
Le coppie felici sono noiose? Nei film e nelle serie tv, l'amore ci piace solo quando è complicatissimo
Quando immaginiamo la vita di coppia tendiamo a saltare parecchi passaggi. Pensiamo al dormire insieme ogni notte, alle domeniche mattina passate a letto, al poter trasformare praticamente qualsiasi giornata in un appuntamento romantico. Poi, però, vai a convivere e scopri che una buona parte dell’intimità consiste nel chiedere se bisogna comprare la carta igienica. Ci sono i piatti da lavare, qualcuno che russa, il bucato che nessuno vuole stendere, la domanda "cosa mangiamo stasera?" ripetuta abbastanza volte da perdere qualsiasi significato. Si parla di bollette, turni per la doccia, famiglie da incastrare nei weekend e di chi ha lasciato quella cosa lì da tre giorni. Nulla di cinematografico. Poco di romantico.
L'impedimento all'amore è la cosa che lo rende di intrattenimento, cinema e serie tv insegnano
E, se ci pensiamo, non è quindi un caso che film e serie tv si siano sempre concentrati nel raccontare come due persone arrivino a stare insieme e non cosa succede dopo, quando decidono di continuare a condividere la propria quotidianità. La romcom, del resto, è costruita sull’ostacolo. La formazione della coppia è uno dei suoi principi narrativi fondamentali: due persone si incontrano, qualcosa impedisce loro di stare insieme e la storia vive dello spazio che li separa. Il finale, molto spesso, coincide proprio con il superamento dell'impedimento. Arriva il bacio, i dubbi finalmente si sciolgono e possiamo andare tutti a casa felici e contenti.
I trope romantici delle serie tv contro la stabilità della vita vera
La cultura pop ha trovato infinite varianti dello stesso problema. I trope romantici sono diventati dei generi nei generi. Persona giusta nel momento sbagliato, quella sbagliata nel momento giusto. L’ex che ritorna. La distanza. Due persone che si amano moltissimo ma per qualche motivo in 30 anni di vita non hanno imparato a comunicare nemmeno ne andasse della loro esistenza. Il desiderio funziona benissimo così perché è tutto proiettato in avanti. C’è sempre qualcosa che deve ancora succedere e noi, guardando, rimaniamo sull'orlo della sedia, ad attendere quello che, in realtà, sappiamo già che accadrà. La stabilità ha un ritmo diverso. Non ci tiene sulle spine, gli ostacoli non sono avventure romantiche da superare con struggimento. Una volta che la relazione è formata, la narrazione non ha più motivo di chiederci cosa succederà dopo, il mordente è finito. C'è da capire cosa se ne fanno ora, i protagonisti, dell'obiettivo già raggiunto adesso che struggimento e pathos, auguratamente, non sono più al centro delle loro vite. Le serie tv hanno dovuto affrontare questo problema più dei film. Un film, in fin dei conti, può permettersi di finire con il bacio. Una serie rinnovata per altre cinque stagioni deve capire cosa mostrare nell'episodio dopo. Spesso, la risposta è una nuova separazione.
Rosso e Rachel ma anche Nobody Wants This, su Netflix
Ross e Rachel sono probabilmente l’esempio più evidente. La loro storia in Friends continua a produrre materiale proprio perché non si stabilizza mai. Intanto, in sordina, Monica e Chandler in modo meno spettacolare ma più realistico e, nella sua pseudo-banalità, più romantico, si sposano, provano ad avere figli, comprano casa. Non smettono di avere problemi perché la vita comunque prosegue ma la relazione non procede in costante crisi affinché continuiamo a interessarci a loro. Ed è più o meno il territorio in cui sta entrando Nobody Wants This. La terza stagione, su Netflix dal 22 ottobre, parte con Joanne e Noah che vanno a convivere. Dopo due stagioni costruite intorno alla (in)compatibilità delle loro vite, gli showrunner hanno deciso di non inventarsi un nuovo will they, won’t they?. Pare banale ma rende molto più difficile l'intrattenimento perché è facile rendere esaltante una persona che non si può avere. La si può idealizzare, riempire i vuoti con desideri e speranze, trasformare ogni appuntamento in una prova dell’esistenza del destino. Averla accanto ogni mattina significa, invece, conoscerne le parti meno cinematografiche, meno sexy.
Perché una coppia felice ci sembra noiosa?
È qui che mi chiedo: perché abbiamo finito per confondere la tensione romantica con l’instabilità? E perché una coppia felice ci pare noiosa o persino imbarazzante? Pensiamo anche solo lessicalmente alla quantità di parole che abbiamo per descrivere l’inizio di una relazione. Scintilla, farfalle, chimica, la luna di miele. Poi, quando la relazione diventa sicura, è routine. Come se la passione appartenesse naturalmente all’incertezza e la familiarità fosse qualcosa da cui difendersi. La noia, nelle relazioni lunghe, ovviamente può esistere. Uno studio del 2023 per The Journal of Sex Research, condotto su oltre 3mila adulti, ha rilevato che un quarto degli intervistati dichiarava di provare noia nella propria relazione. Ma non preoccupatevi, dalle risposte emerge anche qualcosa di meno deprimente. Monotonia e stagnazione sono sì fattori che possono alimentare la noia, ma esperienze condivise, connessione emotiva, indipendenza e autonomia la contrastano. La stabilità, quindi, non è automaticamente noia, però serve impegno per non trasformala in tale. Se ci pensiamo, il problema alla fine non è tanto che le relazioni felici siano noiose, però abbiamo avuto così tanto allenamento nel raccontarci quanto è emozionante scegliere qualcuno che ci siamo dimenticati di quanto è romantico continuare a sceglierlo quando non c’è più niente che impedisca di farlo.
