
"Non vedo l’ora di fare la cattiva" Intervista a Romana Maggiora Vergano
"Tornare a lavorare con Paolo? Non me lo aspettavo. Non perché non volessi, ma perché ho dovuto affrontare ancora una volta il mio terrore per il genere, anche se questa volta siamo più dalle parti del thriller psicologico che dell’horror. Ma tanto io, a prescindere, sono una fifona". Eppure nonostante tutte le reticenze, ecco Romana Maggiora Vergano al secondo lavoro con Paolo Strippoli, che dopo La valle dei sorrisi l’ha voluta con sé per L’estranea, film passato in anteprima in concorso alla Mostra di Venezia e proposta italiana come candidato per rappresentare il paese nella corsa agli Oscar. "Conoscendoci però meglio, per la costruzione del personaggio e del film sento che abbiamo avuto un dialogo più fluido e una confidenza tale da permettermi di proporre soluzioni e confrontarmi insieme a lui senza perdere mai l’occasione di divertirmi anche su una sceneggiatura molto tesa".
La sfida de L’estranea e il lavoro sul personaggio di Alice
Effettivamente vivere il meccanismo de L’estranea non deve essere facile, molto più semplice osservarlo da fuori. Al centro della narrazione c’è l’incontro tra una madre e una figlia in una piovosa giornata a Roma in cui il genitore confesserà che la storia della loro famiglia è stata condizionata per buona parte da una figura ignota e mefistofelica. "Paolo mi aveva accennato del film dopo le riprese de La valle dei sorrisi. Il giorno che mi ha mandato la sceneggiatura l’ho letta due volte in una notte. La prima perché il gioco mi aveva profondamente turbata e volevo capirne a fondo i meccanismi, l’altra perché volevo cogliere a pieno la sfida del mio personaggio. Un entrare in medias res e quindi dover agire a dei ricordi che però, in quanto Romana, non avevo vissuto e non avrei nemmeno interpretato visto che il personaggio di Alice ha altre attrici che la interpretano quando è sia bambina che adolescente. Devo dire mi sono appoggiata tanto a Jasmine e mi sono lasciata toccare dalla sua esperienza".
Il confronto con Jasmine Trinca e la recitazione tra fragilità e umanità
Nel ruolo della madre de L’estranea c’è infatti Jasmine Trinca, che porta sulle spalle il fardello del segreto di famiglia. Una delle varie attrici con cui Romana Maggiora Vergano ha intrecciato la sua carriera, a partire dal film che l’ha lanciata come C’è ancora domani di Paola Cortellesi, con in arrivo le due prossime collaborazioni con Tecla Insolia per Idda di Irene Dionisi e Iside di Maria Sole Tognazzi – in quest’ultimo di nuovo anche con Trinca. "La prima volta che ho visto Jasmine truccata sono rimasta a bocca aperta", ricorda l’attrice. "La cosa che più mi scioccava e di cui non mi capacitavo era che gli avevano cambiato gli occhi. Ma osservandola meglio era chiaro che lì il trucco non aveva agito ed era lei che era riuscita a restituire lo sguardo spento e bagnato di una donna che si è portata dietro un fardello. Ha invecchiato gli occhi e la maniera in cui vede il mondo. È riuscita a trovare un pertugio che rende il personaggio umano. Ho avuto la stessa sensazione mentre giravo Il tempo che ci vuole: nonostante puoi essere una figlia arrabbiata, quando ti accorgi della fragilità di un genitore sei più aperta all’ascolto".
