Il partless slick back di Kylie Jenner dimostra quanto siamo influenzabili Ed è un po' triste

Si sa che il mondo va avanti di trend. Mi spiace sbattervelo in faccia, ma l’umanità segue le mode beauty da sempre: dalla preistoria al Medioevo, dal Rinascimento all’età vittoriana, spesso prendendo decisioni decisamente discutibili lungo il percorso. Itrend si ripescano, si masticano e si risputano, cercando di attualizzarli. Fin qui tutto normale, ma c'è un limite a tutto. Perché poi arriva Kylie Jenner, pubblica una foto con quello che internet ha ribattezzato partless slick back e milioni di persone iniziano a chiedersi come replicare il look del momento. Peccato che il look in questione sia, letteralmente, una coda tirata indietro senza riga. Una pettinatura che probabilmente abbiamo fatto tutte più di una volta nella vita. Eppure, nel momento in cui viene associata a una celebrity e riceve un nome nuovo, diventa improvvisamente un trend. Tutto bene? Perché capisco reinventare il passato. Trovo bellissimo riportare in vita trend dimenticati, trasformare una vecchia idea in qualcosa di nuovo. Ma quando arriviamo al punto di ribattezzare una normalissima coda come se fosse l'ultima rivoluzione beauty, forse non stiamo più seguendo una tendenza.

Il partless slick back di Kylie Jenner dimostra quanto siamo facilmente influenzabili

Basta un nome per creare un trend

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A essere sinceri, il problema non è nemmeno la coda di Kylie Jenner. È tutto quello che è successo dopo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria ossessione per il rebranding dell'ovvio. Il beauty non inventa più necessariamente qualcosa di nuovo: spesso prende qualcosa che esiste già, gli assegna un nome abbastanza accattivante e lo trasforma in una tendenza. Il clean girl look? Fondotinta leggero, pelle luminosa e capelli in ordine. Il toasty make-up? Tonalità calde applicate su occhi, guance e labbra, praticamente il cugino del cinnamon make-up, del teddy bear make-up e di altre decine di estetiche nate online. Lo stesso vale per tutti quei beauty look ispirati alla frutta: strawberry, cherry, berry. Divertenti? Assolutamente. Rivoluzionari? Non proprio. Spesso basta cambiare la tonalità del blush o del rossetto e improvvisamente cambia anche il nome del trend. La magia, però, non sta nell'estetica. Sta nella narrazione. Perché il nostro cervello ama classificare le cose. Ama dare un nome ai fenomeni, inserirli in una categoria e sentirsi parte di qualcosa di riconoscibile. Una volta che un look riceve un'etichetta precisa, smette di sembrare una scelta casuale e diventa un'identità. Non stai più indossando un blush rosato: stai ricreando il cherry blossom make-up. Non stai più raccogliendo i capelli perché fuori ci sono quaranta gradi: stai sfoggiando il partless slick back di Kylie Jenner!

Non è colpa di Kylie Jenner

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Sarebbe facile dare la colpa alle celebrity, ma sarebbe anche troppo semplice. Kylie Jenner ha fatto quello che fanno le influencer: esistere su internet e pubblicare una foto. Il vero fenomeno interessante è osservare come reagiamo noi. I social media vivono di novità continue. Ogni settimana serve una nuova estetica, un nuovo look, un nuovo hashtag. E quando le idee iniziano a scarseggiare, si ricicla ciò che già esiste, lo si lucida un po', gli si trova un nome più sofisticato e lo si rilancia come se fosse stato appena scoperto. Non è un meccanismo nuovo, ed è proprio per questo che funziona sempre. Quando vediamo centinaia di creator parlare della stessa pettinatura, finiamo per guardarla con occhi diversi, e quasi senza accorgercene, iniziamo a trovarla più interessante. Perché? Semplice: tendiamo a dare più valore a ciò che percepiamo come nuovo, esclusivo o socialmente riconosciuto. E non si tratta più solo di dargli un nome: si punta a costruire un personaggio, uno stile di vita, un'identità a cui aspirare. E quando un'estetica diventa una comunità, smette di essere una moda e diventa qualcosa a cui vuoi appartenere. Quindi non stiamo parlando di trend beauty. Stiamo parlando di un sistema in cui il riconoscimento sociale cambia il modo in cui percepiamo anche le scelte più banali. Una coda, un blush applicato un po' più in alto, una combo di colori che facevamo già da anni davanti allo specchio diventano improvvisamente un'estetica, non perché siano cambiate, ma perché qualcuno le ha isolate, nominate e condivise. Il problema non è che manchino le idee. È che abbiamo bisogno che qualcuno le nomini prima di riuscire a vederle, tanto che un gesto che facevamo ogni giorno non esiste davvero finché non diventa un trend.

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