
Perché Clavicular è un problema culturale Ritratto critico del re del looksmaxxing, dal sottobosco della manosfera alla passerella della NYFW
Grandi occhi verdi. Mascella squadrata. Fisico tonico e muscoloso. Il ragazzo che ha chiuso lo show FW26 di Elena Velez alla scorsa New York Fashion Week sembra un modello qualunque. Ma non lo è. Basta scavare un po’ online per scoprire che quel ventenne guadagna più di 100.000 dollari al mese da Kick, si riferisce alle donne come "bersagli" o "foidi" (abbreviazione di female humanoids), frequenta l’influencer misogino accusato di traffico sessuale Andrew Tate e il commentatore nazionalista bianco Nick Fuentes. E, per sua stessa ammissione, si è sottoposto al bone smashing (fracassarsi le ossa facciali per stimolarne la ricrescita), ha eseguito dick-up posizionando pesi sul pene per aumentarne circonferenza e forza dell’erezione, si inietta testosterone da quando ha 14 anni, fuma metanfetamine per bruciare grasso e assume farmaci come beta-bloccanti e retatrutide. Il suo nome? All’anagrafe è Braden Peters, ma è noto come Clavicular.
Looksmaxxing oggi, anatomia di un’ossessione
Se ogni epoca costruisce il proprio specchio, il nostro non si limita a riflettere. Calcola. Ha la forma di una fotocamera frontale e il linguaggio di un algoritmo. Compara, ordina, archivia. L’immagine non è più un’esperienza ambigua tra sguardo e desiderio, ma una variabile traducibile in rapporto, in metrica, in graduatoria. In questa cultura della misurazione permanente, la bellezza smette di essere un fatto relazionale per diventare una questione di parametri. Clavicular è una delle incarnazioni più sistematiche di questa trasformazione. Vent’anni, centinaia di migliaia di follower tra TikTok e Kick, un lessico nato in nicchie estreme e ormai sedimentato nel mainstream sotto forma di meme. La sua traiettoria, dai forum incel della manosfera alla passerella della New York Fashion Week, è un percorso coerente dentro un immaginario che ha interiorizzato l’idea, semplice e brutale, che il corpo sia un progetto tecnico e la bellezza un problema da risolvere. Al centro di questo progetto c’è un volto preciso, assunto come unità di misura: quello di Matt Bomer, considerato “il volto maschile più armonioso al mondo”. Clavicular non vuole “assomigliare” a Bomer nel senso generico dell’ammirazione, vuole ridurre la distanza morfologica che li separa.
@kingclavicular Thanks @ClavicularClips original sound - Clavicular
Chi è Braden Peters
Prima di essere Clavicular, Braden Peters era solo un giovane americano cresciuto dentro l’ordinario suburbano (precisamente a Hoboken, nel New Jersey) e dentro l’eccezionalità digitale. La sua biografia, per quanto filtrata dalle dirette, racconta un percorso fatto di ossessioni successive. Prima le pistole Nerf, poi Rich Piana su YouTube, poi i forum di bodybuilding, infine Looksmax.org. A 14 anni ordina testosterone online. A 19 dichiara che potrebbe essere sterile. Diventa moderatore del forum, si offre come “topo da laboratorio della comunità”. L’università dura appena tre settimane perché viene espulso per possesso di steroidi nel dormitorio. L’espulsione dal college segna uno snodo rilevante. Non tanto per l’episodio in sé, quanto per la sua trasformazione in mito fondativo. L’istituzione respinge e l’individuo decide di affidarsi a un’altra forma di legittimazione, quella della visibilità. Da lì, il passaggio alla monetizzazione del proprio percorso è quasi logico. Streaming quotidiano, racconto dettagliato dei cicli ormonali, discussioni su proporzioni facciali e strategie di miglioramento. Così, Braden Peters smette di essere Braden Peters. È Clavicular, soprannome che deriva dall’osso-feticcio della comunità looksmaxxing, sottocultura online che considera l’attrattività maschile la leva primaria del potere sociale. In questa cosmologia, la mascella conta più del carattere, la simmetria più dell’etica, la clavicola più della biografia. Altezza, percentuale di massa grassa, proporzioni facciali, angoli mandibolari… ogni dettaglio è oggetto di un’analisi nella quale il corpo viene misurato con un’attenzione che ricorda più la filologia che il narcisismo. L’estetica, qui, è una scienza applicata al sé, una bioingegneria amatoriale che promette salvezza attraverso la misurazione. In questo universo, la matematica è normativa. Se la simmetria è virtù, allora la bellezza è un’equazione morale. Clavicular si offre come dimostrazione vivente della tesi secondo la quale l’uomo è un progetto ottimizzabile.
