Gli uomini Gen Z sono entrati nella loro “princess era”? Mentre giovani donne raccontano di dover mantenere economicamente i propri fidanzati, c’è chi chiede semplicemente di ricevere attenzioni

Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times, in molte economie occidentali le giovani donne stanno progressivamente raggiungendo, e in alcuni ambiti superando, i coetanei uomini sul piano dell’istruzione e delle prospettive economiche. Il cambiamento parte soprattutto dalla scuola e dall’università: nelle nuove generazioni, dalla Gen Z in poi, le donne tendono ad avere livelli di istruzione più alti rispetto agli uomini in gran parte dei Paesi sviluppati, una differenza che si riflette anche sul mercato del lavoro, a cui si affacciano con qualifiche mediamente superiori. Questo non significa, naturalmente, che le donne guadagnino ormai più degli uomini. Il divario salariale resta una realtà e il vantaggio economico maschile non è scomparso. Ma almeno per le generazioni più giovani, il vecchio presupposto secondo cui, all’interno di una coppia, sarà quasi inevitabilmente lui ad avere lo stipendio più alto comincia a essere meno scontato.

Quando la donna è la breadwinner della coppia nasce un princess boyfriend

A vederla così, si tratta di un gran traguardo per le donne (e per la società nella sua interezza, in realtà). Ma un cambiamento del genere apre anche a nuovi equilibri all’interno delle coppie. Se non è più scontato che sia lui a guadagnare di più, cosa succede quando la donna si ritrova a essere la principale fonte di reddito della relazione? Nella maggior parte dei casi, probabilmente, niente di particolarmente interessante: due persone adulte continueranno a contribuire alle spese condivise secondo le proprie possibilità. 

@nataliireynoldss they really be acting like the princess in the relationship… #nataliereynolds #boyfriend #men #couple original sound - Darren

C’è, però, chi azzarda a dire che alcuni uomini siano entrati nella loro princess era. The Cut, ad esempio, ha raccolto una serie di testimonianze di giovani donne che si sono ritrovate a sostenere economicamente i propri partner, descritti come poco interessati a trovare un lavoro, costruirsi una carriera o, più semplicemente, darsi da fare. In alcuni casi, il rifiuto del lavoro viene persino legittimato da riflessioni sul comunismo, sul caro vecchio Marx e su un certo imbarazzo nei confronti di chi prende la propria carriera troppo sul serio. Il problema è che, allo stesso tempo, da parte di questi uomini non arriva neppure un contributo equivalente nella divisione dei compiti domestici o del carico emotivo. La donna si ritrova così a svolgere il duplice compito di breadwinner - in gergo, chi porta a casa il salario, un ruolo tradizionalmente associato alla figura maschile - e di responsabile della casa e dell’equilibrio della coppia.

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Anche gli uomini hanno diritto al princess treatment?

Allargando lo sguardo, tuttavia, va riconosciuto che non tutti gli uomini che online rivendicano il diritto al princess treatment stanno cercando una seconda madre o un bancomat dal quale attingere. C'è anche chi usa l'espressione per parlare semplicemente di reciprocità. Essere corteggiati, ricevere un regalo inaspettato o lasciarsi offrire una cena ogni tanto sono gesti che possono essere apprezzati dagli uomini quanto dalle donne e che, peraltro, riflettono un approccio alla relazione capace di lasciarsi alle spalle un'idea di mascolinità tutta d’un pezzo ormai piuttosto anacronistica. Esiste quindi un equilibrio? Reclamare come nostra esclusiva un trattamento speciale, interamente a carico dell’uomo e con una dose sbilanciata di attenzioni a nostro vantaggio, rischia in un attimo di ricadere nello stesso schema patriarcale di dipendenza della donna dall’uomo da cui stiamo cercando di allontanarci. D’altro canto, la sacrosanta ricerca di un’indipendenza economica ed emotiva non dovrebbe trasformarsi neanche in un’esca per uomini pronti ad approfittarsene, ribaltando un modello superato per ricrearlo tale e quale a parti invertite. Altrimenti avremo lottato invano per una parità che fa tutto il giro per tornare semplicemente al punto di partenza.

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