
Sophie Powers: "In un contesto così adulto, sei costretto a crescere in fretta" Intervista all'artista di Los Angeles che ha appena rilasciato il singolo Klepto
A soli 21 anni, l’artista di Los Angeles Sophie Powers si sta rapidamente affermando come una delle voci emergenti più interessanti dell’alt-pop. Con il suo approccio audace che unisce musica e moda, Sophie dà voce a chi rifiuta le convenzioni, portando emozioni crude e autentiche in un panorama pop spesso distaccato. Nata a Toronto e cresciuta in una famiglia profondamente musicale, ha sviluppato il suo talento fin da giovanissima, trasferendosi a Los Angeles a soli 16 anni per seguire le sue ambizioni. Dopo il successo del suo EP di debutto Red in Revenge e dei singoli recenti come muddy e il grintoso spiderwebs, è uscito il 26 febbraio anche il singolo Klepto. Con il suo mix distintivo di dark-pop, energia ipnotica, glamour apocalittico ed emozioni intense, Sophie continua a costruire un universo unico, inconfondibilmente suo.
Intervista a Sophie Powers
Qual è stata la tua ispirazione per il singolo Klepto e com’è stato collaborare con Lexie Liu?
Amo Lexie. Emana un’energia da "black cat" super cool, mentre io al confronto sono un golden retriever. La nostra amicizia è cresciuta proprio grazie a questa collaborazione e ho un enorme rispetto per lei, sia come artista che come persona. Ci siamo trovate subito nell’essere ispirate dalle dive Y2K che cantavano in modo quasi egoista del desiderio di stare sotto i riflettori, e volevamo portare quella stessa energia nella nostra musica.
La tua estetica fonde glamour apocalittico e paesaggi sonori inquietanti. Come traduci la tua musica in moda e immaginario visivo?
Lascio il più possibile spazio all’interpretazione, ma soffro di una sinestesia molto intensa, quindi tutte le immagini devono corrispondere al colore che la canzone ha per me, sia visivamente che a livello sonoro. È difficile da spiegare, ma la teoria del colore è uno strumento fondamentale con cui traduco le immagini che vedo nella mia testa in qualcosa di reale. Sono felicissima di avere team creativi incredibili che mi aiutano a trasformare queste visioni in realtà.
A soli 21 anni hai già condiviso il palco con YUNGBLUD, Charli XCX e altri. Qual è stato finora il momento più indimenticabile?
Credo che esibirmi prima di Charli XCX in Corea del Sud sia stato uno dei momenti più pazzeschi: ero su uno schermo gigantesco davanti a 20.000 persone, proprio come avevo sempre sognato quando immaginavo di portare la mia musica sul palco. È stato un vero momento full circle. Anche salire sul palco con YUNGBLUD alla fine del suo tour è stato incredibilmente divertente.
Qual è il messaggio che speri il pubblico colga dalla tua musica?
Spero che si sentano liberi di esprimersi e che non si vergognino delle proprie emozioni o del proprio modo creativo di pensare.
Hai definito il tuo approccio creativo come capace di superare i confini e totalmente autentico. In che modo trasferirti a Los Angeles a 16 anni ha influenzato la tua voce artistica?
Quando ti trasferisci così giovane, devi maturare in fretta, soprattutto lavorando in un ambiente di adulti. Forse è per questo che mi sento molto più grande della mia età e che molti dei miei amici hanno da uno a cinque anni più di me. Los Angeles è una città bellissima e molto diversa, e sono felice di chiamarla casa. Qui le persone non hanno paura di dire quello che pensano, e questa cosa mi piace molto.
Il tuo EP di debutto Red in Revenge e il successivo Glitch: Lvl 1 esplorano il caos emotivo e l’identità. In che modo queste esperienze hanno influenzato Spiderwebs?
In realtà ho registrato Spiderwebs nello stesso periodo in cui scrivevo il primo EP, cinque anni fa. Oggi mi sento più stabile emotivamente e più a mio agio nel parlare di quelle esperienze, ed è per questo che ero pronta a pubblicare la canzone. Quegli EP mi hanno aiutata a crescere e a sentirmi più sicura di me come adulta.
Hai collaborato con artisti come Grimes, Dillon Francis e Baby Tate. In che modo queste collaborazioni hanno influenzato la tua visione della musica e della creatività?
Ho imparato moltissimo, sia dal punto di vista artistico che da quello professionale. Forse, in modo un po’ egoista, direi soprattutto sul piano creativo, perché come artista voglio sempre scoprire nuovi metodi e nuove forme di creazione. È molto interessante osservare i processi creativi degli altri quando si tratta di scrivere o produrre una canzone. La collaborazione mi ha insegnato che non esiste un unico modo per scrivere o produrre un buon brano. Anzi, se si usa sempre la stessa formula, tutto diventa meccanico e matematico, più che artistico. Questa è la cosa più importante che ho scoperto.
Sei sia musicista che fashion designer e ti muovi tra mondi creativi diversi. Come riesci a bilanciare questi ruoli mantenendo intatta la tua visione?
Sono prima di tutto una musicista e poi una fashion designer. Avendo chiara questa priorità, mi è più facile gestire entrambi i ruoli. Sono sicura che un giorno le parti potrebbero invertirsi, ma per ora questa distinzione mi aiuta a tenerli separati. Detto questo, la mia visione musicale è comunque molto legata alle scelte di stile che faccio. La moda è la glassa sulla torta: la torta è la canzone, è la musica. Ma non si sa mai dove possa portarti l’universo.


















































