
All’s Fair è tornata. È una buona notizia? I primi episodi della seconda stagione sono disponibili su Disney+
Quando uscì All Fair’s ci andai giù pesante. La serie, ovviamente, non mi piacque e, a differenza di tanti prodotti talmente kitsch e immondi da fare il giro e diventare stupendi, lo show creato da Ryan Murphy, Jon Robin Baitz e Joe Baken restava per me un mistero del piccolo schermo. Mistero che crebbe quando lo show, originale di Hulu su Disney+, raggiunse le 3,2 milioni di visualizzazioni globali nei primi tre giorni di rilascio e venne rinnovata per una seconda stagione. Da ammirare è la faccia tosta: partita con uno 0% su Rotten Tomatoes da parte della critica, è arrivata oggi al 6%. Il pubblico lo ha giudicato al 62%. Ma se tanti hanno guardato la serie per passione, altri non hanno potuto mancare l’appuntamento col trash quotidiano, approcciandosi alla visione più per poterla prendere in giro e trarne dei meme che per reale affezione.
L'anteprima mondiale della seconda stagione di All's Fair, a Roma
Tanta attenzione non ha potuto che portare a una seconda stagione, la cui anteprima mondiale si è svolta a Roma. Con uno dei red carpet più grandi al mondo, l’opera di Renzo Piano ha accolto come da più di vent’anni a questa parte la Festa del Cinema di Roma, che ha mostrato in anteprima i primi episodi dello show e fatto sfilare le sue protagoniste sul tappeto rosso. Una première come le altre, se non fosse che c'era di mezzo Kim Kardashian e che mentre si svolgeva il 24 ottobre a Roma, in un’altra parte della città si protestava per il carovita. Un paradosso che non rientra minimamente nei radar delle attrici di All’s Fair Naomi Watts, Sarah Paulson e Niecy Nash, né tantomeno delle loro personagge. La serie, infatti, ostenta un lusso marcato e ossessivo che è tra i temi principali dello show.
Com'è la seconda stagione di All's Fair? Come la prima
In apertura dicevo che quando venne rilasciata per la prima volta All’s Fair fui molto dura. Adesso, visto il successo ricevuto e il bisogno di escapismo che sentono sempre di più le persone, ho provato ad approcciarmi diversamente alla materia, a cercare di comprendere quale potrebbe essere la formula del successo del titolo. Se da una parte penso di poterlo capire, tuttavia dall’altra rimango abbastanza fedele alla mia posizione iniziale. La leggerezza con cui viene trattato qualsiasi tema è scioccante, i sotterfugi che mettono in piedi i personaggi si tengono con un filo. Le storyline inedite introdotte per ogni personaggia, una più telefonata dell’altra, sono coerenti con le esistenze surreali delle avvocatesse della serie, ma non per questo sono sensate. Glenn Close aka Dina dopo essere finita in manette ha adesso a che fare con un giovane che ha quarant’anni meno di lei. Liberty aka Naomi Watts, che doveva sposarsi con un uomo nella stagione passata, si scopre omosessuale. Ed è con un pericolo concreto che dovrà confrontarsi la Allura di Kim Kardashian, pronta a vivere la sua avventuracon il bodyguard interpretato da Cauã Reymond.
Girl power, più che femminismo vero e proprio
Il girl power resta centrale, sebbene declinato in una versione sempre aggressiva e irraggiungibile dovuta al privilegio in cui sguazzano queste donne, e i casi delle loro clienti servono per ricordare alle spettatrici valori che sono basilari anche quando trattati con dubbio discernimento e con zero gusto. Non proprio femminismo, ma un suo parente alla lontana che, comunque, tenta di dare degli input che è bene passino al pubblico femminile... anche se è difficile che ognuna delle spettatrici possa mettere su una causa da milioni e milioni di dollari. Insomma lo show, montato male e girato peggio, non è altro che l’americanizzazione delle telenovelas che tanto vengono amate dal pubblico. Scambi di partner, inganni clandestini, qualche reato penale qua e là e ogni tanto dei segreti da sganciare come bombe. Tutto su una colonna sonora costante, che enfatizza le espressioni delle protagoniste e che restituisce un'aura onnipresente di melodramma che si nasconde sotto guanti, cappelli, tacchi e tailleur.








