"I miei look nascono da sentimenti profondamente personali" Intervista ad Assia Caiazzo, make-up artist massimalista

I miei look nascono da sentimenti profondamente personali Intervista ad Assia Caiazzo, make-up artist massimalista

Le presentazioni le facciamo fare a lei: "Sono Assia Caiazzo, makeup artist da quasi 17 anni, napoletanissima e appassionata del mio mestiere. Ho trascorso 10 anni a Milano, dove sono cresciuta sia come persona che come professionista, prima di aprirmi a collaborazioni internazionali a partire dal 2017. Il mio lavoro mi ha permesso di viaggiare in tantissimi luoghi, scoprendo nuovi approcci creativi e ampliando la mia visione artistica. Milano, però, a un certo punto è diventata troppo piccola per i miei sogni, così tre anni fa mi sono trasferita a Parigi, dove continuo a vivere, lavorare e muovermi tra progetti internazionali, sempre guidata dalla passione per il beauty". Chiaro? Se no, ecco un'intervista - la terza della serie Under the Beauty Radar - con cui scoprire Assia Caiazzo, make-up artist massimalista e irriverente.

Intervista alla make-up artist Assia Caiazzo

Descrivi la tua estetica in tre parole

Non mi piace ridurre le mie visioni a semplici aggettivi, e in realtà non saprei nemmeno come descrivere il mio stile. Le mie visioni artistiche evolvono nel tempo insieme a me. Qualcuno mi definisce bold, cunty, sassy o crazy, e in ognuno di questi termini riesco a riconoscere sfaccettature della mia personalità. Allo stesso tempo, alcuni dei miei lavori hanno avuto grande successo anche in espressioni minimal ed essenziali, e io posso essere anche questo. Forse la mia estetica sa suscitare un’emozione: il commento che più mi piace ricevere è "si vede che questo è un lavoro tuo". Mi piace portare un pezzo di me in ogni progetto. Ogni proposta - glam, eccessiva o minimal - fa parte di un’estetica che indosserei tranquillamente e che rispecchia pienamente chi sono.

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Ci racconti il tuo percorso professionale e come il tuo stile ha preso forma?

Il mio approccio al mondo del makeup nasce intorno al 2009, subito dopo il diploma, quasi per caso. Ho iniziato a lavorare in un negozio di make-up nel centro di Napoli, ma all’epoca non sapevo che fare la make-up artist potesse diventare il mio mestiere. Dopo poche settimane ho sentito il bisogno di andare più a fondo e di capirne di più, così ho deciso di iscrivermi a un’accademia professionale per studiare le basi e sentirmi più preparata nel consigliare le clienti. Ho sempre avuto una forte attrazione per il trucco come materia, per i prodotti, le texture e le possibilità espressive. Già durante l’accademia mi distinguevo dal resto del gruppo: le mie idee erano diverse, mi piaceva azzardare, sperimentare e uscire da ciò che era considerato più basico. Frequentando l’ambiente creativo e il mondo della notte napoletana ho iniziato a conoscere fotografi e altre figure creative che, seguendo il mio percorso, mi hanno coinvolta nei miei primi shooting, eventi e progetti.

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Successivamente ho vissuto dieci anni a Milano, dove sono cresciuta molto sia a livello personale che professionale. Ero make-up specialist per il brand Urban Decay e il mio stile era molto affine all’immagine del brand: ho sempre sfoggiato look stravaganti, avevo i capelli blu, i tatuaggi in vista e i miei capi hanno sempre riconosciuto che la mia immagine e le mie skills erano giuste per permettermi di espormi come professionista, rappresentando il brand in diverse occasioni. Nel 2017 mi sono licenziata per diventare una make-up artist freelance. Da lì, ho iniziato a lavorare sempre di più a livello internazionale, viaggiando e confrontandomi con realtà diverse, cosa che ha influenzato profondamente il mio modo di lavorare. Oggi il mio stile è il risultato di tutto questo percorso: non qualcosa di costruito a tavolino, ma un’evoluzione continua che segue la persona che sono diventata nel tempo.

Qual è il processo creativo dietro ai tuoi look? Come li costruisci prima di applicarli?

