
La serie tv su Carrie è molto diversa dal film e dal libro Tutti online ne parlano, ma vale davvero la pena?
La serie TV Carrie, basata sul romanzo di Stephen King, è disponibile in otto episodi su Prime Video, e continua il dibattito sugli adattamenti. Prima di lui Cime tempestose, opera di Emily Brontë riportata sotto lo sguardo e il gusto della sceneggiatrice e regista Emerald Fennell. Adesso, tocca a Mike Flanagan. Lo show si allontana di fatto sia dalla sua versione letteraria che da quella cinematografica del 1976 diretta da Brian De Palma, di cui esistono anche un sequel e due remake. Ci troviamo di fronte a una variante contemporanea che incontra lo stile di un autore horror capace di offrire alcune tra le migliori occasioni seriali del genere.
Mike Flanagan incontra Stephen King, di nuovo
Gli universi di King e di Flanagan si erano già incontrati, ci sono stati infatti Il gioco di Gerald, Doctor Sleep e The Life of Chuck. Carrie, dal canto suo, è titolo tanto importante e potente da dover e poter essere un catalizzatore della visione e della firma di entrambi, che di fatto lo diventa grazie al mirabile materiale di partenza ideato dallo scrittore, su cui il creatore audiovisivo ha messo mano. Vediamo come.
Tutte le novità della serie: dall'ambientazione ai traumi di Carrie
Il primo grande cambiamento apportato dal nuovo Carrie è nell’epoca: la storia della protagonista ha luogo ai giorni nostri. I metal detector accolgono gli studenti all’ingresso della scuola e i social media sono perfetti per essere spregevoli e meschini nascondendosi dietro l’anonimato. Anche i traumi di Carrie White vengono modificati: il padre della giovane non muore quando lei non è ancora nata, bensì durante la sua adolescenza, dando un inedito significato alla sua reclusione, allo svolgimento della sua storia e al rapporto con la madre Margaret. Un genitore iperprotettivo esattamente come nel romanzo e poi nel film, ma che si spoglia leggermente di quei retaggi cristiani per proteggere la figlia non più dal male o dal peccato, bensì da una natura che Carrie non può celare e da un potere che la scollega dal mondo cosiddetto "normale".
Il tema religioso e il legame ancestrale con un femminile potente e da nascondere
La preghiera e la ricerca del pentimento religioso rimangono, ma la forza di Carrie e la sua abilità telecinetica hanno un retaggio che nella serie è più ancestrale, primitivo ed ereditario di quanto non sia mai stato. Un legame che connette la protagonista a tutte le donne accusate e discriminate per le proprie capacità, che invece di venire ammirate si è voluto sottomettere, contenere, piegare. È con la vicenda di una donna ogni volta diversa e che ha compiuto azioni incredibili che si aprono alcuni episodi, tratteggiando un immaginario fatto di una femminilità potente ma osteggiata, con dei doni che venivano considerati delle maledizioni per cui bisognava reprimerle, finanche bruciarle. È di una comunità femminile di cui parla il nuovo Carrie e di come si è arrivati alla giovane abitante del Maine che nelle intenzioni, seppur parlando di tutt’altro, ricorda lavori recenti come il bellissimo documentario Witches del 2024 diretto da Elizabeth Sankey.
La consapevolezza di un'eroina del presente
"Io esisto" è ciò che lo show vuole far dire alla protagonista, dandole il valore che fino a quel momento gli altri sembravano volerle negare, fino ad annullarla. Il bullismo, la cattiveria e i disagi giovanili vengono spalmati sui vari personaggi per raccogliere un bacino di angustie che si trasformano in violenza, psicologica e fisica, che ha portato all’esplosione della giovane. Un'esplosione che coincide con una rivendicazione molto precisa e che fa di Carrie una protagonista che attinge dal proprio passato, sulla pagina e al cinema, per comunicare con il presente, avvalendosi di nuovi codici. Conosciuta ma differente: fedele a se stessa, ma ancor più al mondo a cui parla oggi.
























































