È sbagliato scrivere fanfiction su persone reali? Quando la fantasia incontra la realtà: l’etica incerta della fanfiction su persone vere

È sbagliato scrivere fanfiction su persone reali viventi? Se lo chiedeva già un paio di anni fa un tale junktom, raccontando di aver ricevuto commenti duri, quasi scandalizzati, sotto una storia ispirata a un reality show. Alcuni lettori sostenevano che fantasticare sulle celebrità rendesse strani. Qualcuno ha risposto che questo tipo di narrazione dovrebbe esistere solo se confinata in spazi dedicati, etichettata, mai mostrata ai diretti interessati. Altri hanno ribattuto che una storia dichiaratamente inventata è comunque meno dannosa di gossip, tabloid o video che costruiscono narrazioni false. La discussione, emersa su Reddit ma riconoscibile in qualunque comunità online, non riguarda soltanto una storia, un fandom o una sensibilità individuale. Riguarda una tensione culturale più ampia ed ancora attualissima: cosa succede quando la fantasia smette di essere un’esperienza mentale e diventa un oggetto pubblico?

La fantasia come forza anarchica e l'eticità delle fanfiction

La fantasia, in sé, è anarchica. Non conosce codici legali. Finché resta mentale è assoluta libertà, solo un teatro privato dove nessuno viene coinvolto senza consenso perché nessuno viene coinvolto davvero. Scrivere, però, significa trasformare ciò che era evanescente in qualcosa che dura. Una frase è già memoria. Un racconto è già testimonianza. Una fanfiction pubblicata è già parte del discorso culturale. E quando l’immaginazione entra nella cultura, entra anche nella sfera delle relazioni sociali. Non è più soltanto un’esperienza interna. Diventa rappresentazione condivisa. È esattamente in questo passaggio dalla mente al mondo che nasce la domanda centrale se sia o meno etico trasformare persone reali in materia narrativa. E no, non è una domanda sulla fantasia. Ha piuttosto a che fare con la responsabilità della rappresentazione.

Che cos’è davvero la Real Person Fiction (e perché esiste)

La Real Person Fiction, o RPF, è una storia (romantica, drammatica, erotica, psicologica) che utilizza persone reali come protagonisti. Cantanti, attori, streamer, sportivi, influencer... chiunque abbia una presenza pubblica abbastanza forte da diventare immaginabile. Il presupposto implicito è che la celebrità sia già, in qualche misura, una costruzione narrativa. Non nel senso che sia finta, ma nel senso che ciò che il pubblico conosce è una sequenza di rappresentazioni selezionate come interviste, fotografie, performance, dichiarazioni, silenzi interpretati, gesti ripetuti fino a diventare segni. L’immagine pubblica è già una storia in corso. La fanfiction nasce in quello spazio ambiguo dove la persona reale e la sua rappresentazione mediatica si sovrappongono senza coincidere mai del tutto. Chi scrive raramente pensa "alla persona vera", ma a una versione immaginata della sua immagine pubblica. La distanza tra maschera e individuo, però, non è mai completamente separabile. Non esiste una linea precisa dove termina la rappresentazione e comincia la persona. Ed è proprio questa indeterminatezza a rendere la RPF così fertile creativamente e così inquieta sul piano etico. Per molti autori, scrivere RPF significa esplorare emozioni, identità, desideri. Le celebrità diventano vettori simbolici, superfici su cui proiettare esperienze personali, strumenti per raccontare. È un processo autenticamente creativo. Ma il fatto che un gesto sia espressivo non significa che sia privo di effetti

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Una storia molto più antica di Internet

Contrariamente a quanto si pensa, la RPF non è un’invenzione digitale. L’impulso a trasformare individui reali in materia narrativa è antico quanto la narrazione stessa. La storia umana è costellata di esempi di realtà reinterpretata, romanzata, mitizzata. Già nei primi decenni del XX secolo, riviste come Photoplay e Modern Screen incoraggiavano i lettori a immaginare relazioni segrete tra attori hollywoodiani, mescolando fatti e speculazioni in modo quasi proto-fanfiction. Negli anni ’60 e ’70, le fanzine di Star Trek contenevano i primi racconti che trasformavano gli attori stessi in personaggi, anticipando di decenni la logica dell’RPF online. Con Internet tutto cambia. Grazie ad archivi come Fanfiction.net o Archive of Our Own, la fanfiction RPF viene elevata a fenomeno globale ed ogni celebrità, dalla band dei My Chemical Romance agli idoli K-pop, dai cast cinematografici ai streamer di successo, può occupare le pagine digitali di scrittori in erba. La differenza rispetto al passato non è nella fantasia, ma nella permanenza. Ciò che prima evaporava nei diari o nelle fanzine ora resta online, commentato, condiviso, indicizzato. Entra nel mondo reale e, con essa, anche la responsabilità etica.

