"Se domani non torno" è un film utile, e va bene così Ispirato a Giulia Cecchettin, arriva presto al cinema

Nel giro di pochi mesi l’uno dall’altro, il grande schermo ha messo in scena due vicende che hanno occupato lo spazio delle televisioni e dei giornali, dei social, dei luoghi e delle piazze pubbliche. Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione di Orizzonti, La città dei vivi rivedeva il caso dell’assassinio di Luca Varani, ragazzino de La Storta, quartiere periferico di Roma. Alla Festa del Cinema di Roma, invece, in collaborazione con Alice nella città e cdopo il passaggio alla manifestazione per ragazzi Giffoni Film Festival, arriva Se domani non torno, opera che riprende i giorni delle ricerche di Giulia Cecchettin e la scoperta della sua triste fine.

Se domani non torno, il film che racconta la storia di Giulia Cecchettin dal 5 novembre al cinema

Un femminicidio che non è stato né il primo e, purtroppo, non è stato nemmeno l’ultimo. Un crimine che però ha scosso un intero paese, entrando sotto la pelle delle persone e amplificando il dolore e la sofferenza di un’intera categoria stufa delle ripercussioni cruente, barbariche e sistemiche del patriarcato. Una di quelle faccende che travalica il fatto avvenuto perché sono stati bravi i familiari della ragazza a renderlo tale, a fare della figlia e sorella un punto di riferimento affinché la società in cui siamo immersi cambi. Lentamente, ma cambi.

La regia di Paola Randi e il libro Cara Giulia

Il film è diretto da Paola Randi, che lo scrive al fianco di Lisa Nur Sultan partendo dal libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia di Gino Cecchettin e Marco Franzoso del 2024. La sua trasposizione cinematografica è un po’ ciò che il genitore della ragazza e la sorella Elena Cecchettin hanno fatto e continuano a fare dopo il giorno della scomparsa di Giulia Cecchettin l’11 novembre 2023: la restituzione di un accadimento che scuota le coscienze e, soprattutto, chiami le cose col proprio nome. Il che rende utile il film. Un aggettivo, utile, che non è certamente il più accattivante affiancato ad un titolo, ma che per Se domani non torno è il più centrato, visto il lavoro e il risultato dell’opera. Un racconto semplice, lineare, più focalizzato sullo spiegare che sul mostrare, che non cerca l’estro, sebbene Randi ogni tanto inserisce qualche spunto.

Due diversi adattamenti di cronaca nera al cinema: Se domani non torno e La città dei vivi

L’esatto contrario dell’operazione La città dei vivi, dove non si diceva e non si mostrava nulla. Due racconti di cronaca che evidenziano quanto possono essere distanti gli adattamenti dal vero, comprese le loro finalità. L’opera di Edoardo Gabbriellini, infatti, cercava l’atto artistico. Non per vanità, ma per restituire con un punto di vista differente la (non) spiegazione di un atto violento di cui è stata narrata spesso l’illogicità, con il regista che ha voluto concentrarsi sulla prospettiva della vittima e dei famigliari, sul fatto che all’improvviso la loro vita è stata stravolta, senza che ciò fosse avvenuto con un motivo.

Un film didascalico pensato per educare le nuove generazioni

Se domani non torno, invece, sottolinea tutto. Lo fa perché l’obiettivo è diverso, è più popolare. E va bene, lo si comprende. È senz’altro un film che avrebbe potuto chiedere e pretendere di più, ma che modifica il modo di vederlo se lo si inquadra come una produzione destinata ad essere didascalica per essere chiara e immediata col pubblico. Che arrivi diretta e la cui fruizione si vede nelle scuole, negli incontri con le associazioni, in ambiti istituzionali ma anche collettivi, soprattutto in cui ci siano quanti più giovani. Perché a volte il cinema può essere anche solo questo: uno strumento per ricordare e educare.

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