
"Il profilo dell’altra" e "Giorni felici": due storie al femminile, due occasioni sprecate Uno è diretto da Francesco Bruni, l’altro da Susanna Nicchiarelli, entrambi presentati alla Festa del Cinema di Roma
Saranno stati solo due film, ma Il profilo dell’altra e Giorni felici, presentati entrambi alla Festa del Cinema di Roma, hanno evidenziato un problema che affligge il cinema italiano, oltre che intere generazioni. Il primo prende ispirazione dal romanzo omonimo di Irene Graziosi, classe ’91, pubblicato nel 2022 e diretto, nonché adattato, da Francesco Bruni, classe ’61. Il secondo, invece, è tratto dalla graphic novel uscita nel 2021 e realizzata da Zuzu, fumettrice e illustratrice classe ‘96, anche stavolta sceneggiata dalla stessa regista della trasposizione, Susanna Nicchiarelli, classe ’75. Già da qui si potrebbe cogliere il problema.
Il profilo dell'altra e Giorni felici: due film simili, anche nei difetti
In entrambi i casi le storie che i titoli riportano hanno due forti connotazioni. La prima è di genere. Essere donne, con i loro istinti e i loro ruoli nella società, è un elemento che non può essere slegato dal racconto e dalle implicazioni delle storie. La seconda è generazionale. In entrambe le pellicole c’è un tumulto giovanile e ruggente che viene addomesticato, con la scelta di registi distanti dall’età delle autrici, il che depotenzia i racconti, i loro cuori, e come si sviluppano e si sviscerano le inquietudini e i moti di rivolta delle protagoniste. Ovviamente non si vuole fare ageismo. Non vogliamo nemmeno dire che un regista o una regista debba avere la stessa età dei personaggi o debba abitare i tempi che le loro storie vogliono narrare. In operazioni come Il profilo dell’altra e Giorni felici, però, questa differenza generazionale incide sulle narrazioni. In questo caso in particolare ne Il profilo dell’altra con un mestiere, quello della content creator, che probabilmente nel cinema italiano è la prima volta che viene affrontato senza barzellette o prese in giro, scadendo però purtroppo in cliché che sembrano far scorgere un po' di pregiudizio da parte di Bruni.
"Il profilo dell’altra" e i cliché sulla creator economy nel film che dovrebbe arrivare al cinema a febbraio 2027
L’opera con Pilar Fogliati e Ginevra Francesconi vede l’incontro tra il lavorativo e il professionale di due donne agli antipodi: da una parte una scrittrice che ha pubblicato un solo libro, fa la cameriera, ha un trauma che la blocca e finisce per fare da copy e da curatrice della personalità ad una giovane influencer. Antonia (Fogliati), che su Instagram si chiama Anto-logica, ha trent’anni, Cecilia (Francesconi) ne ha diciotto. Una fusione tra due mondi diversi che dovrebbero contaminarsi e che invece lasciano le protagoniste chiuse in una bolla e su una traiettoria dove non cambiano e non crescono.
"Giorni felici" e l’inquietudine dell’adolescenza
In Giorni felici invece al centro c’è Claudia, interpretata da Carlotta Gamba. Fin da quando è bambina la protagonista si trasforma in base alle sue emozioni. Eccitazione, rabbia, desiderio e terrore la turbano al punto da mutare. Da farle spuntare le zanne ai denti, il pelo alle braccia, gli artigli al posto delle unghie. Mostrarsi nella sua natura da creatura alata è concesso a pochi, a chi la conosce davvero. Con gli altri si vergogna a rivelare se stessa, ma è solamente quando capirà che non deve nascondersi ma abbracciare la sua essenza che potrà finalmente sfruttare il massimo della sua forza.
Due occasioni sprecate per il cinema italiano
Se Gamba riesce a restituire il nervosismo di Claudia, a rappresentarla confusa e agitata, è poi la piattezza della regia e della scrittura a ingabbiarla. Non dovrebbe succedere. Dovrebbero restituire l’irrequietezza che si ha in un’età di mezzo in cui si è abbastanza grandi ma non si accede ancora al mondo vero degli adulti. Questo, però, non viene restituito agli spettatori, e ci si interroga sul come mai due progetti così specifici, identitari e con un bagaglio emozionale ben preciso non abbiano trovato registi/e e sceneggiatori/sceneggiatrici che potessero essere affini per età all’interiorità delle protagoniste e la riformulassero cinematograficamente con un graffio e una freschezza necessari per queste due storie. Non una, bensì una doppia occasione sprecata, che ha mancato la possibilità di portare al cinema cineasti e cineaste giovani la cui sensibilità avrebbe fatto solo bene al panorama cinematografico italiano.




















































