"Non cambierei un singolo dettaglio di me stessa" Intervista a Paola Egonu

Non cambierei un singolo dettaglio di me stessa Intervista a Paola Egonu
Foto: briele_s

L'immagine pubblica di Paola Egonu è spesso associata alla potenza delle sue schiacciate, alle medaglie al collo e alla leadership in campo. Ma quando si spengono i riflettori dei palazzetti, emerge una personalità sfaccettata, profondamente legata alla moda, ai manga e al costante equilibrio tra la forza del personaggio pubblico e la sensibilità della persona. In una conversazione intima e senza filtri per il format Inedito di DAZN, la campionessa azzurra si spoglia dell'armatura da atleta per mostrare il suo lato più autentico. "Sono sempre stata un lupo solitario" racconta. "Non che non mi piacesse stare in gruppo, ma alla fine ho lasciato casa a 13 anni. Finisci per doverti costruire un'armatura. Quando ti apri con le persone rischi di rimanere ferita, quindi diventa una forma di autodifesa".

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Paola Egonu e lo stile come forma di espressione

Per Paola, la moda non è una semplice questione di tendenze, ma un vero e proprio linguaggio visivo, una ricerca di identità che ha richiesto tempo ma che oggi esplode in abbinamenti audaci e mai banali. "È stato un po' complicato trovare il mio stile, anche perché sono una ragazza alta... tra misure, taglie e capire cosa mi stesse davvero bene. Ma una volta trovato, adoro creare outfit che sorprendano le persone. Una mia amica ogni tanto mi guarda e fa: 'Paola, ma come ti sei vestita?'. E io lo adoro, è proprio il mio stile". Dallo shooting alle scelte quotidiane, il suo armadio mixa pezzi molto diversi, senza mai dimenticare una regola fondamentale: "In macchina ho sempre un paio di tacchi. Perché nella vita bisogna sempre essere pronte".

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La sua evoluzione estetica corre di pari passo con l'accettazione del proprio corpo e l'amore per le proprie caratteristiche: "Crescendo e maturando impari ad amare ogni singola parte di te stessa. A quel punto ti chiedi: perché dovrei rinunciare a un'acconciatura solo perché ho la fronte alta? Ora non me ne importa più nulla, mi piace davvero. Non cambierei un singolo dettaglio di me stessa".

La passione per Naruto (e l'importanza delle origini nigeriane)

Lontano dai campi da gioco e dagli impegni di moda, il mondo di Paola è fatto di passioni pop e connessioni familiari profonde. Gran parte del suo tempo libero lo trascorre immersa nel mondo degli anime: "Il mio preferito in assoluto è Naruto... lo guardo da anni ormai, sempre in lingua originale con i sottotitoli". Ma se c'è un elemento che definisce le fondamenta della sua vita, sono le sue origini nigeriane e la storia della sua famiglia: "Sono cresciuta con una cultura puramente nigeriana. Le mie origini sono fondamentali per me, perché non bisogna mai dimenticare da dove si viene. Soprattutto la storia dei miei genitori, tutti i sacrifici che hanno fatto per farmi diventare chi sono oggi". Tornare in Nigeria rappresenta per lei un reset, un luogo dove ricalibrare le priorità lontano dalla frenesia occidentale: "Per me stare lì è bellissimo, è la pace. È un'altra casa. Lì non conta quanto possiedi a livello materiale, ma il valore reale della vita, della famiglia e della presenza".

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La nuova leadership: la forza di mostrarsi vulnerabili nelle parole di Paola Egonu

Diventare capitana e punto di riferimento per le proprie compagne ha spinto Paola Egonu a ridefinire il concetto stesso di forza. "In palestra mi è sempre piaciuto mostrarmi forte come una roccia, perché ho sempre pensato che fosse ciò di cui le mie compagne avevano bisogno" confessa. "Ma ho scoperto che condividere le mie emozioni e permettermi di essere vulnerabile mi fa sentire più umana". Un percorso fatto di successi indimenticabili ma anche di momenti difficili, che hanno lasciato un segno indelebile dentro e fuori dal campo: "Il Mondiale è il coronamento di otto anni di lavoro. Ci sono state tantissime delusioni prima di riuscire a vincerlo... Solo chi ha fatto parte di quel ciclo sa cosa significa davvero portare a casa quella medaglia d'oro". Alla fine, ciò che rimane non sono soltanto le coppe in bacheca, ma la consapevolezza dell'impatto umano e dell'ispirazione trasmessa alle nuove generazioni: "Anche se cerchi sempre di dare il massimo, il 100%, cosa che non è sempre possibile perché siamo umani... il fatto di poter lasciare un segno così forte in una bambina che ti viene incontro in lacrime ti fa pensare: 'Ok, sto lasciando qualcosa dietro di me'".

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