Chi è Adéla Jergová (e perché non potete più ignorarla) La visione, il caos, il controllo: dentro l’universo di una (futura) icona pop
Nel feed perfettamente caotico dei social, dove tutto scorre e quasi nulla resta, ogni tanto spunta un volto, una voce che cattura l’attenzione. È il caso di Adéla, artista dai capelli rosa e le sopracciglia decolorate che si sta imponendo come la next best thing del pop grazie all’estetica provocatoria e al sound che unisce electro-pop e hyper-pop massimalista. Oggi poco più che ventenne, è partita dalla Slovacchia per inseguire il sogno di “diventare famosissima” e sembra sempre più vicina ad ottenere l’obiettivo. Grimes, Charli XCX, Christina Aguilera, Demi Lovato e Troye Sivan sono già suoi fan. La cercano per collaborazioni, la vogliono come opening act ai loro tour. Alcuni pensano che sia la “nuova Madonna”. Il paragone con The Queen of Pop ritorna costantemente, quasi ossessivamente e non è difficile capirne il motivo. Le due artiste condividono una certa propensione per la provocazione, il controllo dell’immagine, una sessualità esplicita e performata, una grande determinazione e la capacità di stare sempre un passo avanti rispetto allo sguardo del pubblico. Eppure, ridurre Adéla a una semplice erede sarebbe un errore analitico. Se Madonna ha incarnato l’era di MTV, Adéla è invece una creatura dell’algoritmo, un’artista che nasce già consapevole delle dinamiche di attenzione, polarizzazione e viralità.
Chi è Adéla Jergová e da dove arriva
Adéla Jergová, conosciuta semplicemente come Adéla, nasce nel 2003 a Bratislava, ma la sua storia parte subito fuori dai confini. Cresce tra Mosca, poi Vienna, Londra e infine Los Angeles. Un percorso che oggi sembra perfetto per una carriera nel pop internazionale, ma che in realtà è stato tutt’altro che lineare. Fin da piccola è immersa nel balletto. Inizia a tre anni. A quindici tenta l’ingresso alla English National Ballet School. Si forma in un ambiente rigidissimo che le insegna disciplina, controllo, così come una certa estetica, che riaffiora nelle sue performance, precise ma viscerali. Allo stesso tempo passa ore guardando Hannah Montana, studiando le interviste di Miley Cyrus e Ariana Grande, imparando l’inglese da sola davanti allo schermo e interiorizzando un immaginario completamente diverso, fatto di libertà, esagerazione, spettacolo. È lì che capisce che vuole diventare una pop star internazionale. Più di un una strategia di fuga da un contesto percepito come limitante, quello diventa il suo obiettivo concreto.
@adela one of my fav looks from the videoooo
KGB - ADÉLA
L’esperienza a Pop Star Academy
Il primo vero contatto con il grande pubblico arriva con Pop Star Academy (e il successivo docuserie Netflix Pop Star Academy: Katseye), reality show che vedeva venti aspiranti popstar seguono un programma di training in stile K-pop contendersi un posto nel primo girl group internazionale targato HYBE-Geffen. Adéla partecipa, si distingue e poi viene eliminata presto. Sembra una battuta d’arresto. Il giorno dopo la fine delle riprese, quando i genitori le suggeriscono un ritorno alla normalità, la giovane artista non si arrende. Tornare indietro non è un’opzione. Non dopo aver sacrificato anni, identità, infanzia. Si lascia alle spalle quello che lei stessa definisce “l’anno peggiore della sua vita” e si concentra su cosa fare da lì in poi. Passa un’infelice fase indie rock. Poi, mentre aspetta il rinnovo del visto per gli States nella sua stanza d’infanzia in Slovacchia, circondata dalle icone come Beyoncé, Britney e Lady Gaga che hanno plasmato il suo gusto Adéla si chiede “perché sto facendo qualcosa che non mi rappresenta?”. Capisce che per lei il pop è l’unico linguaggio possibile. E allora cambia metodo. Non scrive una canzone, scrive un manifesto. Un documento strutturato in cui definisce ogni elemento della sua identità artistica: suono, estetica, immaginario, etica.
