
E se il vero motivo per cui guardiamo Temptation Island non fosse il trash, ma il capitalismo? È una teoria provocatoria ma non così tanto assurda
Qualche settimana fa, il podcaster e autore della newsletter Meditations for the Anxious Mind ha ipotizzato che programmi come Love Island, Temptation Island o il Grande Fratello non sono tanto il sintomo di un impoverimento culturale quanto quello di un impoverimento cognitivo. O meglio, di una stanchezza collettiva. Il suo articolo si intitola in maniera provocatoria: “…Love Island è la ragione per cui dovremmo avere un reddito di base universale”, ma la domanda che pone è interessante anche per chi del reddito di base universale non vuole realmente discutere: guarderemmo gli stessi programmi se non arrivassimo a fine giornata esausti?
Il malinteso sul successo dei reality show
I reality sono sempre stati liquidati come "televisione spazzatura". Un guilty pleasure da guardare con ironia, vergognandocene un po’. Eppure, il loro successo è in continua crescita. Love Island è uno dei format più seguiti nel Regno Unito, Temptation Island è diventato l'evento televisivo dell'estate e il Grande Fratello, nonostante le infinite trasformazioni, continua a sopravvivere a ogni presunto declino della TV tradizionale. Si è detto di tutto del successo dei reality e della trash tv, di quanto questo sia simbolo di un’ignoranza diffusa, di una crisi del gusto e della capacità di apprezzare la cultura ma, se anziché concentrarci su quello che dice del nostro intelletto, ci concentrassimo su quello che dice delle nostre vite quotidiane?
Perché il nostro cervello cerca contenuti semplici
Dopo più di otto ore di lavoro, notifiche, discussioni e una quantità sempre maggiore di informazioni da elaborare, il nostro cervello non cerca più contenuti intellettualmente stimolanti. Senza prenderne pienamente consapevolezza, cerchiamo contenuti più facili da processare, più rilassanti. E non è che la nostra curiosità sia scomparsa, non è che abbiamo smesso di desiderare di scoprire cose nuove, semplicemente siamo esausti e incapaci di elaborare informazioni complesse. La psicologia parla di decision fatigue: più decisioni prendiamo durante la giornata, meno energie cognitive ci rimangono per affrontarne di nuove. E anche scegliere cosa guardare la sera ne fa parte.
Temptation Island come valvola di sfogo emotivo
Ci ripetiamo di "non avere energie" per iniziare una serie complicata o guardare un film di tre ore, come se il tempo libero fosse diventato un'altra attività da ottimizzare. A fine giornata non scegliamo necessariamente quello che ci stimola di più ma il contenuto che il nostro cervello è in grado di assimilare. Accendere Temptation Island non è molto diverso dal rivedere per la decima volta Friends, entrambe sono forme di decompressione, non chiedono uno sforzo cognitivo elevato ma riescono comunque a catturare la nostra attenzione magari mentre, nel frattempo, scrolliamo sui social. In questo senso, i reality sono perfetti. Non richiedono concentrazione costante, non bisogna ricordare trame o universi narrativi complessi, riuscendo comunque a coinvolgerci emotivamente. Tradimenti, gelosie, amicizie e conflitti sono dinamiche immediate, archetipiche, che il nostro cervello riconosce all’istante e in cui si immedesima. Sono contenuti semplici, leggibili, comodamente interpretabili ma, al tempo stesso, dai quali è facile astrarsi (per giudicare chi ne è coinvolto).
L'esperimento mentale sul reddito di base universale
La teoria del reddito di base universale prende senso proprio in questi termini. Può anche apparire astrusa e incomprensibile inizialmente, ma più ci si riflette più diventa chiara. Non stiamo realmente parlando di cosa comporti l’implementazione di una politica economica come questa, però ci permette di cambiare il nostro punto di vista e riflettere più profondamente rispetto a programmi che abbiamo sempre pensato non dicessero nulla di noi. Abbiamo dato per scontato che il successo dei reality raccontasse qualcosa del pubblico. Ma se invece raccontasse qualcosa del lavoro, della situazione sociopolitica in cui viviamo? Se il motivo per cui ogni sera scegliamo un falò di confronto invece di un film neorealista fosse la sopraffazione che ci coglie dopo aver passato la giornata a produrre?
Cosa ci dice Temptation Island sul momento storico che stiamo vivendo
Una volta che ci facciamo caso è innegabile, un’illusione di frequenza dalla quale non possiamo scappare. Negli ultimi anni la cultura pop si è divisa in due direzioni opposte: da una parte ci sono i contenuti veloci, frammentati, snackable, pensati per essere consumati senza sforzo cognitivo; dall’altra, il ritorno dei comfort show, delle sitcom riviste per la quinta volta e dei reality. Sono prodotti apparentemente diversi ma sono accomunati dalla stessa promessa, ossia chiedere pochissimo in cambio della nostra attenzione. È così che Temptation Island prende la forma di un anestetico guardato più per inerzia che altro. I reality continuano a funzionare perché parlano di emozioni universali, di drammi umani raccontati con il linguaggio dell'intrattenimento. Ma il fatto che proprio questo tipo di narrazione stia diventando il nostro rifugio preferito dice qualcosa sul momento storico che stiamo attraversando. Indipendentemente dalla qualità e dal peso culturale dei reality, non ci stiamo accorgendo di star perdendo attenzione e forza mentale, concentrazione. E se procediamo in questa direzione, ci sarà ancora spazio per la cultura e la complessità?






















































