 2002, si vivevano ancora gli strascichi della moda heroin chic, e pretendere che la tv fosse un contenitore aggiornato su temi come il corpo e la rappresentazione era una fantasia che nessun produttore avrebbe potuto permettersi di fare nemmeno nei suoi sogni più sfrenati. Anche se, in realtà, era proprio questa l’intenzione di Tyra Banks: creare uno spazio per le donne, di qualsiasi taglia e etnia, in cui vedersi, sentirsi e capire quanto fossero belle.

Tyra Banks, America's Next Top Model e l’obiettivo di rappresentare tutti i corpi

La top model, diventata nel tempo imprenditrice, lo sapeva bene. Da modella in un’epoca in cui le donne nere venivano pagate meno e non finivano in copertina, il desiderio di Tyra era di scardinare i codici ferrei che l’industria della moda aveva reso stretti e selettivi per aprirsi ad un’idea di libertà e differenza che potesse comprendere ogni tipo di volto, pelle o corpo. Ma lì dove la donna vedeva potenziale, i network vedevano soldi, e tutto ciò che è successo al programma e ha condotto America’s Next Top Model ad una sua continua trasformazione (spesso in peggio) è stato dettato dalle regole della televisione che, se non più feroce, è sicuramente famelica così quanto il settore della moda. Ciò che mostra Reality Check: la verità su America’s Next Top Model, la docuserie in tre episodi su Netflix che chiama al rapporto Tyra Banks insieme ai giudici Jay Manuel, Miss J, il fotografo Nigel Barker e alcune ex concorrenti, è come la tv sia una macchina con cui si credono di poter cambiare le cose quando, solitamente, si finisce esattamente per fare il suo gioco.

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Dal sogno alla realtà televisiva: l’evoluzione del format

Partito come trampolino per permettere a tante giovani di realizzare i propri sogni, America’s Next Top Model ha visto compiersi presto il suo passaggio da porta aperta per fare del bene a reality show per fare ascolti. Il che conduce ad una riflessione molto più larga sulla diseducazione televisiva a cui si approcciavano i primi concorrenti e fruitori del genere, impreparati all’impatto che partecipare ad un programma avrebbe comportato. America’s Next Top Model sono stati i primi passi di una tv che è poi cresciuta e ha imparato a leggere i trucchi, le storyline e ciò di cui il tubo catodico aveva bisogno. Nutrire la bestia è ancora oggi la regola numero uno in televisione (espandibile anche ai social). Come poteva perciò non esserlo per quegli show che scoprivano pian piano il potere della realtà, benché manipolata? E, visto che di realtà si parla, come non può essere specchio dei tempi in cui veniva raccontata?

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Il contesto storico e culturale

Ciò che bisogna fare, e che fa anche chi ha partecipato attivamente al programma negli anni del suo dominio televisivo, è contestualizzare il periodo storico, sociale e culturale in cui ci si trovava, dove maleducazione e cattivo gusto sono evidenti ad uno sguardo moderno che trova inspiegabile come sia stato possibile realizzare un servizio fotografico cambiando l’etnia delle concorrenti, ma anche facendole posare come vittime di un crimine violento. O come sia venuto in mente di mandare in onda una ragazza che, incosciente a causa dell’alcol, ha avuto un rapporto sessuale con un ragazzo; o promuovere quegli ideali di magrezza che tanto si volevano abbattere ma che non trattenevano le lingue aguzze dei giudici. Tra le buone intenzioni e le puntate c’è un abisso su cui solo il tempo ha potuto dare modo di ragionare. Domandandosi come sia stato possibile trasmettere contenuti sensibili o scelte tanto discutibili, ma ricordandosi che era perfettamente normale per i tempi in cui i reality show stavano facendo il loro salto.

Imparare dagli errori del passato per un futuro migliore

Che si parta perciò da questo ultimo assunto: che gli errori di ieri non si ripetano oggi, anche se sembra improbabile uno sradicamento e ripensamento da zero del campo della moda, non meno arduo da compiere anche nella società. La stessa Tyra Banks, di fronte ad una telecamera - quindi sempre filtrata rispetto alla realtà - ci tiene che si continui a dire dove si sono commessi sbagli in passato per fare meglio in futuro soprattutto visto che ha in mente, e questa è una notizia grossa, di rendere concreta una venticinquesima stagione.

@jillbadlotto Keenyah talking about her experience on that America’s Next Top Model documentary was so heartbreaking and according to Tyra Banks, the show is returning for a cycle 25 #ANTM #Americasnexttopmodel #realitytv #Netflix #tyrabanks original sound - Jill Badlotto

Reality Check: la docuserie Netflix e la ricerca della verità

Ciò che è più curioso osservare, pur non potendo che empatizzare con le ex partecipanti e, insieme a loro, anche con i giudici il cui rapporto con Tyra si era a un certo punto compromesso, è come lo stesso Reality Check: la verità su America’s Next Top Model scelga dei personaggi, costruisca loro attorno delle storie e conduca fino alla fine la propria investigazione per renderla il più torbida possibile. E qui casca l'asino. Perché la docuserie compie lo stesso errore (o quasi) del reality che sta raccontando, scegliendo delle storyline precise e andando in fondo per il proprio tornaconto, ovvero attirare il numero più alto possibile di audience. Forse il prodotto è dunque l’esempio più lampante di quanto la televisione nutra continuamente se stessa, in un loop infinito di malizia e ambiguità.