Come si abita il piacere? Nasce il ciclo di incontri "Abitare il Piacere", da Lina a Milano

C’è un momento in cui prendersi cura di sé significa smettere di chiedersi come dovremmo essere e iniziare ad ascoltare come stiamo. È proprio all’interno di uno spazio dedicato alla medicina estetica e alla cura del corpo che Lina sceglie di aprire una conversazione su ciò che del corpo non si vede immediatamente: il desiderio, i confini, le sensazioni, il piacere. Nasce da questa prospettiva Abitare il Piacere, un ciclo di cinque incontri esperienziali condotti dalla Dott.ssa Rossana Carenzi, sessuologa clinica, dedicati alla relazione con il corpo, alla sessualità, al consenso e alla scoperta del piacere.

Oltre ciò che ci è stato insegnato

L’educazione sessuale ricevuta da molte persone è stata spesso centrata soprattutto su anatomia, riproduzione e prevenzione. Ha spiegato cosa accade al corpo, ma meno come sentirlo; ha parlato di rischi, ma meno di desiderio, consenso, piacere e relazione. Nel frattempo, il corpo continua a essere attraversato da aspettative, immagini, modelli estetici e narrazioni su come dovremmo sentirci, desiderare o vivere la nostra sessualità.

Abitare il Piacere propone un cambio di prospettiva: non partire da ciò che dovrebbe essere diverso, ma da ciò che il corpo sta già raccontando. Attraverso un lavoro che mette in dialogo educazione sessuale e approccio somatico, il percorso invita a sviluppare una maggiore consapevolezza della propria esperienza corporea, lasciando spazio alla soggettività e ai tempi di ogni persona. Gli incontri del percorso si terranno a Milano presso la sede di Viale Francesco Crispi 15, ogni lunedì dal 19:30 alle 21:00 nei giorni 9, 16, 23 e 30 novembre. Il ciclo si concluderà poi ufficialmente con un ultimo appuntamento fissato per lunedì 14 dicembre, sempre allo stesso orario.

Cinque incontri, cinque prospettive sul piacere

Il percorso si sviluppa in cinque serate, ciascuna dedicata a un aspetto della relazione con il corpo e con la sessualità:

  1. De-costruire e riconnettere: un primo incontro per mettere in discussione narrazioni, condizionamenti e aspettative che possono influenzare il modo in cui viviamo il corpo e la sessualità, e iniziare a sviluppare un ascolto più consapevole.
  2. Anatomia sensoriale: conoscere il corpo oltre la sua rappresentazione anatomica. Sensazioni, percezioni e segnali del sistema nervoso diventano strumenti per comprendere meglio la propria esperienza corporea.
  3. L’immaginario e il desiderio: un’esplorazione del desiderio, delle fantasie e dell’immaginario, per interrogarsi su ciò che ci attrae, ciò che ci condiziona e sul rapporto tra desiderio personale e aspettative esterne.
  4. Confini e comunicazione: il consenso come pratica di ascolto e comunicazione. Riconoscere i propri confini, imparare a esprimerli e ascoltare quelli altrui, dentro e fuori dalla sessualità.
  5. Integrazione e continuità: l’ultimo incontro è dedicato a raccogliere ciò che è emerso durante il percorso e trasformarlo in una maggiore consapevolezza da portare nella quotidianità.

Un piccolo gruppo in uno spazio protetto

La scelta di lavorare con un numero limitato di partecipanti nasce dalla volontà di preservare la qualità dell’esperienza e creare le condizioni per un ambiente rispettoso, intimo e accogliente. Il percorso non richiede un’esperienza specifica né presuppone un determinato modo di vivere la sessualità: al centro ci sono la curiosità, l’ascolto e la possibilità di procedere secondo i propri tempi. La dimensione esperienziale non significa esporsi o condividere più di quanto si desideri, mantenendo la possibilità di scegliere i propri confini nel rispetto di sé e degli altri.

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