Tom Connell: "Non seguiamo i trend e non utilizziamo l'Intelligenza Artificiale" Intervista all'Hair Art Director di Davines

Tom Connell: Non seguiamo i trend e non utilizziamo l'Intelligenza Artificiale Intervista all'Hair Art Director di Davines

Avete presente quelle immagini un po' anni Novanta che tappezzavano le pareti e le vetrine del nostro parrucchiere di fiducia? Tutte uguali, tutte un po' stantie. Davines sceglie di rompere con quell'idea e lancia una nuova campagna e una nuova collezione, per innovare non solo dal punto di vista dei prodotti ma anche di quello dell'immagine. Si chiama Once, Forever e nasce da un’idea precisa: i capelli non sono un accessorio da applicare, ma un linguaggio personale da interpretare. Racchiusa nel principio Hair for a person, not on a person, la campagna mette al centro il dialogo tra parrucchiere, cliente e materia, trasformando il momento della creazione in un processo istintivo e condiviso. Ideata da Tom Connell, Hair Art Director del brand, Once, Forever esplora il sottile equilibrio tra arte e tecnica, tra immagine e racconto, cercando di catturare quegli attimi fugaci in cui forma ed essenza coincidono. Il risultato è una collezione che guarda oltre le tendenze, puntando a immagini dal fascino senza tempo e a uno stile capace di valorizzare l’identità autentica di ogni persona.

Intervista a Tom Connell, Hair Art Director di Davines

Come definiresti il concept della collezione Once, Forever in poche parole?

Volevamo creare una serie di immagini che non sembrassero legate al mondo commerciale. Abbiamo scelto invece l’approccio di un progetto di street art che documenta le persone e i loro capelli. Ci siamo ispirati a fotografi di strada come Saul Leiter e Henri Cartier-Bresson.

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Come ha preso vita la collezione Once, Forever e qual è stato il processo creativo?

La prima fase è sempre la ricerca. Ero dell'idea che le fotografie dovessero assomigliare più a dei dipinti che a immagini nitide e perfette, così abbiamo iniziato a progettare insieme al team l’utilizzo di vetri, ombre e riflessi per distorcere e "rovinare" volutamente le immagini. Poi c’è il casting: scegliere le persone giuste è fondamentale. In Davines diciamo che creiamo "capelli per una persona, non su una persona", quindi ogni look è stato progettato in collaborazione con chi lo avrebbe indossato. Hanno partecipato attivamente, dando input e dirigendo il proprio look tanto quanto noi.

Come avete bilanciato aspetto artistico e aspetto commerciale nella creazione di questa collezione?

Abbiamo deciso di fotografare lo stesso look in due modi diversi. Il primo era uno scatto pulito e definito in studio, dove colore, texture e forma risultavano chiari e comunicavano al meglio le performance del prodotto. Questo ci ha dato la libertà, il giorno successivo, di dedicarci al nostro progetto artistico, con l’obiettivo di creare qualcosa di nuovo e dirompente per un brand professionale di haircare.

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Dove trovi l’ispirazione per creare look così unici e personali, capaci di esprimere la bellezza individuale?

Credo che la cosa più difficile per un designer sia sviluppare uno stile riconoscibile. Il modo migliore per farlo, secondo me, è lasciare che tutte le passioni al di fuori del proprio settore influenzino il lavoro: la musica, i film, l’arte, il senso dell’umorismo… tutto ciò che ti definisce è la fonte più autentica di idee. Poi bisogna adattare queste intuizioni alla persona che hai davanti, ascoltare davvero come si sente rispetto al look. Se riesci a creare un’acconciatura che la fa sentire sicura e a suo agio, questo si rifletterà inevitabilmente nell’immagine finale.

C’è un look della collezione Once, Forever che rappresenta meglio la vostra filosofia di HaiIdentity?

Direi il look blood orange su Alceste. È stato progettato in stretta collaborazione con lei. Il mio lavoro è dialogare con i capelli mentre li creo, lasciandomi guidare dal modo in cui ricci e onde vogliono naturalmente posizionarsi. Voglio che ogni look dia la sensazione che sia stato richiesto dalla persona stessa, non che siamo stati noi a imporre qualcosa o a cercare di convincerla.

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Ci sono tendenze colore o tecniche che ti attraggono particolarmente? 

Tendiamo a evitare le tendenze in senso stretto, perché tutto parte dalla persona che indosserà il look. Ovviamente vogliamo che i capelli risultino contemporanei, ma credo che questo dipenda più dall’istinto e dal confronto con il team che dall’osservare i trend del momento. Ho letto una frase nel Brand Book di Comme des Garçons degli anni ’80 che diceva: "Mentre la maggior parte delle maison occidentali pensava alle tendenze dell’anno successivo, noi pensavamo all’eternità". È un approccio interessante per sfuggire alla logica delle mode.

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Ci sono trend mainstream che eviti intenzionalmente? Perché?

L’uso dell’intelligenza artificiale al posto della creatività è una tendenza che eviterei. Metà dell’apprezzamento dell’arte sta nello stupore che genera. Siamo sempre stati affascinati da ciò che le persone riescono a ottenere quando arrivano al momento giusto e si spingono oltre i limiti di ciò che sembra ragionevole. Quando ascolto un grande album, mi interessa la storia di come è stato creato tanto quanto la musica stessa. Quando vedo una fotografia di Don McCullin, ciò che la rende davvero toccante è anche il dolore e la sofferenza che hanno reso possibile quello scatto. Quali errori hanno fatto questi artisti? Quegli errori hanno forse reso l’opera migliore? Le domande sono una parte fondamentale dell’esperienza artistica. Anche se ciò che crea l’AI può essere piacevole per l’occhio o per l’orecchio, non contiene il dolore, l’amore, la vita o la perdita che spesso stanno dietro alle grandi opere. Quando guardiamo le Olimpiadi, sappiamo che una Ferrari è più veloce di Usain Bolt. Ma non è per questo che le guardiamo.