@adela ft. @Sofia Wylie this time STREAM/WATCH MACHINE GIRL #popstaracademy #dancepop #ladygaga #grimes @Half Magic original sound - ADÉLA
Dal DIY ai primi successi
Adéla non aspetta di essere scoperta, fa tutto da sola. Scrive, produce, cura l’immagine, pubblica su TikTok, gestisce la distribuzione. Un processo faticoso, quasi ossessivo, che passa da notti passate a decorare costumi a giornate divise tra studio universitario e set. Con il singolo di debutto, Homewrecked, seguito da Superscar, nel quale critica diretta all’industria musicale e alle sue dinamiche di consumo degli artisti, fa il suo ingresso nella scena pop e diventa riconoscibile. I temi sono espliciti, ma mai gratuiti. Adéla canta di ambizione, sfruttamento, sessualità, controllo. canadese Grimes l'ha contattata tramite TikTok per co-produrre MachineGirl e compare anche nel video musicale, mentre Christina Aguilera fa un cameo nel video di SexOnTheBeat. Nel frattempo, firma con Capitol Records e pubblica l’EP The Provocateur. In copertina c’è Adéla che urina per strada in uno scatto che cita la serie anni ’90 Pissing Women della fotografa Sophy Rickett. All’interno si alternano ritmi hyperpop accattivanti, uniti a ad una formazione vocale classica estremizzata. Tutte caratteristiche amplificate da coreografie da contorsionista, retaggio di anni passati a studiare balletto, e da un vortice estetico perfettamente riconoscibile, perfezionato dall’incontro con il direttore creativo Chris Horan, che riportando al centro le radici dell’Europa dell’Est di Adéla, ha rafforzato il legame tra estetica e narrazione. Il risultato è dirompente.
@adela PRE-SAVE MY NEXT SINGLE ‘SUPERSCAR’ LINK IN BIO xoxo i wonder what this one’s ab?? #popstaracademy #dancepop #ladygaga #fxmakeup original sound - ADÉLA
Perché tutti la amano (o la odiano)
Se il pop del passato si costruiva attraverso MTV e radio, quello contemporaneo nasce nei commenti e nei like. Adéla lo sa e lo usa. Il suo nome inizia a circolare non solo tra i fan, ma tra addetti ai lavori e icone. Grimes la contatta direttamente, Demi Lovato la vuole in tour, mentre figure come Tinashe e PinkPantheress interagiscono con i suoi contenuti. Regalandole una legittimazione orizzontale, immediata, pubblica. Eppure Adéla non piace a tutti. Divide. E lo fa consapevolmente. La sua estetica può risultare disturbante, i suoi testi eccessivi, le sue performance borderline, il suo sound pop libero, queer-friendly e globale troppo provocatorio. Uno degli aspetti più discussi del suo lavoro? L’uso del corpo e della sessualità che Adéla utilizza come strumento critico, interrogando il confine tra empowerment e oggettificazione che attraversano il pop contemporaneo (e non solo). In un panorama saturo di pop sicuro, lei introduce attrito. Ma è proprio questa tensione a renderla irresistibile. Come ha dimostrato Britney Spears prima di lei, la controversia è spesso il linguaggio più efficace del mainstream. Ma mentre Britney veniva spesso ingabbiata da narrative esterne, Adéla sembra avere il pieno controllo del proprio racconto.
@adela have u streamed yet??
KGB - ADÉLA
Perché non potete più ignorarla
La storia di Adéla Jergová è quella di un’ossessione trasformata in metodo. Anni di lavoro invisibile, disciplina estrema, analisi costante della cultura pop, fino a costruire un’identità artistica che oggi sembra inevitabile, ma in realtà nasce da una strategia lucidissima. Adéla non è arrivata dal nulla. È il risultato di un processo lungo, fatto di rifiuti, intuizioni, errori e decisioni radicali. Quello che la rende diversa è la consapevolezza. Sa come funziona il sistema del pop contemporaneo e sa come muoversi dentro per raggiungere i suoi obiettivi. A questo punto la questione non è più capire se diventerà grande. Ma quanto velocemente succederà.
