Attenzione alla "pink pill" Quando i trend online sulla femminilità si fanno insidiosi e ideologici, cosa ci resta?

Negli ultimi due anni circa, una serie di micro trend è emersa, soprattutto da TikTok e Instagram. Non si tratta di trend qualsiasi. Quello che li accomuna è il loro agire nel campo della girlhood, della femminilità, dell'essere ragazze insieme, in coppia o singolarmente. Stiamo parlando di slang e contenuti legati a espressioni come "girl math", "girl lunch", "stay at home girlfriend", "I'm just a girl", "I want a man who works in finance", "divine feminine", "whimsy". Accanto a queste piccole tag line, sono cresciuti i contenuti a tema trad wife e gravidanza, e questa idea di una femminilità definita, senza ombre, semplice e superficiale è passata anche su make-up e moda. Ci sono ragazze che hanno iniziato a documentare la rimozione dei loro tatuaggi, il loro cambio di stile, la loro trasformazione in clean girl, con tanto di capelli biondi, trucco minimale e milkmaid dress

Cosa vuol dire essere donne oggi? L'eterna domanda, la difficoltà che sta nel rispondere

Oggi, essere ragazze (o forse dovremmo iniziare a dire donne) vuol dire tante cose, anche molto complesse e stratificate. Siamo ragazze, certo, ma siamo anche lavoratrici, mamme, sorelle, fidanzate, attori politici e sociali di un mondo che cerca di limitarci e di imporci le sue scelte, di mettere dei paletti alla nostra agentività. Questi trend (ma potremmo chiamarli anche temi, o contenuti) cercano di semplificarlo, e da un certo punto di vista è comprensibile. Rendendo tutto quello che facciamo "una cosa da ragazze" - che sia mettere insieme un piatto di roba varia e apparentemente slegata per cena perché non abbiamo voglia di cucinare o considerare il rimborso dopo un reso un guadagno - cerchiamo, forse, di fare pace con il fatto che la situazione socio-economica mondiale rallenta la nostra crescita, che dopo il Covid non siamo ancora tornate a una socializzazione normale, che ci sentiamo sole e abbandonate, che abbiamo paura

@kylie.brewer Please spread the word to protect other women. Do NOT fall for this conservative propaganda

I rischi della semplificazione: non tutto può essere whimsy

Schematizziamo per vivere meglio, per essere più spensierate e frivole ma, forse, non ci stiamo rendendo conto dei rischi che questo continuo processo di superficializzazione delle esperienze delle donne potrebbe comportare. È davvero conveniente associare un'alimentazione disordinata, una povera gestione delle finanze, un qualche intervento divino e sovrannaturale sul corpo, sul ciclo, sulle capacità riproduttive, all'essere donne oggi? Non si rischia, quantomeno, di offrire il fianco a quelle stesse community che ci vogliono sottomesse? E se, tra una semplificazione e l'altra, finissimo per affiancarci - ma di nostra volontà, eh! - a chi ci vuole romantiche, semplici, sceme, incapaci di gestire le cose?

Il red pill, spiegato in breve

In Red Pill, romanzo di Hari Kunzru uscito nel 2020 ma ancora non disponibile in traduzione italiana, il protagonista è un uomo normale che, per lavoro, deve passare un periodo di tempo in Germania. Si tratta di un'opportunità prestigiosa, ma un mix di solitudine, posizione geografica (si trova proprio di fronte alla villa in cui i nazisti pianificarono la Soluzione Finale. E durante le sue passeggiate passa accanto alla tomba dello scrittore romantico Heinrich von Kleist, che si tolse la vita dopo aver maturato la convinzione che "nessuna felicità fosse possibile qui sulla terra") e il binge watching di una serie tv molto violenta e mascolina lo porta ad avvicinarsi pericolosamente al network red pill, una community online fatta di uomini che pensano che la società li discrimini, e che per questo spesso utilizzano la violenza (soprattutto contro le donne, neanche a dirlo) per uscire da questa situazione di sudditanza. Sudditanza che solo loro riescono a vedere, perché hanno preso la pillola rossa di Matrix (il film), quella che ti costringe a risvegliarti e a guardare un mondo cattivo ma vero, sotto ogni sovrastruttura e apparenza. Più recentemente, nel dialogo mainstream, questo termine si è andato a sovrapporre, ad esempio, con ideologie come quelle dell'alt-right statunitense, della comunità incel e dei looksmaxxer con cui hanno in comune delle visioni patriarcali e misogine e la modalità di reclutamento: l'online. E più il percorso è subdolo, meglio è.

@realburnttoasthehe

They could date eachother

Chopin Nocturne Op9-No2(989973) - Satoru Saito

 

Dopo la red pill arriva la pink pill, per le donne

Ultimamente un altro termine è sbucato online. Si tratta di pink pill. Si tratterebbe, secondo i suoi teorici, come ad esempio Kylie Brewer su TikTok, di un percorso simile a quello della red pill maschile, ma per le donne. Un network di contenuti, blog, forum, trend e temi atti a rendere più conservatrici le donne, a rendere accettabili e normali scelte che fino a qualche tempo fa erano considerate retrograde. Come ad esempio la scelta di non lavorare, di sposarsi molto in fretta, di fare figli, insomma di stare buone e al proprio posto. Qui prodest? Al nostro nemico numero 1, naturalmente, al patriarcato inteso come sistema di potere in cui una parte della popolazione comanda, l'altra tende a subire. 

@kylie.brewer Don’t fall for this please! Hopefully this posts :( My account is being weird. #humanrights #education #antiracism #sociology #ushistory original sound - Kylie Brewer

Come proteggersi dalla propaganda? I rischi del choice feminism

Alla fine, non si tratta che di propaganda, e come tale va gestita. Impariamo ad aguzzare la vista di fronte ai contenuti che ci sembrano più profondi e subdoli di quanto non apparirebbe a un primo sguardo, quello superficiale che è proprio dell'attività dello scrolling. Impariamo, soprattutto, a leggere dentro di noi quando uno di questi trend - per abitudine e perché siamo esposte alle sue mille incarnazioni diverse volte al giorno - inizia a diventare normale, non stride. Essere una girlboss, per quanto il concetto sia viziato e ingenuo, ci suona ancora come un bene? O preferiremmo dipendere completamente da nostro marito, anche e soprattutto economicamente ed emotivamente? Queste cose sono nostri desideri reali o qualcuno ci ha messo, come si suol dire, la pulce nell'orecchio? Da questo punto di vista il choice feminism - una corrente contemporanea del movimento che sostiene che tutte le scelte, se fatte da una donna, sono valide e devono essere rispettate in quanto tali - potrebbe essere una china pericolosa. Chi ci dice che le nostre scelte, anche quando sembrano libere, non siano influenzate da questa propaganda o dal clima economico-sociale in cui ci troviamo?

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