
I Want Your Sex: la Gen Z ha davvero paura del sesso? Tra Purity Culture, ansia da prestazione e il nuovo film di Gregg Araki
Sex sells è il mantra culturale degli ultimi cent’anni. Il sesso vende una promessa di desiderio e di soddisfazione. Vende automobili, profumi, riviste, musica, film. Ha venduto l'idea di libertà, ha costruito carriere, scandalizzato il pubblico e trasformato corpi e desideri nei più potenti strumenti di marketing. Dalle pubblicità di Calvin Klein ai videoclip di Madonna, da Basic Instinct alle copertine delle riviste; da un secolo ci siamo abituati all’idea che il sesso porta attenzione e conseguentemente guadagno. Già negli anni ’20 del Novecento, nelle pubblicità dell’industria automobilistica, venivano disegnati corpi femminili nudi o seminudi che reggevano i prodotti promossi.
Il calo dell'attività sessuale e la paura del desiderio nella Gen Z
Da qualche anno, però, sembra essersi aperto un bivio e l’ipersessualizzazione dei corpi viaggia parallelamente a un rispolvero e un rinnovato interesse nel puritanesimo. Mentre il sesso continua a essere onnipresente, infatti, la Gen Z sembra distaccarsene sempre di più. E non si tratta solo di un’ipotesi o di una sensazione. Negli Stati Uniti diversi studi hanno registrato una diminuzione dell'attività sessuale tra i giovani adulti rispetto al passato. Una generazione cresciuta con pornografia accessibile, dating app e una quantità di linguaggio sulla sessualità mai avuta prima sembra, allo stesso tempo, avere più timore del sesso reale.
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I Want Your Sex: la provocazione cinematografica di Gregg Araki
È dentro questa contraddizione che arriva I Want Your Sex, il nuovo thriller erotico di Gregg Araki con Olivia Wilde, Charli XCX e Johnny Knoxville, presentato al Sundance Film Festival lo scorso gennaio e fuori ora nelle sale statunitensi. Già solo con il titolo si percepisce il carattere provocatorio della pellicola. Araki, che da sempre ha fatto della sessualità e della trasgressione uno dei punti focali del proprio cinema, ha raccontato di essere rimasto colpito proprio dalla cautela della nuova generazione nei confronti del sesso. Ma perché abbiamo così tanta paura del nostro desiderio? Dove si è rotto il meccanismo?
Privacy, precarietà e iper-analisi
Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Marriage and Family, una quota crescente di giovani fra i 18 e i 29 anni non ha rapporti o partner sessuali. Alcuni studi hanno collegato il fenomeno alla diminuzione delle relazioni romantiche, all'insicurezza economica e a cambiamenti nelle abitudini sociali. Sicuramente, essere costretti a vivere più a lungo a casa dei genitori perché non ci si può permettere una propria abitazione, non aiuta a creare privacy e stimolare il desiderio. Tutto questo non significa che un’intera generazione sia diventata asessuale, né che fare meno sesso sia necessariamente un problema di per sé. Ma tutto questo racconta un cambiamento che va al di là del corpo, della fisicità e delle relazioni romantiche.
@viceau Why are Gen Z having less seggs? We have answers. #australia #seggs #education #themoreyouknow #todayilearned #eggplant #peach #relationship #celibacy original sound - VICE Australia
La Gen Z e il sesso, un rapporto ambiguo
La Gen Z è probabilmente la generazione più preparata di sempre a parlare di consenso, confini e salute sessuale. Abbiamo imparato l’importanza della comunicazione e dei limiti, a riconoscere le dinamiche di potere, a fare attenzione al trauma. Ma nel momento in cui ogni esperienza viene sottoposta a un controllo minuzioso, anche il desiderio rischia di diventare qualcosa da fare secondo uno schema preciso e attento. In questo modo, la purity culture si inserisce culturalmente in modo più subdolo.
Tra Purity Culture e performance social, come internet ha alterato l'intimità
Per le generazioni precedenti il sesso era sporco, pericoloso o moralmente sbagliato; l’atteggiamento migliore da assumere era l’astinenza. La generazione Z non vieta il sesso ma lo sottopone a una lista infinita di condizioni. Deve essere consensuale, sano, sicuro, liberatorio, rispettoso, comunicato correttamente. Non ci si deve vergognare del proprio corpo, ma dobbiamo fare attenzione a non trasformare la sessualità in una forma di validazione. Possiamo voler essere attraenti, ma non dobbiamo cercare approvazione. Bisogna conoscere i propri desideri, ma anche saperli mettere in discussione. Rispettare i nostri limiti ma uscire dalla zona di comfort.
@www.sita.org obviously not “against” the movement but i haven’t seen anyone talk about how its impacted our generations approach to sexuality. #fyp #discourse 212 vanished - Ken
Inoltre, a costo di suonare come la zia che ti chiede di spiegarle i meme, internet e i social media hanno alterato completamente i concetti di relazione, fisicità e intimità. La sessualità ha preso una forma vacua, astratta, da consumare privatamente. Pubblichiamo le thirst trap, leggiamo gli smut (romanzi romantici molto espliciti) online, seguiamo onlyfanser e ostentiamo dissolutezza ma poi, nella vita reale, non interagiamo uno con l’altro. E come per altri aspetti sociali, questa comunicazione incessante e la società della performance in cui viviamo, ci porta a sentirci controllati e a rischio di giudizio e derisione. La contraddizione, poi, permea anche in come comunichiamo desiderio e corpo. Sui social si può fare educazione sessuale e parlare di orgasmi, ma alcune parole, per esempio, non possono essere pronunciate. Abbiamo interiorizzato talmente tanto l'idea di doverci proteggere, raccontare e comprendere che anche il sesso può diventare un'altra cosa da performare correttamente. Per questo I Want Your Sex sembra quasi un prodotto alieno (come in Mysterious Skin, dello stesso regista). Araki non ha interesse nel rendere il desiderio educativo o rassicurante. Il film ne parla ma racconta anche potere, fantasie, manipolazione e ambiguità. E soprattutto sembra ricordarci una cosa che abbiamo quasi dimenticato, ossia che nel desiderio non c’è oggettività.























































