Perché così tante celebrità finiscono per entrare a far parte di sette? Le memorie di Hannah Murray rivelano la vera risposta

Ci piace pensare che le sette appartengano ai documentari true crime. Un fenomeno lontano, quasi folkloristico, che riguarda persone particolarmente ingenue o vulnerabili. Eppure, ogni volta che un attore o una celebrità racconta di esserne stato coinvolto, la nostra convinzione vacilla. L'ultima a parlarne è stata Hannah Murray, diventata celebre grazie al ruolo di Cassie in Skins e quello di Gilly in Game of Thrones. Nel suo memoir The Make-Believe: A Memoir of Magic and Madness racconta come un percorso di crescita personale si sia lentamente trasformato in un'esperienza settaria. Qui la domanda sorge spontanea, ma perché il mondo dello spettacolo sembra incrociare così spesso quello delle sette?

Hollywood e le sette

La risposta più immediata, e confortante, sarebbe parlare di Hollywood come di una calamita per guru spirituali, leader carismatici e movimenti religiosi; e in parte è vero. Scientology, probabilmente il caso più noto, è diventato una vera e propria istituzione in tutto il mondo; il gruppo dei Children of God che mescolava cattolicesimo e movimento hippy ha incluso decine e decine di volti noti; i breathariani, convinti che il corpo umano non abbia bisogno di nient’altro che dell’ossigeno hanno colpito anche Michelle Pfeiffer. Le testimonianze di attori che negli anni hanno raccontato il proprio coinvolgimento in gruppi più o meno coercitivi sono moltissime. Fermarsi qui, però, significherebbe mancare il punto e guardare il fenomeno con superficialità.

@waterstones A shocking true story of a spiritual awakening that turned into a mental breakdown, actor Hannah Murray recounts the life-changing experience of being lured into a wellness cult in her highly personal new memoir, THE MAKE-BELIEVE. Signed Edition available to pre-order now #skins #gameofthrones #hannahmurray #cult #bookrecs original sound - Waterstones

La storia di Hannah Murray 

Il memoir di Murray ci invita a una lettura meno sensazionalistica, più universale ed educativa. L'attrice racconta di essersi avvicinata all’organizzazione, incentrata su percorsi di wellness, crescita personale e guarigione spirituale, durante un periodo di forte vulnerabilità. Cercava stabilità, appartenenza, un modo per dare un nome a un malessere che non riusciva a comprendere. Nessuno, chiaramente, aveva fatto riferimento a una setta. Le avevano promesso una versione più autentica e sicura di sé. E questa è una distinzione cruciale perché le organizzazioni coercitive non si presentano come tali. Utilizzano il linguaggio psicoterapeutico, della consapevolezza, della spiritualità. Promettono guarigione, pace, sicurezza senza nessuna allusione a controllo e sottomissione.

Le numerose storie di personaggi famosi legate alle sette

È molto semplice, così, collegare tutto questo al mondo dello spettacolo. Quella dell’attore (e dell’artista in generale) è una professione costruita sull’incertezza e il giudizio altrui e, molto spesso, intrisa di trauma. È un ambiente in cui la ricerca di conferme esterne e lo smarrimento sono parte del mestiere. E, come sempre, chi promette risposte semplici a domande complesse esercita un fascino ipnotico. Negli anni abbiamo assistito a centinaia di racconti simili. Glenn Close ha parlato apertamente della propria infanzia trascorsa all'interno del movimento Moral Re-Armament. Allison Mack è stata parte e vittima del gruppo NXIVM, un’organizzazione in cui le partecipanti femminili venivano fatte digiunare e poi sottoposte ad abusi fisici e sessuali. Più recentemente, anche Bethany Joy Lenz ha pubblicato un memoir dedicato agli anni trascorsi in un'organizzazione religiosa coercitiva. Sono tutte storie molto diverse tra loro, accomunate, però, dal fatto che nessuno dei protagonisti pensava di stare entrando in una setta.

@nicolebreaksitdown Replying to @sara The Smallville girls storyline still feels unreal… imagine starring on a hit TV show and somehow ending up connected to one of Hollywood’s most disturbing cult scandals. From self-help seminars to secret branding ceremonies, the deeper this story goes, the darker it gets. #smallville #superman #behindthescenes #cultsurvivor #hollywoodstories original sound - nicolebreaksitdown

Il mito della persona ingenua vittima di una setta

Tornando a Murray, nel memoir racconta come tutto sia iniziato con dei pagamenti ragionevoli per delle sessioni di pseudo-psicoterapia e delle classi di automiglioramento. Tutto apparentemente innocuo. Ben presto, però, l’organizzazione ha cominciato ad assumere la forma di uno schema piramidale. “La piramide era strutturata così da poter sfruttare tutte le persone che provavano a scalarla. Eccetto una persona, un uomo, che stava in cima a tutti”, scrive nel libro. A sentire queste storie, tendiamo a provare compassione per le vittime ma la accompagniamo sempre a una buona dose di giudizio. Perché per farsi abbindolare da gruppi simili bisogna essere ingenui, disperati, poco svegli, giusto? Sbagliato. Il racconto di Murray è inquietante proprio perché smonta l'idea della vittima ingenua. Nelle interviste, l’attrice ripete continuamente come lei sia sempre stata una persona intelligente, razionale, perfettamente in grado di riconoscere un pericolo. È solo dopo esserne uscita che ha capito quanto la manipolazione possa essere graduale e invisibile. Il bisogno di appartenenza è uno dei desideri più universali che esistano ed è proprio su quel bisogno che fanno leva le organizzazioni coercitive.

Il vero monito dietro il libro di memorie di Hannah Murray

Il memoir di Hannah Murray, quindi, dovrebbe essere per noi un cautionary tale, un ammonimento. Dovremmo smetterla di pensare ai gruppi settari come organizzazioni mistiche e misteriose, come in Eyes Wide Shut. Vederli in quest’ottica è rassicurante perché ci convinciamo che a noi non potrebbe mai capitare. Che siamo troppo preparati, attenti, istruiti o mentalmente stabili per poterci cadere. Ma non è così, perché la manipolazione è sempre cucita su misura e il confine tra conforto e dipendenza può essere sottilissimo. E i prossimi a essere avvicinati da una setta potremmo essere noi.

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