Il peso delle apparenze e la ricerca di sé stessi: le risposte di Romana Maggiora Vergano
Se c’è stato grande ascolto e affetto sul set de L’Estranea, meno ne passa tra la sua Alice e la madre della collega Trinca, una donna la cui esistenza è stata condizionata da delle scelte mosse solo dal bisogno di mantenere le apparenze. Qualcosa con cui chiunque deve ogni giorno scendere a patti, figurarsi chi lavora nel mondo dello spettacolo. "Come vivo le apparenze? Più vado in analisi da anni e più ho capito che cercare di conviverci forzatamente col sorriso mi allontana dalla vera me stessa", approfondisce Vergano. "Quando sento di starmi per sconnettere da chi sono cerco di fare un esercizio e di tornare alle piccole cose: a ciò che mi piace fare, mangiare, visitare, incontrare. Purtroppo per un periodo le apparenze hanno condizionato molto la mia vita. Tra le cause c’è anche questo lavoro. La mia famiglia fa tutt’altro quindi ero impreparata a cosa avrebbe comportato. Nel tempo ho però imparato a riconoscere il mio valore a prescindere da cosa pensano le persone e questo vale anche quando mi presento ad un regista per un ruolo".
Il rapporto con la famiglia e la scelta di recitare
E a proposito di famiglia, di chi siamo e chi gli altri avrebbero voluto che fossimo, come hanno vissuto i genitori il desiderio di Romana Maggiora Vergano di allontanarsi dalla professione di medico, a cui si è dedicato il resto della sua famiglia, per diventare attrice? "Hanno reagito meglio di quanto mi aspettassi. Con mia madre è stato un po’ più facile perché vedeva che non sarei stata felice come medico, ma appena entrambi hanno compreso che non poteva essere la mia strada sono entrati in modalità medici e sono andati sul pratico. Vuoi recitare, va bene, ma questo cosa comporta? Devi fare una scuola? Quale scuola? E dopo come funziona? Sono molto metodici quindi è stato difficile spiegare loro che il percorso non sarebbe stato lineare. Anche allontanarmi da casa è stato un modo per riaccendere un dialogo più onesto con i miei. Una differenza col personaggio di Alice ne L’estranea: lei voleva andare via e tagliare i ponti, io mi sono resa conto che avevo bisogno che fossero presenti".
Il destino, la paura della solitudine e la voglia di "fare la cattiva"
Sicuramente lanciarsi nell’ambito della recitazione è stata un’avventura dove ogni svolta era inaspettata e da scoprire. Non come le scelte che devono essere prese ne L’estranea, che determinano precisamente il destino dei personaggi. Il che fa domandare qual è il rapporto che l’attrice ha con il fato e ciò che nella vita sembra, o meno, predestinato: "Io credo nel caso. Sono ossessionata da cosa potrebbe accadere nel futuro quindi sì, se qualcuno mi dicesse che potrebbe dirmelo io accetterei subito. Non vivo mai nel presente, per questo sapere cosa potrebbe accadere mi renderebbe più tranquilla. Ovviamente questo affidarmi al destino mi fa vivere in una posizione scomoda, ma in alcuni momenti mi rallegra sapere che c’è qualcosa di scritto, anche se preferirei poterlo leggere".
E mentre vediamo Romana Maggiora Vergano ne L’estranea, in Idda e in Iside, oltre che nella serie ChiaroScuro in arrivo dall’11 novembre su Netflix, anche l’attrice è in attesa di altri ruoli che, un po’ come il lavoro con Paolo Strippoli e il genere, la facciano uscire dalla sua confort zone: "Non vedo l’ora di fare la cattiva. Mi piacerebbe un personaggio esasperato dalla rabbia, spregevole, con cui liberarmi dalle apparenze di cui parlavamo e divertirmi. Per diverso tempo il fatto di avere una presenza ordinaria e rassicurante, come mi è stato detto, mi è sembrato limitante. C’è chi mi disse che col mio aspetto avrei potuto fare solo televisione, come se poi fosse qualcosa di dispregiativo. Per questo sono e sarò sempre grata a Paolo perché ha saputo guardare oltre alle apparenze. E credo che possa essere bello anche per una spettatrice che ha un 'aspetto ordinario' riconoscersi in qualcosa che, poi, scardina le aspettative".
