
La ragazza con la Leica è il ritratto sbiadito di Gerda Taro Il film di Alina Marazzi è il titolo di apertura di Orizzonti a Venezia 83

Il bisogno di testimoniare è forte in molte professioni. C’è chi lo fa attraverso il giornalismo, chi portando film al cinema, chi scattando foto. È il caso della fotoreporter Gerda Taro, di cui fa rivivere la storia la regista Alina Marazzi trasportandoci indietro nella Parigi del 1937, prima di partire per raccontare gli eventi e i destini delle persone sul fronte spagnolo. O almeno, è l’intento del suo film La ragazza con la Leica, presentato in anteprima alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia e titolo d’apertura della sezione Orizzonti.
Il cinema del reale e il lavoro d'archivio di Alina Marazzi
Marazzi, con un background da documentarista e il film di finzione Tutto parla di te con Charlotte Rampling uscito nel 2013, svolge con mestiere la sua materia prima: il cinema del reale e il lavoro di archivio. Fattori presenti e vitali all’interno dell’operazione biografica della fotografa che diede la sua vita per la propria professione, battagliera nelle proprie posizioni, oltre che convinta della funzione dell’obiettivo in quanto arma con cui poter svolgere un ruolo nella lotta.
Conquistare la libertà è un atto che può passare per uno scatto e Gerda Taro lo sa bene. Lo sa anche la regista e sceneggiatrice, alla scrittura insieme a Valia Santella e partendo dal romanzo omonimo di Helena Janeczek. Questo però non basta per trasmetterlo e raccontarlo al pubblico, con l’opera che viene meno quando si tratta di dare un ritratto solido e soddisfacente della professionista, non mettendola nemmeno per un secondo a fuoco.
La figura di Gerda Taro tra legami personali e fotografia di guerra
Persino la fotografia diventa presto marginale, lasciando maggiore spazio ai legami che la protagonista ha instaurato nella sua giovane vita, prima che venisse stroncata troppo presto. Un’arte che sarebbe dovuta essere in teoria il fulcro dell’esistenza di Taro, e quindi della narrazione del film, che invece sbiadisce gradualmente sullo schermo, diventando un elemento al pari degli altri.La scrittura mette molto poco al centro la figura della giovane in quanto fotoreporter di guerra, aspetto che rimane praticamente estraneo nella ricostruzione degli eventi de La ragazza con la Leica. Le mancanze di cui è portatore il film generano delle dissonanze all’interno della pellicola.
La ragazza con la Leica, il cast e l'occasione mancata
Il risultato, perciò, è alterato. Non c’è omogeneità tra il lavoro svolto da Marazzi con l’archivio e ciò che viene costruito attraverso la messinscena. Anche il cast di volti internazionali stride e non risulta fedele all’aria analogica che vorrebbe avere il film. La protagonista di Emilia Schüle è una figura più vuota del dovuto e interpretata con superficialità. Così succede anche ai colleghi Aaron Altaras, il quale impersona il partner lavorativo e nella vita della fotoreporter, il fotografo Robert Capa, o all’attrice Luna Wedler, giovane promessa di origini svizzere che lo scorso anno vinse proprio alla Mostra di Venezia il premio Marcello Mastroianni per i giovani interpreti grazie al bellissimo Silent Friend. Quando La ragazza con la Leica finisce la cosa più deludente è che non si sa molto di più di Gerda Taro rispetto a quando si è entrati in sala. Del suo spirito rivoluzionario, dell’apporto al lavoro di fotoreporter, della scoperta del suo corpus fotografico anni dopo. Un coraggio mitizzato, reso però attraverso un film inconsistente il quale, proprio come il suo lavoro, toccherà forse ancora un po’ aspettare perché venga davvero (ri)scoperto al cinema.




















































