
A Hollywood ci sono tante protagoniste, ma pochissime registe e autrici Anche nelle serie tv
Per un momento ci siamo illuse che la rivoluzione fosse in atto. Le donne stavano finalmente cominciando a conquistare Hollywood come protagoniste, registe, sceneggiatrici e showrunner. C’erano Fleabag e Girls, I May Destroy You e Big Little Lies. C’erano Greta Gerwig, Michaela Coel, Phoebe Waller-Bridge. C’erano storie che per anni erano state considerate troppo specifiche, troppo femminili o semplicemente poco interessanti per il grande pubblico e che, all’improvviso, erano diventate televisione di prestigio. Si stava capendo che l’esperienza femminile aveva valore e motivo di essere raccontata e che un’enorme fetta di pubblico ne aspettava, affamata, la rappresentazione su schermo. Cominciavamo ad abituarci all’idea che cinema e serialità fossero diventati finalmente spazi più aperti, accessibili e progressisti. Poi, però, abbiamo soffermato lo sguardo dietro la macchina da presa.
Registe e showrunner in calo: cosa dicono i dati sulla presenza femminile a Hollywood
Secondo l’ultimo report “Boxed In” del Center for the Study of Women in Television and Film dell’Università di San Diego, la percentuale di donne che hanno creato serie originali per le piattaforme streaming statunitensi è crollata dal 36% della stagione 2024-25 al 24% della stagione 2025-26. Anche le registe sono passate dal 32% al 22%. Purtroppo, non parliamo nemmeno di un piccolo passo indietro, perché i numeri sono tornati persino al di sotto di quelli registrati quasi dieci anni fa, nella stagione 2017-18. Potrebbe apparire una questione tediosa, fatta di percentuali e statistiche; ma, in realtà, è un tema molto più semplice e che ci tocca da vicino. Perché se è vero che la cultura riflette la società, c’è da chiedersi se lo spazio per le donne stia continuando a diminuire e, da spettatori, dovremmo domandarci: chi decide cosa guardiamo?
@aritheearchitect What other thing did a woman do in a movie that inspired you? #filmtok #early2000s #womeninfilm #disney Mouse click sound - moromi
Rappresentazione e potere: chi sta raccontando davvero la vita delle donne?
Vedere una donna sullo schermo, e quindi davanti alla telecamera, non significa necessariamente che la stessa abbia avuto voce nella costruzione della vicenda che stiamo seguendo. La protagonista può essere donna, la storia può essere quella di una donna; una serie può parlare di maternità, aborto, violenza, desiderio, corpo, amicizia o identità femminile senza che nessuna donna abbia avuto un ruolo decisionale nella sua realizzazione. Insomma, la vita delle donne è raccontata dagli uomini. Non preoccupatevi, questo non significa che un prodotto televisivo o cinematografico scritto o diretto da un uomo sia automaticamente sbagliato o di minor valore. Indica, però, in modo lampante che rappresentazione e potere non sono la stessa cosa e, molto spesso, non si intrecciano nemmeno.
@jesschatsnews A new study has found that films are more likely to star a talking animal or a man named Chris than a woman over 60 #filmtok #movies #women #ageism #movienews Per anni abbiamo chiesto a Hollywood: "Dove sono le donne?". Ed eccole: più protagoniste, personaggi femminili e storie sulle loro esperienze. Ma non abbiamo dato altrettanta importanza a una questione forse ancora più rilevante, ossia: chi è che sta raccontando queste storie? Da che punto di vista lo fa? Pensiamo, per esempio, al video del dietro le quinte di Euphoria, in cui si vedeva Sydney Sweeney quasi completamente nuda ripresa da una crew totalmente al maschile. La storia di una donna che cerca empowerment nell’industria del sesso può essere raccontata da un uomo senza che si sfiori la feticizzazione?
L'importanza dello sguardo femminile nella serialità e nel cinema
Tutte queste non sono distinzioni da poco. Il report ci mostra che quando almeno una donna è tra i creatori di una serie, la presenza femminile aumenta anche negli altri ruoli creativi. Quando abbiamo iniziato a parlare della rappresentazione femminile come di una battaglia già vinta, abbiamo tralasciato il punto più importante. Abbiamo visto più donne sullo schermo e abbiamo pensato che il problema fosse risolto. Ma una protagonista non è una rivoluzione. Una regista non è una rivoluzione. Una serie femminile non è una rivoluzione.
@isabellaonfilm Why is female pain so beautiful in cinema? #filmtok #womeninfilm #sadgirl original sound - Isabella Speaight
La rivoluzione arriva quando una donna può entrare nella stanza degli autori senza che la sua presenza venga considerata una scelta particolare. Quando raccontare una storia di donne non viene percepito come un gesto politico. Quando una donna può essere mediocre, ambiziosa, cattiva, divertente, egoista, complessa senza che il suo genere debba essere il motivo per cui è stata assunta. Quando non staremo più a contare quante donne sono state candidate ai premi prestigiosi per capire se la stagione a cui assisteremo sarà abbastanza paritaria. Abbiamo commesso l’errore di confondere una stagione di cambiamento con una trasformazione definitiva. Abbiamo scambiato la mera presenza per potere, visibilità e uguaglianza. Questo nuovo report, invece, ci ricorda che una porta aperta può tranquillamente venire richiusa. Pensavamo di avercela fatta ma, a quanto pare, non ancora.























































