
Due nuovi test potrebbero cambiare la diagnosi dell’endometriosi Finalmente si potrà accorciare il percorso diagnostico per una delle malattie croniche più sottodiagnosticate al mondo
Per milioni di donne convivere con l'endometriosi significa affrontare anni di dolore prima di ricevere una diagnosi. Dolori mestruali invalidanti, stanchezza cronica, problemi intestinali, difficoltà nei rapporti sessuali e, in molti casi, infertilità vengono ancora oggi troppo spesso minimizzati o attribuiti a una presunta "normalità". In realtà, non c'è nulla di normale nel convivere con un dolore che impedisce di studiare, lavorare o svolgere le attività quotidiane, ma per fortuna dal Regno Unito, arriva una novità che potrebbe rappresentare un punto di svolta. Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), l'ente che definisce le linee guida per il sistema sanitario britannico, ha infatti approvato l'introduzione di due nuovi test non invasivi per facilitare la diagnosi dell'endometriosi all'interno del Servizio Sanitario Nazionale inglese. Si tratta di una decisione destinata ad attirare l'attenzione di tutto il mondo medico, perché potrebbe ridurre significativamente i tempi necessari per riconoscere una patologia che colpisce circa una donna su dieci in età fertile.
La diagnosi
Oggi la diagnosi dell'endometriosi è ancora un percorso lungo e complesso in quanto ecografie e risonanze magnetiche non sempre riescono a individuare tutte le forme della malattia. Per molti anni la conferma diagnostica è arrivata soprattutto attraverso la laparoscopia, un intervento chirurgico mini-invasivo che permette di osservare direttamente la presenza di tessuto endometriale al di fuori dell'utero. Negli ultimi anni si è cercato di limitare il ricorso alla chirurgia solo ai casi realmente necessari, ma questo non ha eliminato il problema dei ritardi diagnostici. Nel Regno Unito una donna aspetta in media oltre nove anni prima di ricevere una diagnosi corretta. Per alcune persone il percorso può essere ancora più lungo, soprattutto quando i sintomi vengono sottovalutati o confusi con altre patologie gastrointestinali o ginecologiche.
I nuovi test
Le nuove tecnologie approvate dal NICE puntano proprio a colmare questo vuoto. La prima si chiama Endotest ed è un semplice test salivare. Analizzando specifici microRNA, piccole molecole coinvolte nella regolazione dell'attività cellulare, il test cerca biomarcatori compatibili con la presenza dell'endometriosi. La procedura richiede soltanto un campione di saliva e potrebbe diventare uno strumento prezioso per indirizzare rapidamente le pazienti verso gli approfondimenti necessari. Il secondo test, EndoSure, utilizza invece sensori applicati sull'addome per registrare i segnali elettrici dell'intestino. L'esame dura circa 45 minuti, è completamente non invasivo e fornisce il risultato immediatamente al termine della procedura. L'obiettivo è individuare alterazioni dell'attività intestinale frequentemente associate all'endometriosi, offrendo ai medici un ulteriore elemento per orientare la diagnosi. È importante precisare che questi strumenti non sostituiscono il giudizio clinico né rappresentano una diagnosi definitiva. Saranno utilizzati insieme alla valutazione dei sintomi, alla visita ginecologica e agli esami di imaging. Il NICE ha autorizzato il loro impiego iniziale per un periodo di tre anni, durante il quale verranno raccolti ulteriori dati sulla loro efficacia nella pratica clinica.
Basta sottovalutare la salute femminile
La vera rivoluzione, però, potrebbe essere culturale prima ancora che tecnologica soprattutto perché per troppo tempo il dolore femminile è stato normalizzato. Quante ragazze si sono sentite dire che i dolori mestruali sono semplicemente "parte dell'essere donna"? Quante hanno aspettato anni prima che qualcuno prendesse sul serio i loro sintomi? La conseguenza è che molte convivono per lungo tempo con una malattia infiammatoria cronica che può compromettere la qualità della vita, la salute mentale, la fertilità e persino la carriera lavorativa. Una diagnosi più rapida significa poter iniziare prima le terapie disponibili, ridurre il rischio di complicanze, limitare la progressione della malattia e restituire alle pazienti qualcosa che troppo spesso viene loro negato: essere credute. Naturalmente questi test non rappresentano ancora una soluzione definitiva. Serviranno ulteriori studi per confermare accuratezza e affidabilità su larga scala. Tuttavia, il messaggio lanciato dal Regno Unito è estremamente significativo. Investire nella salute ginecologica significa investire nella salute pubblica.