Il mio processo creativo cambia in base al progetto, ma parte sempre dall’ascolto e dal confronto. Per me è fondamentale il dialogo con tutto il team creativo: fotografi, stylist, hair stylist e clienti. Il risultato nasce quasi sempre da un’idea comune, costruita insieme. Il volto ha un ruolo centrale. Osservo molto i tratti, la pelle, le proporzioni, e lascio che siano loro a guidarmi. Il make-up, per me, non è mai qualcosa da imporre, prende forma in relazione al volto. Arrivo sempre con un’idea chiara, ma non rigida. Lascio spazio all’istinto e a quello che succede sul set, perché è lì che il look si definisce davvero grazie alla luce, all’atmosfera e all’energia del momento. Tecnicamente lavoro molto per stratificazioni e texture, cercando sempre un equilibrio tra preparazione, esperienza e libertà creativa, che sia un look minimal o più espressivo. Quando esprimo la mia creatività su progetti personali, cerco di farmi semplicemente trasportare dal flow, non cerco di categorizzare le idee e le azioni, inizio a costruire a ruota libera fino a raggiungere un risultato appagante. Quando abbraccio questa filosofia ottengo ottimi riscontri dal mio pubblico. È molto bello per me. Gratificante.

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Quali sono le cose che ti ispirano? C'è un media in particolare a cui ti affidi quando cerchi ispirazione?

Sono molto attratta dalle texture e dai pattern, e posso sentirmi ispirata tanto dalla lucentezza dei capelli di una ragazza asiatica quanto dall’accostamento dei colori nel piumaggio di un gabbiano. Per me, tutto è una fonte di ispirazione. Ovviamente, come molti, utilizzo molto Pinterest e Google quando ho bisogno di riferimenti su un tema specifico. Detto questo, per me quella è più una fase di approfondimento e organizzazione delle idee. Credo anche di essere molto influenzata dalle correnti stilistiche ed estetiche degli anni ’80. Le mie idee e proposte creative si avvicinano spesso a quell’immaginario, sia che si tratti di glam, sia della scena punk-rock. Credo di collocarmi a metà tra queste due correnti, con un equilibrio e un twist tutto personale.

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Cosa pensi dei make-up trend? Quali ami e quali odi?

Che noia i make-up trend. Il make-up, oggi, per come lo vedo io, è spesso il frutto della globalizzazione: tutti fanno le stesse cose, tutti copiano qualcun altro. I trend distruggono l’autenticità, schiacciano la creatività e ci anestetizzano rispetto alla scoperta e alla sperimentazione. Non ho mai capito perché piaccia così tanto omologarsi a make-up temporanei che si ripetono fino alla nausea. Non c’è niente di nuovo, sono solo cose che tornano ciclicamente, sempre uguali, ma che per qualche assurdo motivo sentiamo il bisogno di etichettare con nomi sempre diversi. Latte make-up? Ma cosa vuol dire? Una base naturale con un po’ di bronzer. Espresso make-up? Un normalissimo smokey eye. I make-up trend, per me, sono solo marketing. Non c’è niente di davvero interessante lì dentro.

Se dovessi dare un consiglio a un aspirante make-up artist, quale sarebbe?

Direi prima di tutto di capire davvero se l’amore per questo lavoro è reale e saldo o solo temporaneo. Essere un make-up artist non è facile: spesso il lavoro non riceve i compensi che merita e non è preso in considerazione come dovrebbe. Fa parte del percorso. Senza un vero amore per quello che fai, sarà difficile resistere, soprattutto nell’industria della moda, dove emergere e mantenersi è davvero complicato. Come consiglio più tecnico, ho sempre suggerito a chi è alle prime armi di lavorare per un periodo medio-lungo nei retail make-up. Prima di poter truccare modelli "perfetti", un vero truccatore deve imparare a trattare tutti i tipi di pelle. La vera scuola del make-up nasce dai visi comuni: è lì che si acquisiscono le skill di un make-up artist completo. Il mio consiglio, soprattutto ai più giovani, è di lavorare sodo, non giudicare, essere aperti al confronto, credere nei propri sogni e coltivarli con gentilezza e rispetto verso se stessi e verso i colleghi. Il giudizio ferisce mentre il confronto crea, consolida tecniche, conoscenze ed evoluzione creativa.

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Nei tuoi look ci sembra di vedere una risposta al minimalismo imperante. Che significato ha il colore oggi per te? E il massimalismo?

