"Dove c'è l'ego non c'è l'amore, perché l'amore è una cosa che si fa in due" Intervista a Levante in occasione del suo nuovo album, Dell'amore il fallimento e altri passi di danza

Dove c'è l'ego non c'è l'amore, perché l'amore è una cosa che si fa in due Intervista a Levante in occasione del suo nuovo album, Dell'amore il fallimento e altri passi di danza

Incontro Levante una tarda mattinata come un'altra. Io e una collega prendiamo un Uber e ci rechiamo nella sede di Warner Music Italia, in Piazza della Repubblica. Incastonato in mezzo agli hotel di lusso, è un edificio di uffici con una bella vista sulla città. Sono abbastanza emozionata. Ho già incontrato Levante, in occasione della nostra copertina digitale, ma sono passati quasi 3 anni. In questo lasso di tempo, l'artista è cambiata tanto. Ha lanciato un libro, fatto Sanremo, tagliato i capelli. Anche io sono cambiata, ma è meno importante.

Intervista a Levante in occasione del suo nuovo album, Dell'amore il fallimento e altri passi di danza, fuori ora

L'argomento della chiacchierata, il punto focale della nostra "convocazione" è uno e uno soltanto: Dell'amore il fallimento e altri passi di danza, il suo ultimo lavoro discografico in ordine di tempo, è fuori ovunque dal 9 ottobre. Ad anticiparlo una partecipazione a Sanremo e ben 6 singoli su un totale di 16 canzoni. Una mossa atipica, per l'industria musicale attuale, fatta di tempi brevi e di album altrettanto brevi. Ma è una scelta. "Dovevano essere 17 canzoni, ma mi hanno detto che non c'era budget. Scrivetelo!" esordisce, tra il serio e il faceto. "In realtà erano 15, poi è intervenuta Alma (la figlia, ndr) con Monellerie" continua, adesso ridendo. E poi riprende le fila del discorso: "L'industria musicale va come va. Ormai tutto deve essere già masticato perché il pubblico lo possa digerire. Non pensare, non ti sforzare, ti diciamo tutto noi. Io ho pregato il management di seguire un mio bisogno, volevo che le persone entrassero nel mondo di questo album lentamente. Ho sofferto moltissimo, perché le persone mi chiedevano tutto. Ma il percorso richiedeva queste tempistiche. Ho centellinato questa musica perché volevo che le persone entrassero nel mondo di questo album. Adesso i singoli possono essere collocati come tasselli nell'opera ed è chiaro che stavo raccontando tanti amori diversi, tanti fallimenti diversi". 

Un viaggio alla scoperta dell'amore, da fuori a dentro

Il percorso di cui parla è, naturalmente, quello di Dell'amore il fallimento e altri passi di danza, opera oltre che lunga anche ambiziosa, perché indaga l'amore nella sua totalità di modalità e tempi, dall'inizio all'inevitabile (o almeno così era in partenza) fallimento: "Sono andata a cercare l'amore. Sono andata a chiedere a chiunque cosa fosse l'amore. Volevo un manuale per affrontarlo. Nessuno ha saputo darmi una risposta. Nessuno. Filosofi, semiotici, scrittori: te lo raccontano attraverso le esperienze, attraverso altri romanzi, citando altri autori. Quindi ho smesso di definirlo. Ho detto: viviamolo per come arriva. Ognuno lo interpreta in modo diverso. Il passo successivo è stato chiedermi cosa mi fa soffrire di più, dell'amore". La risposta? Semplice ma anche devastante: "Il fatto che io lo faccio fallire e lo faccio fallire sempre nello stesso punto. È come se avesse una scadenza, come se si esaurisse. Sono partita dalla domanda che apre il disco: in quanti pezzi siamo rotti?"

Dove c'è l'ego non c'è l'amore, perché l'amore è una cosa che si fa in due Intervista a Levante in occasione del suo nuovo album, Dell'amore il fallimento e altri passi di danza | Image 638091

Levante cerca le sue risposte sull'assoluto e poi torna dentro se stessa. Il risultato è un disco intimo e profondo, un racconto che pone una domanda e offre una risposta e che si conclude con una canzone dedicata al padre, venuto a mancare troppo presto. "Quello in cui ho lavorato a questo album è stato un lungo inverno in cui ho fatto l'eremita. Era la mia carta dei tarocchi. Tutte le volte usciva l'eremita. Mi stava dicendo: 'devi stare qua, devi scrivere, devi stare in solitaria, devi pensare'. E un giorno è successa una cosa nella mia vita privata che mi ha dato una risposta e quindi ho scritto Abissale. Non sapevo di poter trovare una risposta, io avevo solo fatto una domanda. Sono andata a parlare alla me bambina, quella che aveva perso il padre così presto. Come fai ad accettare l'amore degli altri se il tuo amore più grande, il tuo primo amore, se n'è andato all'improvviso?"

