
Le mostre da vedere a giugno 2026 in Italia Dalla pittura visionaria alla fotografia immersiva, dall'arte femminista ai costumi cinematografici
Ormai è arrivato giugno. Il termometro segna temperature tropicali, le giornate si allungano e cresce anche la voglia di uscire, vedere cose, infilarsi in città nuove o riscoprire quella in cui viviamo con occhi leggermente meno stanchi. L’occasione può essere una gita fuori porta, una passeggiata senza meta precisa o, molto più semplicemente, il desiderio di rifugiarsi in un posto con l’aria condizionata e una buona dose di bellezza. Qualunque sia il motivo, questo è il mese perfetto per vedere una mostra. Sì, ma quale scegliere? Tra Milano, Venezia, Roma, Torino, Palermo e Reggio Emilia, il calendario delle mostre da vedere a giugno 2026 in Italia sembra pensato per accontentare umori e ossessioni molto diverse. C’è la pittura visionaria di Francesco Clemente, il femminismo materico e vulcanico di Judy Chicago, la fotografia poetica di Luigi Ghirri, l’eleganza quasi ossessiva di Robert Mapplethorpe, la Metafisica di de Chirico e perfino una parata di costumi delle più iconiche regine del cinema. Mostre diversissime tra loro, ma accomunate da una qualità rara: non sembrano fatte soltanto per essere “viste”. Piuttosto per essere attraversate, archiviate mentalmente e magari raccontate malissimo agli amici il giorno dopo, tra un aperitivo e un “non so spiegartela, però era bellissima”. Che poi è spesso il segno delle cose che ci sono piaciute davvero.
Le mostre da vedere a giugno 2026 in Italia
Francesco Clemente - Milano
Alla Triennale di Milano arriva In Between, grande retrospettiva dedicata a Francesco Clemente, ed è una di quelle mostre che sembrano fatte apposta per ricordarci che gli artisti davvero interessanti non stanno mai fermi. Né geograficamente né mentalmente. Le circa settanta opere esposte attraversano quarant’anni di lavoro senza mai dare l’impressione della “mostra riassuntiva”. Anzi. Tutto si muove continuamente. I corpi cambiano forma, i simboli migrano da una cultura all’altra, la spiritualità convive con il desiderio, l’intimità con il mito. Clemente lavora da sempre in uno spazio sospeso, “in between” appunto, dove Oriente e Occidente, pittura colta e immaginario visionario convivono senza chiedere il permesso. Il percorso sembra costruito come una specie di atlante emotivo, durante il quale l’artista continua a mutare pelle. Ci sono oli, pastelli, lavori su carta, libri e affreschi, ma soprattutto c’è quell’idea di metamorfosi permanente che rende la sua pittura ancora oggi magnetica e irregolare, come certi dischi impossibili da classificare. I visitatori si ritroveranno davanti a un immaginario febbrile, sensuale, spirituale e volutamente ambiguo. Questa mostra, che è la prima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista da oltre quindici anni, non chiede di essere capita subito, ma attraversata. Proprio come certi sogni poco prima della sveglia.
Titolo: Francesco Clemente: In Between
Quando: fino al 6 settembre 2026
Dove: Triennale, Milano
Judy Chicago - Venezia
Nel caos magnifico della Biennale di Venezia 2026, la Galleria Alberta Pane ospita The Materiality of Judy Chicago, personale dedicata a Judy Chicago. L’artista statunitense è una figura fondamentale dell’arte femminista contemporanea, anche se per anni il suo nome è rimasto quasi schiacciato dal successo monumentale di The Dinner Party. Questa mostra, invece, allarga finalmente il campo e racconta una ricerca vastissima fatta di porcellane, vetri, ricami, metalli, tessuti e sperimentazioni che hanno sempre sfidato la distinzione un po’ snob tra arti maggiori e arti decorative. Il percorso attraversa sessant’anni di carriera con una leggerezza sorprendente anche quando affronta temi enormi come il patriarcato, la rappresentazione femminile o la crisi ambientale. Le nuove opere della serie Lilies/Goddesses, realizzate anche a Venezia con lo Studio Berengo, sembrano oggetti rituali, bellissimi e inquieti, arrivati da una civiltà futura: fiori metallici, sculture luminose, forme sensuali che parlano di natura ma anche di collasso ecologico. La mostra veneziana ha, quindi, il merito di evidenziare la dimensione ecologica e quasi cosmica della ricerca più recente di Chicago, un aspetto meno raccontato del suo lavoro.
