
Perché le serie TV di oggi raccontano solo famiglie disfunzionali Da Modern Family a The Bear
"La famiglia fa schifo ma è comunque importante", dice una delle protagoniste della dramedy statunitense Transparent. È una frase, però, che si adatta perfettamente anche alla maggior parte delle famiglie ritratte nelle serie tv e film contemporanei. Dopo decenni passati a guardare esempi di famiglia nucleare perfetta, abbiamo cominciato ad assistere a una trasposizione diversa, patinata ma più veritiera. Il parentado delle serie tv di oggi è legato da segreti e dissapori irrisolti. L’unica eredità sono i traumi generazionali che vengono tramandati. Eppure, l’affetto non viene negato. L’amore c’è. Anzi, spesso, è proprio un’incapacità di gestire le emozioni contrastanti a guidare i protagonisti verso atteggiamenti sbagliati.
Perché le famiglie disfunzionali dominano le serie TV contemporanee
Verso la fine degli anni ‘90 ci siamo accorti che quello che vedevamo in televisione non ci rappresentava più. È difficile empatizzare con la famiglia del Mulino Bianco quando i tuoi genitori sono divorziati, il nonno è al terzo matrimonio, tuo fratello non ti parla più e una zia è stata disconosciuta. Era chiaro che fosse necessario un restauro dell’immagine famigliare televisiva. Qualche spiraglio di inconsuetudine lo abbiamo avuto con Friends e How I Met Your Mother - divorzi, coppie gay, madri surrogate - ma rappresentavano ancora l’eccezione.
Modern Family ha cambiato la rappresentazione della famiglia in TV
La prima vera scossa mainstream è stata Modern Family. Il concetto stesso della sitcom nasce dal desiderio di mostrare la realtà famigliare contemporanea. C’è la coppia gay che adotta una bambina da un paese straniero. C’è la coppia di divorziati, lei sudamericana e lui anziano, che fanno fronte alla differenza d’età. C’è la ragazza madre e quella che bambini non ne vuole. Anche la coppia etero, con tre figli, ha dinamiche intricate, spesso nascoste nelle serie tv precedenti.
Modern Family è divertente, eppure non nega la disfunzionalità dei legami fra i Pritchett. I personaggi faticano a comunicare, cercano di nascondere i propri desideri per timore di essere disprezzati, mentono, sono co-dipendenti e immaturi. Eppure, non possiamo negare l’amore profondo che li lega. Gli episodi finiscono con una riconciliazione, il tema del perdono e della buonafede è evidente. La serie funziona perché introduce il conflitto senza negare la validità del legame famigliare. Ci ricorda che amare una persona significa anche accettarne e comprenderne difetti e punti deboli e che in famiglia non c’è chi vince e chi perde perché si lavora insieme. Sembrerà banale, eppure è stata la prima serie popolare a concretizzare questa visione.
The Bear e il racconto dei traumi familiari tra dolore e redenzione
E se Modern Family esplora gli squilibri famigliari in chiave comica, The Bear li immortala nella loro pesantezza. I Berzatto non sono divertenti, sono distrutti. Malattia mentale, dipendenze, rabbia repressa, c’è tutto. Le dinamiche familiari sono tormentate dai traumi. I protagonisti sono alla deriva, alienati. La loro fragilità emotiva nasce dalla famiglia che li circonda che, addirittura, acuisce le difficoltà e li porta sempre più al declino collettivo. Eppure, citando De André, dal letame nascono i fior. Sono proprio i tracolli psicologici e le avversità comuni a guidare i Berzatto verso l’emancipazione, la cura e la guarigione. Perdonando sé stessi, perdonano i parenti. Accettando e imparando a voler bene a sé stessi, amano gli altri. Non solo il dolore è l’altra faccia dell’amore ma ne è quasi il punto di partenza. Un reminder che l’unico modo per superare i problemi è affrontarli.
Big Mistakes porta su Netflix una nuova famiglia imperfetta
E ora, Big Mistakes unisce un po’ i due universi. La comicità tenera di Modern Family e il dramma asfissiante di The Bear. Nella nuova serie Netflix c’è una madre single, divorziata, con tre figli adulti. Una è incastrata in un matrimonio infelice, una è l’ex adolescente problematica diventata adulta incasinata e l’ultimo è un pastore super religioso apertamente gay. Tutti i personaggi sono co-dipendenti, insicuri, intimoriti dal futuro e sottomessi dal giudizio altrui. E anche qui, a costo di risultare scontata, l’unione fa la forza. Ma in senso letterale, dato che alcuni membri della famiglia si ritroveranno invischiati in affari loschi con la malavita e l’unico modo per uscirne è risolvere i battibecchi e fare fronte comune.
Perché oggi ci riconosciamo nelle famiglie imperfette delle serie TV
La disfunzionalità famigliare sembra un po’ il leitmotiv del cinema e della serialità contemporanea. Non penso, però, sia un tema trito e ritrito figlio di una scarsa creatività. La nuova apertura alla psicoterapia, alla salute mentale e all’intelligenza emotiva, hanno tirato fuori tutta la polvere sotto i tappeti, nascosta dalle generazioni precedenti. E se c’è una cosa che piace a millennial e Gen Z è parlare dei propri problemi, eviscerarli e trovarci pattern comuni. E negli anni siamo cresciuti e maturati, e il rancore adolescenziale ha lasciato spazio a una compassione più adulta. È per questo che continuiamo a guardare famiglie che si feriscono e deludono. Perché, a differenza delle sitcom del passato, non promettono che andrà tutto bene, che una famiglia felice è una famiglia senza problemi. Le serie contemporanee ci suggeriscono il contrario, una famiglia è tale proprio perché i problemi non bastano a distruggerla.




















