@eleventyoneyears a breakdown of RPF (real person fiction)! Hopefully this clears some things up! #fanfic #fanfiction #ao3 #rpf #anticensorship original sound - shan

L’arte della ship - Il caso di Heated Rivalry

Un elemento centrale della RPF è lo shipping, ovvero l’immaginare una relazione romantica o sessuale tra due persone. Le ship possono nascere da uno sguardo, da un’intervista o da una chimica percepita sullo schermo. Prendiamo ad esempio Jacob Anderson e Sam Reid, protagonisti di Interview with the Vampire, oggetto di narrazioni romantiche da parte dei fan, oppure gli attori di Heated Rivalry, le cui interazioni sul set hanno generato ship spontanee. In genere queste liason fittizie sono un gioco interpretativo, una forma di partecipazione emotiva, un linguaggio condiviso tra fan. Il problema emerge quando le relazioni immaginate smettono di essere riconosciute tali e pretendono realtà. Il confine tra immaginazione innocua e ossessione è sottile. Non è più immaginazione innocua se i fan iniziano a cercare conferme, a contattare amici o familiari, a leggere gesti pubblici come prove fino ad indurre la percezione pubblica a credere a ciò che non è reale. Lo shipping diventa allora intrusione, con il rischio di influenzare percezioni e emozioni di persone che non hanno chiesto di essere protagonisti di quelle storie.

@qiwuf01 Connor doesn't want to be shipped with Hudson. #connorstorrie #hudsonwilliams - qiwuf01

Quando la fiction entra nella vita reale: Larry e Phan

Nell’epoca digitale, la relazione parasociale con le figure pubbliche è permanente. Sentiamo di conoscerle, ma conoscere non è possedere. Scrivere fanfiction su persone reali significa simulare intimità senza consenso. La realtà mediatica non autorizza automaticamente l’appropriazione narrativa e trasformare persone in materia di racconto rischia di violare limiti invisibili. Il caso forse più noto è quello della ship Larry, che immaginava una relazione tra Harry Styles e Louis Tomlinson degli One Direction. Nel 2017 Tomlinson ha raccontato come questa narrativa immaginaria abbia reso la loro amicizia distante e controllata, con ripercussioni pesanti anche su quella che era allora la partner reale di Louis, Eleanor Calder. Un altro caso emblematico riguarda Dan Howell e Phil Lester, al centro per anni della ship Phan. Il presunto rapporto tra i due ha generato anni di speculazioni, video, tentativi di prova di una relazione privata, creando stress e tensioni insopportabili. Qui la questione etica diventa tangibile. Non riguarda la verità della narrazione, ma la sua forza sociale. Una storia condivisa abbastanza a lungo e da abbastanza persone smette di essere soltanto finzione e produce effetti reali. Quindi, dove è il limite?

Creatività, proiezione e identità

La RPF non è solo un terreno di conflitto morale. È anche un laboratorio creativo straordinario. In alcuni casi produce persino letteratura mainstream. Anna Todd, ad esempio, ha trasformato la sua fanfiction su Harry Styles in un fenomeno editoriale globale, dimostrando quanto potente possa essere la fanfiction erotica. Tuttavia, la creatività non è neutra sul piano etico, perché ogni parola pubblicata contribuisce alla percezione condivisa dell’individuo. Come osserva Anna Wilson, docente a Harvard, il limite etico si manifesta quando la storia viene mostrata alla persona reale, fino ad allora, resta costruzione immaginativa. Quando le opere raggiungono direttamente i soggetti o la loro rete sociale, il confine tra innocenza e invasione si dissolve. Per questo, chi scrive RPF non può giustificare ogni sua opera trincerandosi dietro la libertà creativa. Certo, la fiction non è realtà, l’immaginazione non può essere regolata e scrivere è un diritto espressivo fondamentale. Ma la libertà narrativa non esiste nel vuoto. Esiste sempre in relazione a qualcuno. Il problema non è immaginare, ma pubblicare, diffondere, rendere persistente. Il problema è che le rappresentazioni circolano e contribuiscono a costruire immagini sociali. La domanda etica non è “posso immaginarlo?”, ma “cosa succede quando lo pubblico?”. La sessuologa Jess O’Reilly invita a interrogarsi sugli effetti umani: come si sentirebbero i soggetti e le persone a loro vicine leggendo la storia? La legge tutela la libertà di parola, ma non cancella l’impatto sociale. La RPF vive in una zona grigia, dove libertà e responsabilità convivono in tensione permanente.

@virtuallytori Replying to @Kawaii Dreams you try to have a good faith conversation with them and they just say “gen z is trying to cancel RPF ” so i gave up cuz they’ll learn one day ig • • #relatable #fyp #xyzbca #fandom #fictionalcharacters original sound - virtuallytori

La zona grigia inevitabile

Non esiste una risposta definitiva alla domanda se sia giusto o sbagliato scrivere fanfiction persone reali. La RPF è un territorio liminale dove convivono empatia e intrusione, gioco e potere, immaginazione e conseguenza. La fantasia resta libera, ma quando diventa testo entra nel mondo e produce conseguenze. La vera questione non è se sia giusto o sbagliato, ma quanto siamo consapevoli del suo impatto. La fantasia è libertà. La rappresentazione è relazione. Ogni relazione implica responsabilità. Viene da chiedersi, quindi, quale sia il futuro delle RPF. Il fandom contemporaneo deve bilanciare libertà creativa e rispetto dei confini etici. Non serve tornare ai tabù del passato, ma creare norme comunitarie consapevoli, spazi che permettano espressione narrativa senza invadere la vita reale. La magia della fanfiction trasformativa deve convivere con la consapevolezza che i soggetti delle nostre storie sono persone reali. Solo così il fandom rimane vibrante, responsabile e moralmente sostenibile in un mondo iperconnesso, dove ogni fantasia, anche la più innocente, lascia tracce indelebili.