
Mascolinità tossica: a che punto siamo? Da Paul Mescal all'OMS, numeri alla mano per un approccio plurale
Nel 2024 Ridley Scott raccontava di aver scelto Paul Mescal per Il Gladiatore 2 dopo averlo visto in Normal People. Gli era sembrato "molto forte", un interprete perfettamente credibile come discendente di Marco Aurelio. Due anni dopo, però, è circolata una versione molto diversa. Secondo quanto riportato da Puck, alcune fonti vicine a The Dog Stars (il nuovo film con protagonista Jacob Elordi) sostenevano che Scott avesse attribuito parte dell’underperformance del sequel de Il Gladiatore proprio a Mescal, perché non sarebbe stato "masculine enough". I rappresentanti del regista hanno smentito la ricostruzione.
Paul Mescal non è abbastanza mascolino?
Che sia vero o meno, è interessante che la frase abbia attecchito così tanto. Paul Mescal è un uomo muscoloso, con un passato nel football gaelico, che per interpretare Lucius ha trascorso mesi ad allenarsi mettendo su massa. Ne Il Gladiatore 2 combatte, uccide e guida uomini in battaglia. Eppure, riusciamo comunque a intuire immediatamente cosa si potesse intendere con "non abbastanza virile". Mescal è un uomo fisicamente robusto ma apertamente emotivo, noto per le sue interpretazioni introspettive e per la sua sensibilità. Il problema, quindi, non sta nei muscoli ma nella recente apertura agli uomini che sentono troppo. Mescal è diventato famoso proprio per ruoli intimisti. In Normal People, Connell è atletico e popolare ma è anche depresso, insicuro e incapace di esprimere i propri sentimenti. Nel 2020, l’attore parlava del personaggio sottolineando la dannosità negli uomini della responsabilità stoica di non mostrare le emozioni. In Aftersun interpreta un padre amorevole che non riesce a salvarsi dalla propria sofferenza; in All of Us Strangers, il suo personaggio incarna vulnerabilità, desiderio e dolore, con una grande (e straziante) apertura alla manifestazione delle emozioni.
@hulu Three-and-a-half minutes of Paul Mescal breaking our heart. #NormalPeople original sound - hulu
Una mascolinità contemporanea e senza scudi
È una mascolinità che, pur non rinunciando al corpo, alla forza o alla sessualità, ha smesso di usarli come scudo. Anche British GQ ha descritto quella di Mescal una mascolinità tanto robusta quanto vulnerabile. Scott stesso, durante la promozione de Il Gladiatore 2, riconosceva in lui una sensibilità diversa da quella di Crowe, maggiormente emancipata. È una manifestazione in netto contrasto a quella tanto discussa ultimamente della mascolinità tossica, un’interpretazione del maschile più burbera, chiusa, machista. L'apertura all’emotività, chiaramente non implica che essere uomini, forti, competitivi o protettivi sia necessariamente tossico. Il problema sono piuttosto i modelli rigidi che legano l'essere mascolini al dominio e alla repressione emotiva.
@apeacefulknight Toxic masculinity vs toxic masculinity round 1. FIGHT #masculinity #patriarchy #feminism #mentalhealth original sound - A Peaceful Knight
I numeri della mascolinità tossica oggi
L'OMS associa le concezioni rigide della mascolinità a maggiore propensione ai comportamenti a rischio e minore disponibilità a chiedere aiuto. Una review pubblicata nel 2025, basata su 47 studi, ha rilevato che norme come stoicismo e autosufficienza possono ostacolare la ricerca di supporto psicologico. Non a caso, nei casi di maggiore sofferenza, il 79% dei morti per suicidio sono uomini. Dire agli uomini cosa non devono essere, però, non basta a spiegare loro cosa possono diventare. Una ricerca del King's College di Londra ha rilevato che il 37% degli uomini britannici tra i 16 e i 29 anni considera toxic masculinity un'espressione controproducente. Nello stesso studio, tra i giovani uomini che conoscevano Andrew Tate, il 21% ne aveva un'opinione favorevole. È una minoranza, certo, ma mostra quanto possa risultare attraente una versione semplicissima (e semplicistica) della virilità quando le alternative sono più difficili da definire. Soldi, sesso, controllo e successo sono formule chiare, concrete, sulle quali è più facile porre il focus e verificare i progressi. Anche perché l'alternativa contemporanea viene guardata con sospetto.
Come si posiziona in questa panoramica il mito del performative male?
Nel 2025 Internet ha messo sotto i riflettori la figura del performative male: tote bag, matcha, libri di Bell Hooks e una sensibilità apparentemente calibrata per piacere alle donne. È un inside joke che funziona online perché riconosciamo subito qualcuno che conosciamo. Abbiamo, però, ampliato i modi in cui un uomo può presentarsi diventando, contemporaneamente, bravissimi a sospettare di ognuno di questi. È una dinamica molto fragile, legata alla semplicità con cui Internet trasforma continuamente identità, gusti e interiorità in archetipi riconoscibili, in costumi da indossare e performare.
@jen.trt 1st performative male contest in Canada taking place in Toronto
Si può essere virili senza diventare tossici
Probabilmente sì, ma solo smettendo di trattare la virilità come una lista di comportamenti obbligatori. Forza, coraggio, ambizione, protezione e competitività non diventano qualità negative perché associate agli uomini; il problema arriva quando per dimostrarle bisogna essere dominanti, emotivamente impermeabili o inscalfibili. È proprio l'idea di una mascolinità unica e restrittiva che organizzazioni come OMS e OECD indicano come problematica, contrapponendole modelli più plurali, capaci di includere cura e non violenza senza chiedere agli uomini di rinunciare alla propria identità. Un uomo può voler essere forte e chiedere aiuto. Può proteggere senza controllare. Può essere competitivo senza approcciarsi agli altri e alla vita come una continua gara a braccio di ferro. Può leggere Bell Hooks senza trasformarla in un accessorio. Paul Mescal può essere un gladiatore e il ragazzo che piange nello studio di una psicoterapeuta in Normal People. Il fatto che ci sembri ancora una contraddizione la dice lunga sulla strada che abbiamo ancora da fare.


















