Titolo: The Materiality of Judy Chicago
Quando: fino al 22 novembre 2026
Dove: Galleria Alberta Pane, Venezia
Luigi Ghirri - Reggio Emilia
Ci sono fotografi che documentano il mondo e fotografi che cambiano il modo in cui impariamo a guardarlo. Luigi Ghirri appartiene radicalmente alla seconda categoria. Al Palazzo dei Musei, A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori esplora il rapporto tra immagine e musica nella sua opera, quello che Ghirri definiva la “misteriosa parentela”, e lo fa evitando la trappola della nostalgia. E allora ecco fotografie di teatri, strumenti musicali, jukebox, chiese con organi che sembrano astronavi liturgiche. Ma anche materiali inediti legati al suo rapporto con musicisti come Lucio Dalla, Gianni Morandi e i CCCP. Il cuore pulsante del progetto, però, è probabilmente il nucleo realizzato con Iosonouncane, che lavora sul concetto di soundscape e sulla relazione tra paesaggio acustico e paesaggio visivo. La sensazione è quella di entrare in un luogo dove imparare di nuovo ad ascoltare gli spazi, i rumori, persino il silenzio.
Titolo: Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori
Quando: fino al 28 febbraio 2027
Dove: Palazzo dei Musei, Reggio Emilia
Robert Mapplethorpe - Roma
Al Museo dell’Ara Pacis, Le forme della bellezza porta a Roma circa duecento fotografie di Robert Mapplethorpe che raccontano una ricerca quasi maniacale della perfezione formale. Ogni immagine sembra scolpita nel marmo invece che impressa su pellicola. La luce diventa materia architettonica, il bianco e nero assume una rigidità classica che ricorda la scultura antica, mentre il corpo umano perde qualsiasi spontaneità per trasformarsi in forma assoluta. Il risultato è straniante e potentissimo. Anche perché dietro questa eleganza impeccabile continua a vibrare qualcosa di ambiguo, sensuale, quasi scandaloso. Non tanto per i contenuti espliciti, ma, piuttosto, per la radicalità dello sguardo. Mapplethorpe porta la bellezza al punto in cui diventa quasi inquietante, come una statua troppo perfetta vista da vicino tanti che, guardando certe fotografie all’Ara Pacis, viene quasi da pensare che il fotografo newyorkese avesse capito il classicismo romano meglio di tanti artisti italiani.
Titolo: Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
Quando: fino al 4 ottobre 2026
Dove: Museo dell'Ara Pacis, Spazio espositivo, Roma
Regine in scena - Torino
Alla Reggia di Venaria, Regine in scena prende il costume cinematografico, una cosa che tutti crediamo di conoscere, e la trasforma in qualcosa di molto più interessante. La mostra mette insieme trentuno abiti provenienti da cinema, teatro, opera e serie tv per raccontare come nasce l’immagine della regalità femminile. Non quella storicamente accurata, naturalmente. Quella spettacolare. Quella che resta nella memoria collettiva. Si passa dalla Maria Antonietta di Kirsten Dunst nel film di Sofia Coppola alla Medea interpretata da Maria Callas per Pier Paolo Pasolini, fino alla regina fantasy interpretata da Salma Hayek ne Il racconto dei racconti. Così, osservando ricami, silhouette, parrucche e gioielli, si scopre il lavoro incredibile delle sartorie italiane, dei costumisti, degli artigiani che hanno costruito per decenni il linguaggio visivo del potere, della femminilità e del mito, trasformando un semplice vestito in un dispositivo narrativo totale e affascinante. Il bello della mostra? Ci si ritrova a guardare un ricamo o una corona con la stessa attenzione con cui normalmente si guarderebbe un quadro.