La mia risposta al minimalismo imperante è un messaggio di affermazione e un invito alla libertà di espressione. Molto spesso i miei look nascono da sentimenti profondamente personali: do forma a emozioni che forse resterebbero represse. Esprimermi attraverso il colore e le forme è un modo per dare spazio a quello che sento, per alleggerirmi da certi pensieri o per trasportarmi in altri mondi, dove sono io la protagonista. Non attribuisco alle mie forme espressive un significato psicologico preciso, ma so che lavorare in questo modo mi fa stare bene. È una risposta emotiva: uso colori, texture e volumi in relazione a quello che vivo e sento come individuo, come persona con delle emozioni. Come accennavo prima, nelle mie proposte porto sempre una parte di me. Anche quando lavoro in team e devo mettere la mia creatività al servizio di un progetto comune, il processo è simile: mi confronto con gli altri creativi, cerco di entrare nel personaggio e mi chiedo come io stessa indosserei quel makeup all’interno di quel contesto. Il mio massimalismo sta proprio nella volontà di esplodere nel colore, in totale libertà espressiva. Non mi ritengo una persona noiosa e non credo che i miei look lo siano. In fondo, quanti beauty look clean vediamo ogni giorno? Quanti shiny classic red carpet glam, ripetuti all’infinito da beauty influencer e celebrity makeup artist? Ce ne sono tantissimi. Io non voglio essere una di loro, perché sento di essere altro.

I tuoi look sono eterei e fantascientifici: stai cercando di scappare da qualcosa?

I miei look non nascono da una fuga, ma da una scelta: creare mondi, immaginari e visioni che mi rappresentano. L’estetica eterea o fantascientifica è un linguaggio che sento mio, non un modo per evitare la realtà, ma per reinterpretarla con libertà.

Nei tuoi look più creativi cerchi di valorizzare comunque la bellezza della modella o del modello o preferisci concentrarti sulla tua idea in assoluto?

Anche nei miei look più creativi la bellezza della modella o del modello resta centrale. Non mi interessa imporre un’idea a prescindere dal volto che ho davanti: la mia creatività nasce sempre dal confronto tra la mia visione e la persona che si siede sulla mia sedia. Nei miei progetti personali, invece, dove mi occupo sia del make-up che della beauty direction, non amo imporre, ma educare e accompagnare il soggetto dentro la mia visione. Cerco sempre di non annullare l’identità di chi indossa le mie idee, ma di dialogare con i tratti, la fisionomia e l’energia della persona. Anche quando il risultato è forte, concettuale o fuori dagli schemi, per me l’equilibrio è fondamentale: l’idea deve valorizzare, non sovrastare. In questo senso, non esiste una scelta tra bellezza e idea assoluta. Il mio lavoro sta proprio nel far convivere entrambe, creando un’immagine riconoscibile, coerente e credibile sul volto che la indossa.

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C'è una volontà di comunicare un messaggio sulla bellezza e sull'autenticità che va al di là della valorizzazione del volto?

Dipende molto dal contesto in cui sto operando. Se c’è un racconto dietro allo scatto o un concept preciso, sposo il tema e costruisco il make-up in funzione di ciò che viene richiesto, mettendo la mia creatività al servizio della narrazione. Nei miei progetti personali, invece, mi lascio guidare dal flow. A volte creo semplicemente per il puro excitement di creare, senza freni e senza l’esigenza di comunicare un messaggio preciso. Altre volte, come accennavo prima, il make-up diventa un modo per interpretare e dare forma a uno stato d’animo del tutto personale. In questo senso, il messaggio non è sempre programmato: nasce dal processo creativo stesso e da quello che sto vivendo in quel momento.

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Ci sono make-up artist da tenere d'occhio oggi secondo te? Ce li indichi?

Oltre alle icone di una vita, che continuano a ispirarmi e a meravigliarmi da sempre, mi piace osservare con grande attenzione anche alcuni artisti della nuova scena, che considero di altissimo livello e dotati di una sensibilità artistica incredibile. Ivan Nunez, (@shablamgela) attuale make-up artist del tour di Doja Cat: ogni suo look mi lascia senza parole. È straordinario nell’uso del colore, nelle forme e soprattutto nell’interpretazione del mondo di Doja, di cui sono pazzamente fan. Il suo lavoro è potente, coerente e sempre sorprendente. Alona Sobolevska (@iksoxo) è, per me, un vero genio creativo nel campo degli effetti speciali. Impazzisco per ogni suo post: bizzarro, spiazzante, mai prevedibile. Mi affascina profondamente il modo in cui riesce a trovare idee creative nelle cose più insolite. È una mente fuori dagli schemi, e la trovo davvero interessantissima. Infine, ma assolutamente non per importanza, Dina (@topblrrfc). Il modo in cui riesce a trasferire l’arte sul proprio volto è qualcosa che mi emoziona ogni volta. Credo che il suo modo di percepire la bellezza nell’arte e trasformarla in make-up sia un dono raro e incredibile.