La dimensione è privata, privatissima, e anche questa è una scelta, ma ormai abbiamo capito che la cantautrice non lascia niente al caso, o quasi: "Io dico sempre che sono come una panettiera. Faccio il pane e lo faccio a modo mio. Cerco di venderlo nel modo in cui posso, cerco di farlo con ingredienti buoni. Quando scrivo un disco gli ingredienti devono essere sempre quelli della mia vita. Non vado a prendere dagli altri, non vado a inventarmi delle cose. Il mio percorso musicale e di scrittura è stata la conseguenza di cose che io vivevo. Uno sfogo. Anche in questo caso io sono partita da una necessità, quella di fermare il prima possibile il mio solito ciclo di distruzione. Perché ricordiamoci che il mio primo disco si intitola Manuale distruzione senza apostrofo, quindi io ce l'ho quella cosa lì di ammazzare le cose prima di vederle morire. E forse tornare alla famiglia mi ha aiutata a capirlo e forse può aiutare anche chi ascolta".

La copertina del disco e la sua dimensione politica

In queste risposte ci sono già altri spunti, per altre domande. Ad esempio, il contrasto tra la lavorazione eremitica all'album e alla copertina, che per la prima volta nella sua carriera è corale e non solitaria: "Mi è servita la solitudine per capire che noi non siamo niente senza gli altri" risponde, semplicemente e poi espande: "Io sono una bambina abissale, solitaria, palombara, ero sempre da sola in copertina perché raccontavo sempre dal mio punto di vista. Questa volta, invece, ero sicura di parlare di tutti noi. Qui ci siamo in mezzo tutti. E allora ho chiamato a raccolta tutte le persone che conoscevo". Plurale la copertina, plurali le voci. In un pezzo che si intitola Ruggine, ad esempio, Levante sceglie di immedesimarsi in una voce maschile, del carnefice che abbandona una donna con un biglietto. Poi ci sono le canzoni che cambiano ritmo, come Malia, la voce di una prostituta francese che racconta i suoi, di amori. 

O, ancora, il finale del disco, proprio con Abissale, la canzone del padre e della risposta, che si chiude con un inno ripetuto, una litania: "Non devi uccidere l'amore". Un messaggio anche politico in un tempo in cui l'aggettivo politico è temuto. "Anche senza volerlo, quella frase lì è una frase che oggi sta bene su tutto, purtroppo. Perché noi siamo in un momento in cui l'amore manca. Dell'amore il fallimento e altri passi di danza arriva in un momento storico in cui il fallimento dell'amore è chiaro a tutti. Politicamente, come società, come comunità, noi non siamo in grado di amarci. È visto come buonismo, ma la verità è che tutte le persone coscienziose, con grande rispetto per l'altro, per la comunità e per la società, tutte le persone che si battono per i diritti altrui sono persone che sono cresciute con una solida base in cui l'amore e il rispetto sono stati insegnati chiaramente, e tutti gli altri non l'hanno ben compreso o ricevuto. È per questo che, secondo me, c'è una grande prevalenza oggi di assenza d'amore, perché c'è stato qualcosa di sbagliato nelle generazioni precedenti nell'insegnarlo. C'è stato un grande individualismo. Dove c'è l'ego non c'è l'amore, perché l'amore è una cosa che si fa in due."

I colori dell'album, la magia e la collaborazione con Antonio Di Martino

Ogni album, nella storia di Levante, ha avuto un colore. Il colore di Dell'amore il fallimento e altri passi di danza è senza ombra di dubbio l'arancione, ma ci sono anche altri colori. C'è la felpa rossa di Arcani, i cavalli blu di Allegria. "Per me i colori sono fondamentali" conferma la cantautrice. "I colori ci sono sempre, raccontano sempre un'emozione. In effetti questo disco è pieno di colori, ne cito diversi. La felpa rossa è la felpa del desiderio, i cavalli blu sono i cavalloni, il mare della Sicilia" ci spiega. "L'arancione di questo disco non è arrivato subito, a differenza degli altri album. All'inizio pensavo fosse in bianco e nero. L'arancione è il colore dell'attenzione e del pericolo, dei salvagenti e dei segnali stradali, del semaforo che dice rallenta, fermati, non distruggere tutto. Questo colore era mancato a tutte queste storie ed è mancato prima a me, nel capire, perché io davvero ho capito mentre lavoravo al disco, non lo sapevo prima, non conoscevo il finale. È la combustione ed è il tramonto, e io facendo questo disco e trovando la risposta ho capito anche che il suo colore era l'arancione". Chiudiamo con una promessa, quella di vederci in Santeria Toscana, a Milano, dove canterà tutto il disco in una dimensione intima, a novembre, e con una menzione alla magia.

In Arcani, canzone scritta con Antonio Di Martino in arte Dimartino, la protagonista chiede ai tarocchi delucidazioni sulla sua situazione amorosa. "Io sono una persona molto pragmatica e allo stesso tempo amo la magia" dichiara. "Amo tutto quello che per la scienza non esiste e che viene schernito. Mi ritengo un essere magico, stellato perché vicino alle stelle. Ho avuto la necessità, il bisogno di sentirmi vicino alle cose che non si vedono. Sennò come facevo a parlare con mio padre? L'ho trovato nelle piccole cose, nel fumo della pipa mentre nessuno la stava fumando, in un numero. Io credo in questo gioco in cui il nulla mi risponde, e per me va bene così, anche perché mi risponde sempre in maniera esatta. E sai quando esce il disco? Il 9 ottobre. E sai cos'è il nove di ottobre? È il giorno del compleanno di mio padre. Nessuno lo sapeva. E sai che cos'è il nove? Negli Arcani Maggiori è l'Eremita".

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