Titolo: Regine in scena
Quando: fino al 6 settembre 2026
Dove: Reggia di Venaria Reale, Torino
Giorgio de Chirico - Vieste
Ritorno al Mediterraneo attraversa gli ultimi decenni della produzione di de Chirico con circa cinquanta opere tra oli, acquarelli e disegni, seguendo l’idea il mare come origine della memoria pittorica. Nella sezione Il mare della pittura, cavalli sulla spiaggia, bagnanti e scenari luminosi dialogano con la grande tradizione europea, da Tiziano a Rubens. È il de Chirico più inatteso, quasi classico, innamorato della materia e del colore. Poi però arriva il lato più enigmatico. Con Il mare della mente riemergono manichini, gladiatori, stanze sospese e soprattutto i celebri Bagni misteriosi, dove il parquet diventa mare immaginario e tutto sembra galleggiare in un tempo fermo. Qui il Mediterraneo smette di essere geografia e diventa stato mentale, luogo dell’inconscio e della memoria. La sezione finale, dedicata al rapporto tra de Chirico e Padre Pio, aggiunge infine una dimensione spirituale sorprendente. La mostra ospitata dal Museo Civico Archeologico Michele Petrone mette la Metafisica sulle rive di quel Mediterraneo che per l’artista era insieme paesaggio reale e territorio mentale. E c’è qualcosa di perfettamente surreale nel vedere la pittura di Giorgio de Chirico arrivare a Vieste, tra luce abbacinante, vento salmastro e turismo da granite vista mare.
Titolo: Giorgio de Chirico. Ritorno al Mediterraneo
Quando: fino al 27 settembre 2026
Dove: Museo Civico Archeologico Michele Petrone, Vieste
Keita Miyazaki - Venezia
A Venezia basta una giornata di pioggia o un giro in gondola per ricordarsi che l’acqua qui non è uno sfondo romantico, ma è protagonista. Ed è proprio da questa consapevolezza che parte From Water To Form, personale di Keita Miyazaki al Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro. La ricerca dell’artista giapponese ruota attorno all’acqua come forza transformativa, capace di distruggere, erodere, rigenerare. La mostra riesce davvero a trasformare questa idea in esperienza fisica. Le opere sembrano trovarsi in uno stato continuo di metamorfosi, tra materia liquida che si solidifica, superfici che sembrano sul punto di dissolversi, forme sospese tra naturale e artificiale. La cosa interessante è il dialogo implicito tra cultura giapponese e identità veneziana. Venezia, città costruita sull’acqua e sui continui scambi tra Europa e Asia, diventa quasi un’estensione naturale della poetica di Miyazaki. E il Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro, con le sue collezioni giapponesi del periodo Edo, amplifica ulteriormente questo gioco di rimandi tra tempi e geografie. È una mostra che richiede lentezza, attenzione e una certa disponibilità a lasciarsi attraversare dagli spazi.
