
Perché crediamo che tutte le relazioni tra celebrità siano false? Dakota Johnson e Machine Gun Kelly vs Harry Styles e Zoë Kravitz, sfida a chi è più PR
Due celebrità vengono fotografate mentre escono dallo stesso ristorante. Non passa nemmeno il tempo necessario a capire se si stiano davvero frequentando che online abbiamo già ricostruito tutto quanto: chi ha chiamato i paparazzi, quale film deve uscire, quale album va promosso, quale agente potrebbe aver organizzato l’incontro. Perché, ovviamente, è tutta PR.
Dakota Johnson e Machine Gun Kelly: vera coppia o operazione pubblicitaria?
Dakota Johnson e Machine Gun Kelly sono solo l'ultimo esempio di questa routine ormai consolidata. I due hanno cominciato a essere associati sentimentalmente a settembre e starebbero continuando a frequentarsi senza definire la relazione. Johnson ha raccontato a Vogue di aver rinunciato a correggere le storie che circolano sulla sua vita privata, tanto anche una cena con il suo manager può diventare un appuntamento con un uomo misterioso.
L'accoglienza riservata a Harry Styles e Zoë Kravitz
Anche Harry Styles e Zoë Kravitz hanno avuto un'accoglienza simile. Quando hanno cominciato a frequentarsi, nel 2025, una delle interpretazioni circolate online era che la relazione servisse a rilanciare tour, film e campagne promozionali. Nel frattempo è passato più di un anno e i due sono fidanzati ufficialmente, ma anche l'annuncio del matrimonio è riuscito a convivere con teorie secondo cui sarebbe comunque tutto parte di una strategia. Tralasciamo, poi, tutta quella nicchia di Internet convinta che Styles stia celando una relazione gay con l'ex compagno di band Louis Tomlinson da ormai 16 anni.
Le relazioni finte di Hollywood ieri e oggi
Ovviamente le PR relationships non sono un'invenzione degli ultimi anni. Hollywood ha sempre utilizzato la vita privata delle star come parte del brand. Durante lo studio system, le case di produzione controllavano nomi, look e apparizioni pubbliche degli attori, organizzando anche appuntamenti utili alla costruzione della loro immagine. Nei casi più estremi entravano direttamente nella sfera matrimoniale, impiegando i cosiddetti lavender marriages, utilizzati per nascondere l'omosessualità di star che rischiavano di perdere il lavoro in un'industria regolata dalle morality clauses. Il matrimonio tra Rock Hudson e Phyllis Gates è uno degli esempi più noti. La differenza è che, un tempo, buona parte del lavoro promozionale avveniva dietro le quinte, mentre oggi siamo tutti molto più consapevoli di come funziona. Sappiamo che i paparazzi possono essere avvisati, che un'apparizione pubblica può essere programmata e che persino una relazione autentica può essere sfruttata dalle persone coinvolte.
In un articolo pubblicato da Yahoo Entertainment nel 2025, due professionisti delle PR hanno raccontato proprio questa zona grigia. Sarah Schmidt, presidente dell'agenzia Interdependence, sostiene che nella maggior parte dei casi le PR relationships non vengano completamente inventate, ma sono rapporti reali sui quali i team accendono strategicamente i riflettori. E questa è una zona grigia che ci risulta particolarmente pruriginosa e difficile da digerire, perché - ormai è stato detto in tutte le salse - non siamo più abituati a considerare la scala di grigi fra bianco e nero.
Il panorama social di oggi e l'indagine sull'autenticità
Internet ci ha allenati per anni a vestire i panni degli Sherlock Holmes della pop culture. Abbiamo imparato a riconoscere placement, adv, rebranding. Seguiamo persone che trasformano casa, figli e talvolta perfino le separazioni in contenuti. L'autenticità stessa è diventata una merce preziosissima dell'economia dei social. Si parla infatti di authenticity paradox: più l'autenticità diventa qualcosa da mostrare strategicamente, più il pubblico diventa sensibile all'intenzione commerciale che potrebbe nascondersi. Applicata alle celebrity relationships, questa alfabetizzazione mediatica produce un gioco in cui praticamente qualsiasi cosa può diventare una prova. Se due persone vengono fotografate insieme, hanno chiamato i paparazzi. Se non si fanno vedere, stanno rispettando il contratto mantenendo il mistero. Se pubblicano una foto, stanno ufficializzando per promozione. Se non pubblicano niente, stanno facendo un soft launch. Se si lasciano vicino alla fine di una tournée, era chiaramente tutto programmato fin dall'inizio. A un certo punto la teoria diventa impossibile da smentire, perché anche l'assenza di prove finisce per confermarla.
Ego o ricerca della verità? La decostruzione del gossip
Mi chiedo se il divertimento non stia proprio qui, se non lo facciamo più per il nostro ego che per una presumibile ricerca della Verità. Pensare di aver scoperto la strategia ci permette di non sentirci più il pubblico ingenuo a cui Hollywood vende una storia d'amore. Anziché seguire il gossip, anziché nutrircene, lo decostruiamo. Abbiamo visto le corde, sappiamo come funziona il trucco, è chiaro si tratti di uno spettacolo di marionette. Credo che l'ossessione nei confronti delle relazioni PR sia semplicemente un altro canale di sfogo per la nostra frustrazione rispetto all’incertezza che proviamo nei confronti del presente. Se tutto è un artificio e persino la propaganda politica può passare attraverso i rappresentanti della cultura pop più insospettabili, riconoscere gli inganni, ci salva. Ci rende più furbi, impossibili da imbrogliare, più tranquilli. Sicuri. Forse la mia è una deriva paranoica, però l'ossessione nei confronti della Verità ha esondato i confini delle teorie del complotto e non c'è più da stupirsi se, a furia di scovare i tranelli nella narrazione che ci viene proposta, non possiamo fare a meno di dubitare anche delle cose meno rilevanti. Tipo una relazione fra due celebs.