Cos’è il looksmaxxing (e perché non è solo palestra)
Per capire Clavicular bisogna tornare ai forum come 4chan, Reddit, le derive post-incel di PUAHate e Sluthate. Lì, dentro la galassia opaca della manosfera, nei forum incel dei primi anni Duemiladieci, nasce il looksmaxxing. L’idea di base è semplice fino alla brutalità: l’aspetto determina accesso, desiderabilità, status. Se sei bello, sei sovrano. Se sei brutto, sei condannato. L’unica soluzione? “Ascendere”. Esiste un softmaxxing presentabile che comprende dieta, palestra, taglio di capelli strategico, e un hardmaxxing che flirta con la chirurgia, con l’ormonale, con l’azzardo biomedico. Clavicular si colloca sulla soglia, spingendo l’asticella verso l’estremo. L’azzardo viene estetizzato; il rischio, monetizzato. Ma il punto non è l’eccesso in sé. È la grammatica che lo rende plausibile. In un ecosistema dove il corpo è capitale, l’investimento aggressivo è razionale. Se l’identità è un brand, la chirurgia è rebranding. Il looksmaxxing è così un’ideologia dell’ottimizzazione permanente, perfettamente allineata con il capitalismo delle piattaforme per il quale non esiste “abbastanza”. Esiste un prima e un dopo. E il dopo è sempre migliorabile.
Mogging e gerarchia: l’estetica come competizione
All’interno di questo sistema, il mogging rappresenta la traduzione sociale della teoria. “Moggare” significa surclassare qualcuno esteticamente fino a renderlo sfondo, comparsa, nota a piè di pagine. Come? Rendendo evidente la propria superiorità fisica in un confronto diretto. Nei video di Clavicular, il gesto è spesso semplice. Ci si avvicina a un altro uomo, si posa accanto a lui, si lascia che sia lo spettatore a decretare la differenza. L’estetica diventa così duello a bassa intensità, guerra fredda di clavicole e zigomi. Il vincitore non conquista territori, conquista sguardi. Il perdente non perde sangue, perde aura. Il lessico che circonda il mogging (slaymaxxing, jestermaxxing) funziona come password culturale. È un gergo che crea comunità e, al tempo stesso, alza barriere. Esiste un dentro e un fuori, un iniziato e un normie. Il confronto continuo produce una comunità coesa, ma anche una tensione costante. Perché in un sistema fondato sulla comparazione permanente nel quale la competizione maschile è portata all’estremo, nessuno è al sicuro.
Dalla nicchia al mainstream
Clavicular si definisce apolitico. Dice che sosterrà chi gli offrirà “the fattest bag”. Eppure è stato ripreso in discoteca mentre cantava Heil Hitler di Ye con Tate e Fuentes. Liquida le accuse di razzismo come “stupide”. Usa insulti con leggerezza performativa. La verità è più complessa della caricatura. Non è un ideologo strutturato. Piuttosto, è un opportunista algoritmico. La manosfera non è per lui un fine, ma un bacino d’utenza. Condivide con quei mondi l’estetica della trasgressione e il disprezzo per la vulnerabilità. Ma il suo culto è la forma. Eppure, nel suo programma online, Clavicular’s Clan, le donne diventano “targets”. Le università “ambienti ricchi di bersagli”. La seduzione è descritta come una progressione tattica, non come un incontro. È qui che l’ironia si fa sistema. Il nichilismo si traveste da meme. La sua ascesa è stata fulminea. Apparizioni con streamer, podcast conservatori, milioni di visualizzazioni su TikTok. Poi la consacrazione paradossale sulla passerella di Elena Velez alla New York Fashion Week. Velez è nota per le sue sfilate-provocazione, per l’estetica della modificazione corporea, per il flirt con l’iconoclastia post-woke. Corsetti in acciaio, bende facciali, apparecchi dentali esibiti come ornamenti. In quel contesto, Clavicular, oltre che mezzo per ottenere visibilità, è anche simbolo. La moda, che da sempre metabolizza il conflitto, ha assorbito anche lui. Non per assolverlo, ma per usarlo. L’attenzione è la valuta del presente. E Clavicular ne è ricchissimo.
L’auto-ottimizzazione, l’algoritmo e il vuoto
Il percorso che conduce dal sottobosco digitale della manosfera a una passerella della NYFW non è lineare, ma non è nemmeno accidentale. È la traiettoria tipica delle sottoculture quando incontrano l’economia dell’attenzione: prima si radicalizzano in nicchie compatte, poi vengono intercettate, estetizzate, reimpacchettate. Clavicular è uno dei casi più leggibili di questo processo. La sua parabola non va interpretata come semplice provocazione o come episodio eccentrico. È piuttosto il risultato coerente di un ambiente culturale in cui il corpo è capitale, l’identità è performance e l’ottimizzazione è imperativo morale. Se produttività, competenze e relazioni possono essere migliorate indefinitamente, perché non il corpo? Il rischio non è soltanto fisico o psicologico. La questione più profonda riguarda il nostro rapporto con l’auto-miglioramento. Se tutto è migliorabile, nulla è sufficiente. Se il sé è algoritmo, l’errore è colpa di calcolo. L’inferno non è la bruttezza, è l’aggiornamento infinito. Un intervento in più, un ciclo in più, un confronto in più. L’algoritmo chiede retention, e la retention chiede escalation. Ancora un millimetro. Ancora un clip. Ancora un mogging. In questo senso, Clavicular è meno eccezione che specchio. Riflette una cultura che misura tutto e dimentica di domandarsi perché. Che scambia la metrica per senso. Che confonde il corpo con il brand e il brand con il destino. La clavicola, alla fine, è solo un osso. Ma nell’economia simbolica del looksmaxxing, diventa asse del mondo. E quando l’asse è spostabile di un millimetro, il mondo non smette mai di ruotare.




















