Titolo: Keita Miyazaki - From Water To Form
Quando: fino al 13 settembre 2026
Dove: Museo d’Arte Orientale, Ca’ Pesaro, Venezia
Antonio Biasiucci – Caserta
Archetipi non è soltanto una retrospettiva. È una specie di viaggio dentro la materia del mondo. Antonio Biasiucci lavora da sempre su elementi concretissimi (pane, latte, animali, vulcani, riti popolari) trasformandoli però in qualcosa di universale e quasi cosmico. Così, una mozzarella smette di essere mozzarella e sembra un pianeta; il pane diventa meteorite; il vulcano assume il peso simbolico di una creazione primordiale. Tutto perde il proprio contesto immediato per entrare in una dimensione archetipica. Le circa trecento fotografie e installazioni si sviluppano tra la Cappella Palatina e la Gran Galleria della Reggia, sfruttando gli spazi in modo quasi teatrale. Gli ex voto fotografati da Biasiucci, esposti nella cappella, sembrano apparizioni sospese tra fede e surrealismo. E installazioni come Corpo latteo trasformano il percorso in un’esperienza immersiva, quasi sensoriale. C’è anche un forte legame con il territorio campano attraverso i volti, i riti, i telai di San Leucio, gli strumenti del lavoro serico. Biasiucci scarnifica tutto fino all’essenziale, come se cercasse un alfabeto umano condiviso.
Titolo: Archetipi
Quando: fino al 30 novembre 2026
Dove: Reggia di Caserta, Caserta
Francesco Costantino - Palermo
Negli spazi di Martha - Music ART House Academy di Palermo, Francesco Costantino costruisce una mostra intima, malinconica e piena di stratificazioni silenziose. I suoi oli su carta, soprattutto i nuclei Mele e Agavi, sembrano muoversi tra memoria pittorica novecentesca e qualcosa di più sfuggente, quasi spettrale. Il tema centrale è quello dell’eredità. Non soltanto artistica, ma emotiva, familiare, mentale. Nell’ultima sala le opere di Costantino dialogano infatti con alcuni dipinti realizzati negli anni Settanta dalla madre, la pittrice Laura Natangelo, creando un cortocircuito bellissimo tra generazioni, linguaggi e tempi diversi. Le pareti diventano una specie di archivio sentimentale dove il passato non smette mai davvero di parlare. La pittura va oltre l’esercizio stilistico. Somiglia ad una presenza viva, quotidiana, quasi domestica. Ci sono echi di Cézanne, Sironi, Gauguin, ma senza nessun gusto citazionista da “pittura colta”. Tutto appare molto naturale, molto respirato. È una mostra che non urla mai, ma resta addosso a lungo. E poi il titolo, Accendere sigarette ai fantasmi, è meraviglioso.
Titolo: Accendere sigarette ai fantasmi
Quando: fino all’11 luglio 2026
Dove: Martha - Music ART House Academy, Palermo
Claudio Costa - Torino
Il PAV - Parco Arte Vivente dedica a Claudio Costa una grande mostra personale intitolata Metamagico perché tutto, qui dentro, sembra oscillare tra scienza e rituale, museo antropologico e seduta sciamanica. Costa è stato uno degli artisti più radicali e difficili da classificare del secondo Novecento italiano. Vicino all’Arte Povera ma sempre laterale, ha costruito una ricerca personalissima in cui ossa, creta, cera, ardesia e materiali organici diventano strumenti per scavare nell’origine dell’umano. La mostra segue soprattutto gli anni Settanta, il cuore più potente del suo lavoro, e trasforma gli spazi del PAV in una specie di museo impossibile. Ci sono teche, tavole, fotografie, installazioni che sembrano reperti provenienti da una civiltà sconosciuta o da un futuro molto antico. Costa usa la natura come archivio biologico e culturale, convinto che il passato continui a vivere dentro la materia. Il concetto di “work in regress”, inventato dall’artista come ironica risposta al “work in progress”, racconta perfettamente l’approccio di andare avanti tornando indietro, verso ciò che precede la civiltà moderna e le sue ossessioni razionali. La cosa sorprendente è quanto questa ricerca oggi sembri attuale. In tempi dominati dall’ipertecnologia e dalla smaterializzazione, Metamagico rimette al centro il corpo, il rito, la memoria ancestrale e persino il pensiero magico come forme alternative di conoscenza.
Titolo: Claudio Costa. Metamagico
Quando: fino all’11 ottobre 2026
Dove: PAV - Parco Arte Vivente, Torino
