
Cosa (non) ci aspettiamo da Sanremo 2026 Quest’edizione del Festival sarà priva di guizzi quanto le polemiche che l’hanno preceduta?
Per alcuni anni il Festival di Sanremo ha vissuto in una bolla. Il merito è stato senz’altro di Amadeus, ma anche di una serie di fortunati eventi. L’ideazione del Fantasanremo, che ha contribuito ad aumentare il coinvolgimento online e offline, i grandi nomi tornati in gara, canzoni che sono diventate delle hit, il moltiplicarsi di eventi collaterali. Un cortocircuito positivo che ha contribuito a riportare la kermesse al centro della cultura pop italiana. L’evento di cui tutti parlano, il place to be per eccellenza. Fino ad ora.
Il Festival di Sanremo dei tempi andati
Non tutti, forse, ricordano che cosa è stato prima. Per molti anni (che qualcuno rimpiange con nostalgia) parlare di Sanremo era considerato da sfigati, comprare il cd con la compilation completa a fine kermesse una prova di fedeltà assoluta. Siamo in quel periodo compreso tra un Pippo Baudo che iniziava a perdere il manico e l’autocelebrazione di Claudio Baglioni a notte inoltrata. Quando a farci blaterare era soprattutto la presenza in gara di "figli di" con un non comprovato talento, giovani sconosciuti rimasti tali e qualche vecchia gloria senza più voce. Oggi, nonostante i tempi siano cambiati - poco o nulla sfugge al radar dei social media - il Festival di Sanremo sembra aver intrapreso di nuovo la strada verso quel torpore, con un dibattito sempre meno effervescente e aspettative sempre più basse.
@nssgclub In occasione dell’uscita di “Io canto 2”, l’album cover di Laura Pausini, abbiamo potuto ascoltare la cantante raccontarci dell’avventura di Sanremo, la sua preparazione al world tour 2026/2027 e l’idea dietro il nuovo album. L’hai già ascoltato? Diccelo nei commenti! #sanremo #laurapausini #conduttricesanremo #iocanto2 #iocantotour original sound - nssgclub
Al di là dell’assenza di nomi di punta in gara in questa edizione, persino polemiche e anticipazioni - ormai l’essenza stessa del Festival - risultano stantie. Nessuno si è filato gli annunci di Carlo Conti al TG1. Pucci se l’è presa e non ci sarà. E ad oggi la notizia che ha suscitato più interesse è la presenza nella serata cover di Tony Pitony. Ho detto tutto. Al netto di aspettative ai minimi storici, abbiamo comunque fatto qualche previsione su che cosa aspettarsi da questo Festival di Sanremo 2026.
Celebrare il passato per ignorare il presente? Cosa ci aspettiamo da Sanremo 2026
Punto primo: considerato il nefasto anno appena trascorso, non mancheranno tributi a chi non c’è più. La lista del 2025 è tristemente lunga, con nomi che hanno fatto la storia della kermesse: Pippo Baudo, Peppe Vessicchio, Ornella Vanoni. La difficoltà non starà soltanto nell’evitare la retorica, ma anche nel non trasformare il ricordo in un mero diversivo. Negli ultimi anni i tributi a Sanremo sono sempre più spesso assomigliati a banali segmenti di palinsesto. Un modo per guardarsi indietro, ma soprattutto per non guardare fuori. In un Festival che fatica sempre di più a parlare del presente, la memoria rischia di diventare l’unico linguaggio possibile. E sarebbe davvero un’occasione sprecata.
@nssgclub Levante ci racconta il processo dietro a un nuovo capitolo del suo viaggio nell’amore: quello che prende forma sul palco del Festival di Sanremo con “Sei tu”, il brano inedito che segna un’altra tappa del suo racconto emotivo. Dopo MAIMAI, NIENTE DA DIRE, DELL’AMORE E IL FALLIMENTO e SONO BLU, questo percorso confluirà nel nuovo album “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza” e prenderà vita dal 29 aprile nei club con il “Dell’amore – Club Tour 2026”. Cosa ne pensi? Faccelo sapere nei commenti! #levante #sanremo #intervista #seitu #cantantisanremo Vivo - Levante
Un Festival di Sanremate
Punto secondo: i brani in gara. I fedelissimi - solitamente nostalgici del Sanremo dei tempi andati - le chiamano Sanremate: sono quelle canzoni d’amore ruffianamente melodiche e spiccatamente nazionalpopolari, un tuffo di pancia negli anni Novanta. Quest’anno non mancheranno. Funzionano perché sono riconoscibili, rassicuranti, perfettamente allineate a un’idea di canzone che non disturba. Il problema è che fuori dal palco dell’Ariston smettono di esistere. Non perché siano brutte, ma perché non raccontano più nessuno.
Tanto contenuto, poco immaginario
Punto terzo: se ne parlerà? La sensazione è che la kermesse stia perdendo, piano piano, parte dell’appeal guadagnato in questi anni. C’entrano un Carlo Conti un po’ rigido, un Fantasanremo trito e ritrito, un format che inizia a scricchiolare, lo scontro (e la pretesa di ignorarlo) con un mondo reale di conflitti e complessità. E poi c’è il naturale corso di qualsiasi fenomeno di costume. Dopo il picco, è il momento della discesa; e questa edizione del Festival sembra percollerla a tutta velocità. Le canzoni in gara non promettono grandi rivelazioni, lo stile di conduzione di Conti si è rivelato poco incline a sfruttare imprevisti e deviazioni dal copione, mentre l’entourage di co-conduttori e ospiti - nonostante l’annuncio di Irina Shayk - non ha generato grandi aspettative. L’impressione è che ormai Sanremo, incapace di creare un vero e proprio immaginario, si limiti a produrre mero contenuto. Clip da condividere, polemiche a tempo determinato, momenti pensati per essere commentati più che ricordati. La magia sembra svanita. Chissà, di Sanremo, cosa ne sarà.

















































