
La serie di Harry Potter è diventata un test di onestà intellettuale E non solo
"Assolutamente no", "Proprio no". Non sono le risposte che darei se mi venisse chiesto di mediare un dialogo tra il Generale Vannacci e la deputata Elly Schlein, ma sono quelle date da Ally Pankiw alla proposta di lavorare alla nuova serie HBO di Harry Potter. A Pankiw, regista di Black Mirror, Feel Good e The Great, è stato chiesto di dirigere il nuovo adattamento dei romanzi di J.K. Rowling e la sua risposta è stata inoppugnabile: "È facile dire di no a chi dona fondi alla transfobia". Poco tempo dopo Kate Herron, regista della prima stagione di Loki, ha rivelato di aver ricevuto e aver rifiutato la stessa proposta due volte.
Il rifiuto a Harry Potter che fa scalpore
Perché, però, un rifiuto a una collaborazione ha fatto così tanto scalpore? I progetti artistici e creativi inizialmente coinvolgono sempre migliaia di persone che poi non prendono parte al piano, non è niente di strano. In questo caso, però, c’è qualcos’altro, perché non si parla di un progetto qualsiasi, bensì dell’ennesimo prodotto figlio di J.K. Rowling. Per chi si fosse perso i capitoli precedenti, in brevissimo, la creatrice di Harry Potter promuove da anni un’ideale transfobico, escludendo le persone trans* dal proprio attivismo, arrivando anche a finanziare organizzazioni atte al silenziamento dei movimenti e degli spazi a loro dedicati. Davanti a un’atteggiamento così tranchant, sarebbe normale pensare che i progetti legati all’universo creativo di Rowling dovrebbero essere sempre meno appoggiati e considerati, giusto? Sbagliato. Siamo, appunto, davanti all’ennesimo progetto legato al maghetto più famoso del millennio, in cui sono stati investiti più di 5 miliardi e mezzo di dollari. Fondamentalmente perché, all’economia, della morale non frega nulla.
Le critiche al cast della nuova serie HBO su Harry Potter
Qualcosa, però, almeno in parte sta cambiando. Da quando è stata annunciata la serie, diversi membri del cast e della produzione sono stati criticati proprio per aver deciso di lavorare a un progetto legato a Rowling. Non solo perché la scrittrice abbia espresso opinioni controverse, ma perché sarà produttrice esecutiva della serie e continua a essere direttamente coinvolta nel franchise e a beneficiarne attivamente. Perché, dunque, prenderne le distanze è così complesso?
Prendere posizione non è e non deve essere considerato impossibile
Il problema è che abbiamo iniziato a confondere la complessità del mondo con l'impossibilità di prendere posizione. Come se il fatto di non poter essere moralmente perfetti significasse che tutto è lecito, che la rotta per gli escamotage è sempre trafficata e funzionale. Non tutte le contraddizioni sono uguali, però. Possiamo dirci contrari al capitalismo e continuare a vivere in una società capitalista perché, individualmente, è impossibile il contrario. Ma ci sono situazioni in cui, invece, la scelta è davanti a noi e a portata di mano. Lavorare o non lavorare a un progetto. Accettare o rifiutare una collaborazione. Dare o non dare il proprio nome, talento e pubblico a qualcosa. È qui che la politica smette di essere una cosa astratta e che promuoviamo idealmente e comincia a essere una cosa concreta, che traduciamo in azioni. Predicare è relativamente semplice. Possiamo dichiararci femministi, antirazzisti, condividere infografiche e mettere bandiere nelle biografie dei nostri profili. Il momento significativo arriva quando quei valori ci chiedono qualcosa in cambio. Soldi, opportunità, visibilità, lavoro. È allora che scopriamo quanto ci crediamo davvero.
@pinknews Queer director Ally Pankiw has shown just how simple it is to say no to working on Harry Potter. Sharing a screenshot of a text exchange on Instagram, Pankiw revealed how she responded when approached about the franchise. #harrypotter #blackmirror #jkrowling #transgender #lgbtq News News-Drone-IT-AI(963995) - ImoKenpi-Dou
Questo non significa che chiunque lavori alla serie di Harry Potter sia automaticamente una persona transfobica, brutta e cattiva. Significa però che è impossibile sostenere di essere dalla parte della comunità trans* e far finta che contribuire direttamente a rendere ancora più ricco e potente il franchise di Rowling non abbia niente a che fare con quella scelta. Puoi farlo, ovviamente. Puoi accettare il lavoro, decidere che l'opportunità sia troppo importante per rinunciarci. Sarebbe opportuno, però, bilanciare le proprie azioni con l'onestà intellettuale e ammettere che, in quel momento, gli interessi personali sono venuti prima degli ideali.
Non dobbiamo superare un esame di morale, ma essere pratici un po' sì
E va bene, gli esseri umani sono incoerenti, lo siamo tutti. Ma c'è una differenza tra essere incoerenti perché viviamo dentro un sistema dal quale non possiamo sottrarci e scegliere consapevolmente di fare qualcosa che va contro ciò in cui diciamo di credere. Non poter fare tutto non significa non poter fare niente. Non essere perfetti non significa che tutte le incoerenze abbiano lo stesso peso. Quando parliamo di stare dalla parte giusta non ci riferiamo alla necessità di trovare sempre la risposta perfetta, perché non esiste. Non intendiamo superare un esame di purezza morale. Si tratta di avere dei principi e permettere loro, ogni tanto, di avere delle conseguenze. Perché se la nostra etica non ci costa mai niente e non influenza le nostre decisioni, allora forse non ci siamo davvero schierati ma abbiamo solamente imparato a usare le parole giuste.




















































