
"Metto tutto in discussione, soprattutto me stessa" Intervista ad Alice Lupparelli, di Maschi Veri
Con Alice Lupparelli avevamo già scambiato due chiacchiere in occasione del suo esordio in Maschi Veri, in cui interpreta Emma, figlia di Maurizio Lastrico. Adesso, la serie italiana di casa Netflix che indaga i rapporti tra uomini e donne (ma anche tra padri e figlie e tra generazioni diverse a confronto) è giunta alla seconda stagione, e la sua interprete è cresciuta dentro e fuori allo schermo. Questo è quello che ci ha raccontato.
Intervista ad Alice Lupparelli di Maschi Veri 2, su Netflix
Sei partita da danza classica e violino. Quando hai deciso che dovevi andare verso la recitazione?
È successo tutto un po’ per caso. La recitazione non era un sogno che coltivavo fin da bambina, ma quando l’ho scoperta ho capito subito che poteva essere la strada giusta per me: un perfetto connubio tra le mie diverse attitudini artistiche. Avevo appena finito la maturità e non avevo ancora le idee chiare su quale direzione prendere. È stato allora che la mia attuale agente mi ha notata attraverso alcune fotografie e mi ha chiesto se fossi interessata ad esplorare il mondo della recitazione, di cui, fino a quel momento, sapevo davvero poco. Per capire se potesse essere la mia strada, ho deciso di frequentare una masterclass intensiva ed è stato un vero colpo di fulmine. Me ne sono innamorata e ho capito che volevo approfondire e studiare seriamente. Così ho iniziato a mandare provini per diverse scuole di recitazione... ed ora eccomi qui!
Da Adorazione a Maschi Veri: qual è la dote più sottovalutata che serve a una giovane attrice quando deve passare dal dramma generazionale alla commedia pura?
Credo che, per il dramma, sia fondamentale saper osservare il mondo che ci circonda. Nella commedia, invece, penso che una delle doti più importanti, e forse più sottovalutate, sia la musicalità: saper ascoltare, percepire il ritmo e rispettare i tempi comici. Una battuta può cambiare completamente effetto a seconda di quando viene detta e di come si inserisce nello scambio con l’altro attore. La commedia, in fondo, è come una melodia, con un suo ritmo e uno schema ben preciso, in cui ogni pausa, ogni battuta e ogni controbattuta contribuiscono all’armonia del risultato finale.
Si parla tantissimo di come i media raccontano la Gen Z. Quando leggi uno script, qual è il dettaglio o la battuta che ti fa subito capire se chi ha scritto la storia ci ha capito qualcosa davvero?
Non credo che sia una battuta in particolare a fare la differenza, quanto piuttosto la sensazione di ritrovare qualcosa che ho vissuto in prima persona o che ho riconosciuto nelle esperienze dei miei coetanei. Raccontare la Gen Z è una sfida, perché è impossibile racchiudere un’intera generazione in un solo personaggio o in una storia. Si possono cogliere alcune sfaccettature, affrontare temi che ci riguardano e raccontare esperienze condivise, ma credo che la cosa più importante sia restituire ai personaggi una vera umanità, con le loro contraddizioni, fragilità e complessità. Quando questo accade, senza ricorrere a cliché o a rappresentazioni caricaturali, allora sento che chi ha scritto quella storia è riuscito davvero a entrare in contatto con la mia generazione.
Come proteggi la tua dimensione privata quando il tuo volto diventa di dominio pubblico?
Proteggere la mia dimensione privata è qualcosa a cui tengo moltissimo. Quando inizi ad esporti pubblicamente, ti rendi conto di quanto il confine tra ciò che è tuo e ciò che diventa accessibile agli altri possa essere sottile. Per questo cerco di essere consapevole di ciò che scelgo di condividere, e di imparare, poco alla volta, dove tracciare quel confine, senza vivere questa attenzione come una rinuncia alla mia spontaneità. Credo che la cosa più importante sia riuscire a rimanere fedele a me stessa, preservando quella parte più intima e autentica che non ha bisogno di essere necessariamente mostrata per esistere.
Hai raccontato di voler fare cose molto lontane da te. Qual è quella sfaccettatura di Alice che stai aspettando l'occasione giusta per mostrare?
Mi piacerebbe esplorare aspetti di me che, nella vita quotidiana, sento più lontani o che forse non mi concedo del tutto di vivere. È una delle cose che amo di più della recitazione: la possibilità di attraversare tutte le sfaccettature dell’essere umano. Una parte di me che mi piacerebbe scoprire e portare in scena è la sensualità. Faccio ancora un po’ fatica, forse perché significa anche concedermi di abbandonare l’immagine della ragazzina e abbracciare quella di una donna più consapevole. Mi piacerebbe trovare il personaggio giusto per esplorare questa dimensione con libertà e senza paura del giudizio esterno.
C'è un momento preciso in cui ti chiedi "ma sono davvero nel posto giusto?". Come hai zittito quella voce e quando hai capito di poterti fidare del tuo talento?
Me lo chiedo continuamente, perché sono una persona che tende a mettere tutto in discussione, soprattutto se stessa. Quella voce non l’ho ancora zittita del tutto: ci sono momenti in cui mi sento sicura del mio talento e altri in cui faccio più fatica a crederci. Penso che, nel lavoro artistico, sia difficile avere una fiducia costante, perché siamo profondamente influenzati dalle emozioni. Allo stesso tempo, credo che i dubbi possano essere una risorsa, perché mi spingono a mettermi in gioco e a migliorarmi. Forse non ho ancora imparato a fidarmi pienamente del mio talento, ma sto imparando a fidarmi del percorso.
Se potessi rubare per un giorno la carriera o la filmografia di un'attrice italiana o internazionale, di chi si tratterebbe e perché?
Direi Matilda De Angelis, perché trovo il suo percorso molto interessante: ha saputo mettersi alla prova con ruoli diversi, mostrando grande versatilità e una crescita artistica che trovo stimolante. Mi piace l’idea di una carriera costruita attraverso esperienze differenti, che permettono di esplorare nuove sfaccettature e di continuare a evolversi come attrice.
Su nss g-club parliamo spesso di come l'abito sia un'estensione dell'identità. Quando fai i red carpet o le promozioni per le tue serie, quanto c'è del tuo stile reale e quanto senti l'esigenza di indossare una "maschera" da star?
Sto ancora imparando a trovare un equilibrio tra il mio stile personale e gli abiti che richiedono determinate occasioni. Il red carpet e le promozioni sono momenti in cui possiamo sperimentare look che difficilmente indosseremo nella vita di tutti i giorni, ed è proprio questo il bello, ma a volte può essere difficile ritrovarsi completamente in ciò che si indossa. Credo sia una ricerca graduale: mi piacerebbe riuscire a valorizzare sempre di più la mia personalità attraverso gli abiti, sentendomi libera di sperimentare senza perdere la mia autenticità.





















































